AI Policy per Substack
Come uso l’intelligenza artificiale in questo spazio
Scrivere online, per me, non è mai stato solo pubblicare contenuti, è partecipare a un discorso, costruire una relazione e, nel mio piccolo, scegliere un certo modo di stare al mondo.
Per questo ho deciso di mettere per iscritto come uso l’intelligenza artificiale nel mio lavoro, perché la trasparenza non è un obbligo formale, è una forma di rispetto verso chi mi legge e verso il tipo di fiducia che voglio costruire nel tempo.
Non considero l’uso dell’AI qualcosa da giustificare, ma qualcosa di cui prendersi la responsabilità.
Da dove parto
L’intelligenza artificiale può entrare nel mio processo di lavoro, ma non può sostituire le mie scelte: le idee che condivido, le connessioni che propongo, il tono che scelgo, i testi che pubblico, il modo in cui decido di stare dentro una conversazione, tutto questo resta sotto la mia responsabilità.
Sempre!
L’AI può aiutarmi in alcuni passaggi tecnici o organizzativi, ma non è un’autrice, non ha una voce, non ha un punto di vista e non pensa al posto mio.
In altre parole: io decido, l’AI esegue.
Come la uso
La uso in modo selettivo, in fasi specifiche del lavoro:
quando ho troppi appunti sparsi e ho bisogno di vederli organizzati,
quando un’idea non è ancora chiara e voglio che mi faccia domande per approfondirla,
quando devo adattare un contenuto a un formato diverso,
quando cerco ripetizioni o voglio capire se sto dando per scontate cose che scontate non sono.
per mettere alla prova la chiarezza di un ragionamento,
per farmi fare domande che mi mettano in discussione prima di scrivere.
Ma il punto di partenza è sempre mio, così come mia è la decisione finale su cosa ha senso scrivere, cosa non voglio dire e cosa non pubblicherò.
Come non la uso
Non le chiedo di produrre il mio pensiero, di costruire un’opinione al posto mio, di inventare una sensibilità o di scrivere testi che dovrebbero nascere dalla mia esperienza, dal mio studio, da un confronto reale con il mondo.
Ci sono poi spazi in cui scelgo di non usarla, o di limitarne al massimo l’intervento, i testi più personali, i passaggi in cui sto capendo cosa penso davvero, le riflessioni che richiedono lentezza, i contenuti in cui quello che conta non è l’efficienza ma la qualità della presenza.
Se una frase suona bene ma non rispecchia il mio modo di esprimermi, non la uso, per me la voce non è delegabile, preferisco un testo leggermente imperfetto ma mio!
Il pensiero non si automatizza
L’AI può velocizzare alcuni passaggi, ma non può avere le mie intuizioni, i dubbi, le connessioni, le scelte interpretative, la capacità di dire qualcosa che abbia davvero importanza per me, queste cose nascono dalla mia esperienza, non da un sistema statistico come un LLM.
Per questo non la uso per evitare di pensare, ma, quando serve, per aiutarmi a pensare alla stessa cosa da una prospettiva diversa.
Responsabilità
Tutto ciò che pubblico passa dalla mia supervisione ed editing: rileggo, verifico, correggo, elimino frasi troppo generiche, controllo dati e fonti quando presenti, chiarisco ciò che è ambiguo e mi assicuro che ogni testo rifletta davvero ciò che penso e il modo in cui scelgo di dirlo.
La responsabilità editoriale non si delega.
Tutto ciò che pubblico in questo spazio è sotto la mia responsabilità: le idee, le scelte, le interpretazioni e il risultato finale sono miei.
Se c’è un errore, è mio.
Se c’è del valore, è mio.
Trasparenza e fiducia
Oggi non è sempre semplice distinguere tra testi interamente umani e testi assistiti da AI, per questo, per me, essere trasparenti conta e questo non significa raccontare ogni dettaglio tecnico del processo, significa chiarire il ruolo che questi strumenti hanno nel mio lavoro e non fingere che non esistano.
Non è una “confessione”, è la mia chiara scelta editoriale.
I miei limiti sono una scelta precisa
Non esiste una regola valida per tutti, ma chiunque scriva dovrebbe sapere dove mette i propri limiti. I miei sono questi: non delegare all’AI la sostanza del mio pensiero, non lasciare che il suo linguaggio cannibalizzi la mia voce, non usare la tecnologia per simulare profondità dove non c’è esperienza reale, non pubblicare nulla che non sia passato da una mia revisione consapevole.
Sapere dove fermarsi fa parte del mio lavoro.
Una nota finale: questa policy è un testo vivo
Questa policy riflette il modo in cui oggi scelgo di usare l'intelligenza artificiale e non la considero un documento scritto nella pietra che non verrà più modificato: le tecnologie cambiano, gli strumenti evolvono e anche il modo in cui li usiamo può cambiare. Se il mio utilizzo dell'AI si modificherà in modo significativo, aggiornerò questa pagina, anche questo, per me, fa parte della responsabilità editoriale: non solo scegliere gli strumenti, ma saper dire con chiarezza come e perché li si usa.


