Chiacchieriamo con ospiti di Charlie Kirk e gli USA oggi
...oltre a consigli di lettura, visione e ascolto
Disclaimer: l’argomento di oggi della newsletter non è esattamente “my cup of tea coffee”, ma se ci incontrassimo per il brunch sarebbe sicuramente quello di cui parlerei.
Per questo motivo ho deciso di affrontarlo, ma lo farò con due ospiti che vivono negli Usa e che hanno accettato di “chiacchierarne” con me!
Alcune notizie ti arrivano addosso anche se sei lontana migliaia di chilometri. Mercoledì, in un campus dello Utah sotto un cielo limpido, un dibattito pubblico si è trasformato in tragedia: Charlie Kirk, volto di punta del conservatorismo giovanile americano e figura divisiva per le sue posizioni radicali, è stato ucciso davanti a centinaia di studenti.
In quelle ore ero su TikTok e le notizie mi sono arrivate quasi in tempo reale. Come ho scritto su Instagram, ho passato ore ad ascoltarlo dibattere e quel susseguirsi di aggiornamenti ha risucchiato la mia attenzione in un mercoledì sera che, fino a un attimo prima, scorreva lento.
Tra il 10 e l’11 settembre la notizia ha attraversato l’oceano ed è arrivata anche in Italia, ma non subito con l’enfasi che mi sarei aspettata da un fatto così clamoroso.
I media italiani hanno impiegato qualche ora a cogliere la portata dell’episodio, forse solo quando negli Stati Uniti il dibattito era già esploso, Donald Trump aveva preso la parola, al Congresso i deputati si erano messi a litigare per il minuto di silenzio, Elon Musk aveva definito il Partito Democratico “il partito dell’omicidio” e il vice presidente JD Vance, atteso a New York per le commemorazioni dell’11 settembre, ha cambiato programma, volando in Utah per incontrare la famiglia di Kirk e accompagnare la bara in Arizona a bordo dell’Air Force Two, anche qui da noi è diventato impossibile ignorare la notizia.
Le immagini sono ormai ovunque: c’è chi lo definisce un martire, chi ricorda il linguaggio aggressivo che lo ha reso tanto amato quanto odiato. Trump ha parlato di “momento oscuro per l’America”, accusando la sinistra radicale. Intanto, online, si alternano cordoglio, polemiche, accuse incrociate e teorie complottiste: l’ennesima prova di quanto sia fragile e teso il clima politico negli Stati Uniti.
Charlie Kirk non era un conservatore qualunque: era diventato un punto di riferimento per milioni di americani, soprattutto giovani, con Turning Point USA, l’organizzazione che aveva fondato nel 2012 quando aveva appena 18 anni, Kirk era di fatto il leader dell’ala giovanile del movimento MAGA (Make America Great Again). Con il suo podcast e i suoi contenuti sui social aveva trasformato l’ecosistema mediatico della destra americana, acquisendo un’influenza enorme e un seguito capace di spostare voti e plasmare il dibattito politico.
Ho passato ore ad ascoltare i suoi dibattiti, ad analizzare come comunicava, come rispondeva e come argomentava su posizioni estreme, mentre dalle persone che si confrontavano con lui ho imparato come tenere il punto, come rispondere alle provocazioni e a opinioni che considero disgustose e lontanissime dal mio modo di vedere il mondo. Ma nonostante il disprezzo che provo per le sue idee, trovo inaccettabile quello che gli è successo. È tragico e paradossale che Kirk sia stato vittima della stessa cultura delle armi che nel 2023 aveva definito “necessaria” per difendere il Secondo Emendamento.
Ho deciso di parlarne perché, subito dopo aver appreso la notizia, mi sono confrontata a caldo con un amico che vive negli Stati Uniti, Francesco Turci, e quella conversazione mi ha fatto sentire il bisogno di allargare lo sguardo e portare questa riflessione anche qui, con voi.
Prima però un veloce sguardo al clima che si respira negli USA negli ultimi mesi: negli Stati Uniti, dove le armi circolano liberamente e il secondo emendamento è invocato come diritto divino (citazione dello stesso Kirk), l’odio politico e la violenza sono diventati parte del panorama: dopo due tentativi di assassinio a Trump durante la sua campagna elettorale, l’uccisione di una deputata democratica e di suo marito in Minnesota, un piano per rapire Nancy Pelosi e persino l’assalto al Campidoglio nel 2021, il paese appare più spaccato che mai.
Sondaggi recenti del New York Times mostrano che il 40% dei democratici si è detto favorevole all’uso della forza per rimuovere Trump e il 25% dei repubblicani userebbe l’esercito per fermare le proteste contro i programmi di Trump, numeri raddoppiati rispetto all’anno precedente. Intanto, sui social, account di estrema destra da milioni di follower scrivono “Questa è guerra”, alimentando un clima infuocato e instabile.
Per andare oltre i titoli e capire davvero il contesto, ho chiesto a Francesco di aiutarci a leggere questo momento: cosa significa per i conservatori, per i progressisti e per chi spera ancora che la politica resti confronto e non violenza; per allargare lo sguardo sarà una conversazione a tre, con me e Francesco, più vicini alle politiche e al pensiero democratico ci sarà anche J.L., portoricano di origine, veterano, che ha votato Trump alle ultime elezioni convinto di quello che ha fatto, sostenitore in parte di Charlie Kirk, quindi con una mentalità a metà tra conservatore e ex-democratico che ha votato Obama e Biden.
La conversazione con Francesco è iniziata con il suo parallelismo con l’omicidio Kennedy: Kirk non era un semplice provocatore, era il volto di una nuova generazione conservatrice e il ponte tra Trump e la GenZ. Il fatto che sia stato ucciso in pubblico, davanti a telecamere e studenti, manda un messaggio potente: che anche i protagonisti di questa nuova stagione politica non sono intoccabili. Non è solo un atto di violenza: è un avvertimento che potrebbe cambiare il tono e le strategie di un intero movimento, proprio come accadde dopo Kennedy, anche se in un contesto molto diverso.
Elisa: Dove ti posizioni nel panorama politico americano?
Francesco Turci: Dopo qualche anno qui negli USA e integrandomi con la cultura socio-politica della zona mi sono riscoperto a metà tra Repubblicano e Democratico.
Se ripenso alla scena politica di 20 anni fa qui è totalmente cambiata: prima consideravamo i Democratici come l'equivalente del nostro centro-destra (Obama è più vicino al Berlusconismo di quanto pensiamo). Con il passare del tempo però abbiamo assistito alla deriva da entrambe le parti dove i Repubblicani hanno virato su valori sempre più conservatori mentre i Democratici si sono allontanati verso una “sinistra” più estrema focalizzandosi solo sulle minoranze.
Ad esempio, sul tema dell’aborto, qui spesso vengo considerato un Repubblicano. Per molti Democratici, essere pro-aborto significa adottare a livello federale il modello del Nevada, cioè permetterlo fino a 24 settimane, che nella percezione comune equivale quasi all’ottavo mese di gravidanza. Personalmente trovo questa posizione piuttosto estrema. Dall’altro lato, va detto che molti Stati fissano limiti tra le 6 e le 12 settimane e, per questo, vengono bollati come “anti-abortisti”. La politica di Trump, invece, è stata di lasciare ai singoli governatori la libertà di decidere quale legge fosse più adatta per il proprio Stato. Oggi, sono 14 Stati su 50 ad aver reso l’aborto completamente illegale.
J.L.: Mi identifico come un moderato politico. Concordo con alcune posizioni dei Democratici così come con alcune dei Repubblicani. (I identify as a political moderate. I agree with certain Democratic positions as well as Republican ones)
Elisa: Quando ho letto la notizia ho pensato solo “WTF?”. Perché questo omicidio è così significativo?Francesco Turci: Kirk è il primo esponente del movimento MAGA che andava a parlare alla GenZ nelle università creando engagement e portando sul suolo universitario quello che non si vedeva da anni, ovvero un dibattito su ideologie estreme dove la retorica Repubblicana conservatrice entrava in contrasto con la Lobotomizzazione ultraliberale della nuova generazione.
Kirk non era solo il “what is a women” (n.d.r.“What Is a Woman” è il titolo di un documentario del commentatore conservatore Matt Walsh, diventato simbolo del dibattito americano sulle identità di genere e, più in generale, di una visione conservatrice e provocatoria) era il naturale successore di Trump, numero 4 nella sua amministrazione ed identificato da molti come prossimo candidato repubblicano.
J.L.: L’omicidio di Charlie Kirk è profondamente significativo perché era una figura centrale per i giovani americani. Attraverso Turning Point USA, aveva creato spazi aperti al dibattito delle idee basato su fatti e ragione, invece che sulla violenza. Ha sempre guidato con la sua fede cristiana, sostenendo il ritorno dell’America alle sue radici di fede e principi morali. (The murder of Charlie Kirk is profoundly significant because he was a pivotal figure for young Americans. Through Turning Point USA, he created open forums for debating ideas with facts and reason, rather than resorting to violence. He consistently led with his Christian faith, advocating for America to return to its roots in faith and moral principles.)
Elisa: Alcuni dicono che questo gesto è un messaggio diretto a Trump e alla sua politica.Francesco Turci: Hanno fatto fuori il successore, mandando un messaggio serio a Trump e alla sua politica che genera odio, rispondendo con odio.
J.L.: Questa tragedia lancia un messaggio agghiacciante a tutti. Credo che, poiché Kirk ha difeso con coraggio le sue convinzioni e ha partecipato a dibattiti su ideologie delicate - come quelle legate alle questioni LGBTQ+, alla razza e ad altri temi divisivi - qualcuno si sia sentito profondamente provocato e abbia cercato di farlo tacere per sempre. (This tragedy sends a chilling message to everyone. I believe that because Kirk boldly stood up for his convictions and engaged in debates on sensitive ideologies—such as those related to LGBTQ+ issues, race, and other divisive topics—someone felt deeply triggered and sought to silence him permanently.)Elisa: E cosa succede adesso?
Francesco Turci: Ora c’è il gelo… la divisione tra chi esulta (in maniera disgustosa a mio parere) e chi lancia messaggi di sdegno gridando alla sinistra sempre più violenta è chiara. Come analizzato da alcuni, dopo la morte di George Floyd ci sono state rivolte popolari da parte dei suoi sostenitori. I sostenitori di Kirk sono un gruppo di persone che negli ultimi anni sono state abbastanza silenziose e nel caso dovessero reagire è preoccupante, perché sono la fetta del paese che possiede le armi. Può essere che la sua morte venga strumentalizzata per le elezioni di Mid-Term, oppure che l’eco della sua dipartita faccia sì che si attiri più seguito a Turning Point e alle sue fondazioni
J.L.: In risposta, vedo due possibili strade da seguire: primo, questo potrebbe alimentare una crescita di piattaforme come quella di Kirk, dove si dà priorità a dibattiti pacifici con apertura mentale, rifiutando il vittimismo di fronte al dissenso. Secondo, c’è il rischio che gli Stati Uniti precipitino in un’altra era di disordini diffusi, simile a quella delle rivolte dopo il caso Rodney King. (In response, I see two possible paths forward: First, this could ignite a surge in platforms like Kirk’s, where we prioritize peaceful debates with open minds, rejecting victimhood when faced with disagreement. Second, it risks plunging the U.S. into another era of widespread unrest, reminiscent of the Rodney King riots.)
Elisa: Questo fa pensare a un’America sempre più instabile… esagerazione o rischio reale?Francesco Turci: Una cosa è certa e te la anticipo: siamo molto più vicini a una guerra civile negli USA di quanto si pensi… e potrebbe arrivare prima di quanto avevo preventivato.
Già dall'assalto al Campidoglio nel 2021 si respirava un clima molto teso. 4 anni e mezzo dopo, le divisioni sono ancora più evidenti e marcate e i raduni universitari di Kirk evidenziano la necessità di un dibattito duro e crudo che entrambe le parti stanno evitando.
Se questa scintilla esplode nella polveriera sbagliata la conseguenza è scontata, come successo per le proteste anti-ICE in California.J.L.: L’instabilità è molto reale. L’America appare estremamente precaria in questo momento, con l’estremismo che si diffonde senza controllo. La copertura mediatica incessante di queste tensioni finisce solo per normalizzare la violenza come risposta quando le persone si sentono “provocate”. I social media aggravano la situazione inondandoci di informazioni non verificate, portando molti ad accettare la prima narrazione che incontrano senza fare ricerche o considerare diversi punti di vista per una prospettiva equilibrata. (The instability is very real. America feels extremely precarious right now, with extremism spreading unchecked. The relentless media coverage of these tensions only normalizes violence as a response when people feel “triggered.” Social media exacerbates this by flooding us with unverified information, leading many to accept the first narrative they encounter without researching or considering multiple viewpoints for a balanced perspective.)
Elisa: In mezzo a tutto questo, anche la cultura pop non resta fuori. South Park, per esempio, li ha presi di mira…Francesco Turci: South Park stava andando molto pesante con Trump, Vance e Kirk nell’ultima serie, negli ultimi episodi c’erano sia Vance che Kirk con il “Master-debating” di nascosto di notte. Vedremo cosa succederà alla serie TV
J.L.: Una molteplicità di fattori ha alimentato questa crisi, ma alla base si tratta di un’emergenza di salute mentale aggravata da una mancanza di responsabilità personale. La compassione e il sostegno hanno valore, ma a un certo punto le persone hanno bisogno di un vero intervento. Abbiamo superato un limite quando le folle raccolgono fondi su GoFundMe per pagare la cauzione di assassini, giustificando il tutto come “una brutta giornata”: questa non è empatia, è favorire il male puro. I colpevoli devono affrontare le conseguenze dei loro crimini. (A multitude of factors has fueled this crisis, but at its core, it’s a mental health emergency compounded by a lack of personal accountability. There’s value in compassion and support, but at some point, people require real intervention. We’ve crossed a line where crowds fundraise via GoFundMe to bail out murderers, excusing it as “just having a bad day”—that’s not empathy; it’s enabling pure evil. Perpetrators must face consequences for their crimes.)
Le notizie continuano ad arrivare e, forse, alcune cose scritte qui quando le leggerete saranno già cambiate. Ad esempio, quando ho iniziato a confrontarmi con Francesco lo shooter non era ancora stato catturato: abbiamo aggiornato il testo in corso d’opera. Ma ciò che mi ha spinto a scrivere oggi e a trascorrere - con davvero tanta, tanta fatica – le ultime giornate immersa in questo modo di vedere il mondo è stato il desiderio di confronto e condivisione.
Secondo il mio modestissimo parere, non si andrà a toccare l’unica questione che potrebbe davvero cambiare qualcosa: la gestione delle armi. Gli Stati Uniti sono un paese in cui la notizia della sparatoria all’università in cui Kirk ha perso la vita è stata interrotta, poche ore dopo, da un’altra sparatoria in una high school.
Perfino Kirk, letteralmente fino agli ultimi secondi della sua vita, aveva difeso con forza il diritto a possedere un’arma. In questi giorni ha fatto molto discutere una sua vecchia dichiarazione in cui diceva: “Penso che valga la pena pagare il costo, purtroppo, di alcune morti per arma da fuoco ogni anno affinché possiamo avere il Secondo Emendamento a protezione degli altri diritti donati da Dio. È un compromesso prudente e razionale.”
Se vi interessa approfondire il perché di questo e altri punti di vista su questo omicidio, qui sotto vi lascio alcuni consigli di lettura, visione e ascolto per allargare lo sguardo.

Da leggere
“Chi era Charlie Kirk, il volto presentabile e spietato del trumpismo” dalla newsletter Vale Tutto - di Selvaggia Lucarelli
Turning point della newsletter “Da costa a costa”
Per approfondire le opinioni di Charlie Kirk: https://www.theguardian.com/us-news/2025/sep/11/charlie-kirk-quotes-beliefs
Da guardare
Le sempre puntuali storie in evidenza di Emilio Mola
I reel di questa settimana @raffagiulians su Instagram e TikTok
L’episodio di Jubilee con ospite Charlie Kirk
Da ascoltare
Nell’ultima puntata di “Ma Perché” Marco Maisano approfondisce con La McMusa proprio il tema delle armi negli USA.




Grazie per la chiacchierata Eli!! È stato molto divertente e stimolante navigare con te e farti vedere la realtà che ogni giorno mi circonda con occhi diversi!