Chiacchieriamo delle nuove frontiere dell’espressione artistica sui social
...oltre a idee, strategie e appuntamenti!
In questa edizione della newsletter:
- Un confronto tra artisti come Beuys, Acconci, Abramović e i Content Creator
- Consigli di lettura e visione
- Il Wave Winter Party
Cosa succede quando si sfuma la linea che separa l'artista e il content creator?
La definizione di “artista” ha sempre avuto una certa sacralità, performer come Beuys, Acconci o Abramović hanno esplorato le profondità dell'espressione umana, sfidando convenzioni e aspettative, per loro l'arte è un'esplorazione, un'espressione personale, un viaggio nella profondità dell'anima.
In contrasto il panorama moderno dei social media ha introdotto il mestiere di “content creator”: professionisti che, armati di smartphone e connessione internet, creano costantemente contenuti per attrarre attenzione, engagement e potenziali collaborazioni.
Ma essere un artista significa automaticamente essere un content creator?
Un artista può certamente essere un content creator, ma non necessariamente, potrebbe anche scegliere di esprimersi in modi che trascendono la mera creazione di contenuti.
Mentre i content creator (di cui, in un modo o nell’altro, tutti i professionisti che usano i social per lavorare fanno parte) producono costantemente foto, video, reel per mantenere vivo il proprio spazio digitale, e/o per i brand con cui collaborano, e la loro creazione è perlopiù guidata dal desiderio di piacere al pubblico, di essere riconosciuti e remunerati.
Questo alcune volte mi porta a chiedermi: creiamo per noi stessi o per il nostro pubblico? Cosa vogliono comunicare ai nostri follower?
Ecco il punto cruciale: gli artisti, tradizionalmente, non creano per soddisfare le esigenze dei social media o per seguire le tendenze, creano per esplorare, per esprimere, per interrogare e interrogarsi; gli artisti esplorano i confini dell'arte con un'intensità e un'intenzione che trascende il gradimento del pubblico. Abramović, con le sue performance sperimentali, ha sfidato non solo i limiti del suo corpo ma anche le aspettative del pubblico, invitandoci a riflettere sul ruolo dell'artista e dello spettatore nell'arte contemporanea.
L’arte di Beuys o Acconci era profondamente personale e sovversiva, non si preoccupavano di piacere al pubblico, il loro lavoro era un'espressione di sé, un'esplorazione delle proprie emozioni, idee e sperimentazioni con nuovi medium.
Eppure oggi, la realtà dei social media ha portato a una confusione di ruoli: gli artisti, pur con i loro lavori intriganti e visivamente accattivanti, sono diventati fonti preziose di contenuti per le piattaforme social e fin troppo spesso vengono percepiti solo come content creator, ignorando la profondità, la passione e l'abilità che stanno dietro ogni opera.
Come possiamo quindi ritrovare quella linea di separazione tra questi due mondi?
Forse, la risposta sta nell'intenzione.
Un artista può scegliere di essere un content creator, ma non è un obbligo; l’arte può vivere e prosperare anche al di fuori delle costrizioni dei social media e, quando un'opera d'arte trova il suo pubblico in questo vasto mondo digitale, può essere una coincidenza fortunata, non un obiettivo perseguito a tutti i costi.
L’arte è un'espressione personale, un dialogo tra il creatore e il mondo. Può prendere la forma di una performance profonda o di un post virale su TikTok. Ma la sua essenza rimane invariata: un'esplorazione dell'anima, un'interrogazione dell'esistenza, un'espressione del sé che trascende i confini di qualsiasi piattaforma.
E i content creator, cosa possono imparare dal modo di essere social degli artisti?
Esiste un fenomeno subdolo, che ho vissuto in prima persona, noto come "niche fatigue".
Questo si verifica quando ciò che un creatore produce inizia a orientarsi più verso ciò che si sa essere popolare o efficace nella propria nicchia, piuttosto che verso i propri veri interessi che sono, al contrario delle bolle social, in costante evoluzione.
La pressione di generare contenuti che risuonino con il pubblico, che portano a maggiori interazioni e potenziali entrate, può facilmente distogliere dal percorso personale e autentico di ognuno di noi che sui social “ci lavora”.
Idealmente, ci dovrebbe essere una sovrapposizione tra ciò che noi amiamo fare e condividere e ciò che il pubblico desidera vedere. Tuttavia, la realtà spesso è diversa: man mano che si cede a questa pressione, l'originale passione e scopo dietro la creazione si attenuano, lasciando un senso di vuoto e di esaurimento. Questo è il risultato di trovarsi intrappolati in un ciclo di produzione di contenuti che non risuonano più con la nostra voce interiore.
Nel mondo dei content creator, ma anche di noi professionisti che abitiamo il media, c’è la tendenza a conformarsi a modelli e format che sappiamo funzionare: manteniamo i podcast al di sotto di una certa lunghezza per ottimizzare i download, scriviamo post di blog brevi perché i nostri lettori non hanno tempo, etc… Questi paletti non fanno che limitare la libertà espressiva dei creator costringendoli a modellare i loro contenuti in base a ciò che è più fruibile o popolare, piuttosto che a ciò che vogliono veramente esprimere.
Come già detto sopra, questo non riguarda solo gli influencer di Instagram che fotografano ogni pasto, anche noi che postiamo sui social per fortificare il nostro brand personale ci muoviamo nel mondo pensando a come poter comunicare al meglio le cose interessanti che vediamo in giro o momenti, anche personali, della nostra giornata al fine di ottenere più reaction online, rischiando però di ritrovarci a creare post più orientati alla nostra nicchia, piuttosto che ciò che ci interessa davvero raccontare in questo preciso momento.
Dovremmo imparare di più dagli artisti, loro creano in base a ciò che desiderano vedere nel mondo o per la gioia intrinseca che provano durante il processo creativo. Anche se possono guadagnarsi da vivere con la loro arte, c'è una lealtà più profonda verso la creazione autentica rispetto alla massimizzazione del reddito. La loro arte è spesso caratterizzata da una spontaneità e libertà che trascende le restrizioni commerciali o le aspettative del pubblico.
Questa libertà permette agli artisti di seguire il flusso delle loro passioni e interessi, anche se ciò significa deviare dalle aspettative del mercato. Ad esempio, un blogger potrebbe svegliarsi un giorno con il desiderio di scrivere su un argomento completamente diverso da quello usuale, seguendo un impulso creativo piuttosto che le tendenze del mercato. Le reazioni positive al loro lavoro, come guadagni, like e follower, sono certamente apprezzate, ma non sono la spinta dietro la creazione.
L'arte è per loro un'espressione di vita, un processo troppo piacevole per essere ignorato o ridotto a una mera transazione.
L'arte, in questo senso, diventa un viaggio nell'ignoto, dove l'esito non è predeterminato ma è parte del divertimento. Questa esplorazione aperta e senza limiti spesso porta a risultati sorprendenti e profondamente soddisfacenti, alimentando ulteriormente il desiderio di creare. La vita stessa può diventare un'opera d'arte, un continuo esperimento di esplorazione e scoperta della coscienza.
Quindi, tutti noi che creiamo contenuti per piacere o interessare un pubblico, proviamo a essere più artisti, abbiamo l'opportunità di essere ciò che vogliamo, sfruttiamola, impariamo a creare dal nostro livello soggettivo di esperienza stando, impariamo a stare nel flusso della nostra evoluzione personale.
Da leggere
In questi giorni ho letto "Grande Meraviglia" di Viola Ardone un romanzo che ci porta indietro nel tempo, all’entrata in vigore della legge Basaglia facendoci vivere i cambiamenti, le sfide e i rischi di quel cambiamento storico. Ho letto il romanzo come se fosse un viaggio nella mente e nelle sue deviazioni, un'esplorazione profonda delle malattie mentali e in quelle che, invece, malattie mentali non erano.
Da vedere
Ovviamente ho fatto il binge watching della seconda stagione di Loki! Ma che vi devo dire? Ogni cosa sarebbe spoiler, quindi accendete Disney+ e godetevi questi “Gloriosi Propositi”, vi dico solo che l’ultimo episodio non ha scene post-credits, è talmente perfetto che non ce n’è bisogno!
Facciamo cose insieme
Segnate in agenda che il 22 dicembre alle 11:30 io e la Wave Community saremo live su zoom per l’annuale Wave Winter Party!
Oltre a racontare i progetti del 2024 della community e delle ragazze che la rendono viva, brinderemo, festeggeremo e chiacchiereremo tantissimo di tutto!
Più avanti arrivo con il link, intento voi mettetelo in agenda!
Per rimanere a tema Wave Community questa settimana lavoreremo in sessione di coaching di gruppo: come ogni fine mese facciamo il punto e ci diamo nuove strategie e tattiche per affrontare il nuovo mese in arrivo! Se vuoi unirti a noi clicca qui!




L'immagine è semplicemente fantastica! Tanti TANTI complimenti!
Lettura sicuramente interessaante e d'ispirazione.