Chiacchieriamo di come leggere di più meno libri
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Chiacchieriamo di come leggere di più meno libri
Molti, me compresa, cadono in questa trappola di cercare di “leggere meglio” senza soffermarsi abbastanza a capire cosa significhi quel “meglio”.
Leggere tanti libri, assimilare più informazioni possibile, sembra un’idea nobile e utile, ma si scontra con un fatto semplice: il nostro cervello non è una spugna infinita. La nostra attenzione è fatta di filtri e limiti, e quello che leggiamo può svanire in un attimo, appena giriamo pagina.
Dopo anni trascorsi a divorare anche 80 libri all’anno, ho deciso di abbracciare un nuovo approccio: passare da leggere “male” molti libri a leggere “tanto” pochi libri.
Leggere questa nota di Alessio Fattorini mi ha fatto riflettere e capire che tipo di approccio ai libri voglio avere nei prossimi mesi. Metto qui il link al testo originale.
Sono una di quelle persone che va fiera della quantità di libri che legge. Non li elenco sui social – o almeno, non che io ricordi – ma provo una certa soddisfazione nel segnare un libro come “finito” su Goodreads.
Mi sono resa conto di essere caduta anch’io nella “collector’s fallacy”: l’illusione che accumulare informazioni significhi assimilarle, come se leggere tanto si traducesse automaticamente in conoscenza assimilata, ma non è così, spesso crediamo di imparare, mentre in realtà stiamo solo accumulando nozioni alla rinfusa.
Nel 2025 voglio cambiare prospettiva: non concentrarmi sulla quantità di libri letti, ma sul valore che riesco a trarne. Voglio dare più importanza alla profondità delle idee, alle connessioni con altri contenuti e alle emozioni che mi suscitano.
Non mi basta più leggere, voglio interiorizzare.
Voglio intrecciare pensieri tra libri, idee e le diverse forme di contenuti che esploro, considerare un libro il punto di partenza da cui possono poi scaturire nuove elaborazioni e collegamenti.
Questo non vale solo con i saggi, che spesso già “funzionano” come parte di un lavoro più ampio, ma anche, e forse soprattutto, con i romanzi.
Infatti i romanzi sono immutabili nel tempo, ma allo stesso tempo fonte di nuovi “aha moment” a seconda di quando li leggiamo, loro non cambiano, noi sì.
Di recente, ho ripreso in mano “Il barone rampante” di Italo Calvino, un libro che avevo letto per la prima volta all’età di circa 11 anni. All’epoca, la storia di Cosimo, il giovane nobile che decide di vivere sugli alberi, mi appariva come una semplice avventura, una ribellione affascinante contro le regole familiari.
Rileggendolo a 40 anni, ho scoperto una profondità che da bambina non potevo cogliere: la scelta di Cosimo di vivere sugli alberi non è solo un atto di ribellione giovanile, ma una metafora potente della ricerca di libertà e autonomia, un’esplorazione delle convenzioni sociali e delle scelte individuali. Da adulta, ho apprezzato le sfumature filosofiche del romanzo, le riflessioni sulla coerenza personale e sul coraggio di sostenere le proprie decisioni controcorrente - e chissà se il mio girare l’Europa in camper fondi anche in Cosimo le sue radici!
Un altro aspetto che ha influenzato questa decisione è stato l’ascolto di “Live Baricco”, uno spettacolo-concerto, poi divenuto un podcast del Post, in cui Alessandro Baricco legge alcuni capitoli del suo ultimo romanzo, “Abel”, accompagnato da tre musicisti. Ho ascoltato questo podcast recentemente, dopo aver letto “Abel” nel 2024 e ho notato come una diversa modalità di fruizione possa suscitare emozioni differenti rispetto alla lettura tradizionale. La combinazione della voce dell'‘autore con l’accompagnamento musicale ha arricchito l'esperienza, offrendo una nuova prospettiva sul testo e anche modificando le mie emozioni e opinioni nei confronti della storia.
Queste esperienze mi hanno fatto riflettere su quanto la lettura non sia mai un atto statico, ma un dialogo in continua evoluzione tra noi e le storie che incontriamo. Cambiamo noi, cambia il nostro sguardo e di conseguenza cambiano anche i libri che abbiamo già letto. Ogni rilettura, ogni nuova modalità di fruizione può svelare significati che prima ci sfuggivano, dettagli che ora risuonano in modo diverso, emozioni che si trasformano.
E lo stesso vale per i libri ancora da leggere, a volte li scegliamo in base a un momento della nostra vita, ma non sempre siamo pronti per ciò che hanno da dirci: alcuni testi ci sfiorano senza lasciarci nulla, mentre altri ci colpiscono in profondità solo quando siamo nel giusto stato d’animo per accoglierli.
Quindi, non limitarti a leggere e passare oltre, riprendi in mano un libro che hai già letto o prova a esplorarne uno nuovo con maggiore consapevolezza. Chiediti cosa ti sta dando, quali connessioni puoi creare con altri testi, con la tua esperienza, con ciò che stai vivendo in questo momento.
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