Chiacchieriamo di come vincere una discussione secondo Schopenhauer
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Ci sono giorni in cui, se ci vedessimo al bar, starei in silenzio ad ascoltare.
Oggi è uno di quei giorni!
Queste ultime settimane mi hanno un po’ provata e so che quello che stiamo vivendo continuerà a farmi attraversare emozioni diverse, spesso opposte, a volte persino nel giro di poche ore. Per questo oggi, invece di raccontarti qualcosa di mio, ti lascio con i 38 stratagemmi di Schopenhauer per avere sempre l’ultima parola.
Capita a tutti: inizi una conversazione con le migliori intenzioni e, senza sapere come, ti ritrovi a parlare con qualcuno così tanto lontano dalle tue idee e dai tuoi valori che non puoi che iniziare a fissare il vuoto, pensando al modo migliore per liberarti dal labirinto verbale in cui ti sei incastrato.
Schopenhauer conosceva bene queste situazioni e non perché passasse le giornate al bar a discutere con gli amici, ma perché aveva compreso che una conversazione non è mai soltanto questione di “chi ha ragione”, per lui era un vero e proprio spettacolo teatrale: come mettere in scena l’arte della strategia dialettica.
Quindi adesso faccio un passo di lato e ti lascio ai 38 modi di Schopenhauer per vincere una discussione
Porta la proposizione dell’avversario oltre i suoi limiti naturali, esagerala. Più la sua affermazione diventa generale, più obiezioni potrai trovare. Più resta ristretta e precisa, più facile sarà per lui difenderla.
Usa significati diversi delle parole del tuo avversario per confutare il suo argomento.
Ignora la proposizione del tuo avversario, intesa in senso specifico. Interpretala in modo diverso e confutala. Attacca qualcosa di diverso da ciò che è stato detto.
Nascondi la tua conclusione fino alla fine. Mescola le tue premesse nel discorso e ottieni il consenso su di esse senza ordine preciso. Solo alla fine mostrerai dove volevi arrivare.
Usa le convinzioni del tuo avversario contro di lui. Se non accetta le tue premesse, sfrutta le sue.
Confondi la questione cambiando le parole o l’obiettivo del tuo avversario.
Presenta la tua tesi e mostrane la verità facendo molte domande. Inserendo domande ampie puoi mascherare ciò che vuoi ottenere e costruire l’argomento dalle sue risposte.
Fai arrabbiare l’avversario. Una persona arrabbiata ragiona peggio e non vede i suoi vantaggi.
Usa le risposte dell’avversario per arrivare a conclusioni diverse o opposte.
Se l’avversario nega tutte le tue domande, chiedigli di concedere l’opposto delle tue premesse. Potresti confonderlo su ciò che vuoi davvero ottenere.
Se l’avversario accetta alcune premesse, non chiedere di approvare la tua conclusione. Più tardi introducila come un fatto già ammesso.
Se la discussione riguarda idee generali senza nomi specifici, usa un linguaggio o metafore favorevoli alla tua tesi.
Per far accettare una proposizione, fornisci anche la sua controparte. Se il contrasto è forte, l’avversario sceglierà la tua per evitare un paradosso.
Bluffa. Proclama la tua conclusione con sicurezza anche se non segue dalle premesse. Con un po’ di audacia e voce forte, l’inganno può riuscire.
Se hai una tesi difficile da provare, mettila da parte e proponi una verità evidente. Se l’avversario la rifiuta sembri aver vinto, se l’accetta puoi usarla come base per sostenere la tua tesi iniziale.
Trova incoerenze nelle dichiarazioni, credenze o azioni del tuo avversario.
Se sei incalzato, salva la tua posizione con una sottile distinzione di significato o un senso ambiguo.
Se l’argomento del tuo avversario ti porterà a perdere, interrompi o cambia discorso.
Se ti chiede un’obiezione precisa e non hai nulla da dire, rendi il suo argomento meno specifico.
Se ha ammesso le tue premesse, non chiedere di approvare la conclusione, dichiarala tu come già ammessa.
Se l’argomento del tuo avversario è superficiale, smascheralo oppure rispondi con un altro superficiale, perché conta vincere non la verità.
Se ti chiede di accettare qualcosa che implica la sua tesi, rifiuta dicendo che è una petizione di principio.
La contraddizione esaspera il tuo avversario, spingendolo a esagerare. Poi confuta l’esagerazione per sembrare di aver confutato anche la tesi originale.
Costruisci un sillogismo falso, distorcendo la sua tesi per farne derivare conseguenze assurde.
Se generalizza, trova un esempio contrario. Basta un caso valido per abbattere la sua tesi.
Ribalta la situazione e usa i suoi stessi argomenti contro di lui.
Se si arrabbia molto per un argomento, insisti: probabilmente hai toccato un punto debole.
In presenza di pubblico, solleva un’obiezione fasulla ma divertente. Se lui deve spiegarsi a lungo, il pubblico perderà attenzione e sembrerà che tu abbia vinto.
Se stai perdendo, crea una digressione, cambia improvvisamente argomento come se fosse collegato.
Appellati all’autorità invece che alla ragione. Se necessario, distorci o inventa citazioni.
Se non hai risposte, dichiara ironicamente di non essere un giudice competente.
Per screditare un’affermazione, inseriscila in una categoria odiosa.
Ammetti le premesse dell’avversario ma nega la conclusione.
Se evita di rispondere o cambia argomento, significa che hai toccato un punto debole. Insisti.
Agisci sui suoi interessi: se dimostri che la sua opinione gli è svantaggiosa, la abbandonerà.
Confondilo con un linguaggio pomposo e oscuro, che sembri profondo.
Se ha ragione ma usa una prova sbagliata, confuta la prova e dichiara confutata l’intera tesi.
Ultimo stratagemma: diventa personale, offensivo e maleducato. Non attacchi più l’argomento, ma la persona. È un trucco diffuso perché alla portata di tutti.
(tratto da Numerical Lists You Never Knew or Once Knew and Probably Forgot, di John Boswell e Dan Starer)
E adesso tocca a te: dimmi nei commenti quale ti ha colpito di più o quale già usi per uscire dalle discussioni che non stanno portando da nessuna parte!
Da leggere
Ti consiglio i due libri che mi hanno accompagnata questa settimana: ho letto “I figli dell’odio” di Cecilia Sala per uno sguardo più chiaro sul presente e passato prossimo e “Mare aperto” di Luca Misculin per il passato remoto! ;)
Da guardare
Questa settimana ho guardato “Cassandra” su Netflix e devo dire che mi ha sorpreso: è una miniserie tedesca in 6 episodi, dalla trama più intrigante e originale del previsto. L’estetica inquietante e l’atmosfera paranoica mi hanno tenuta incollata, tanto che ho finito per farne una vera #maratonanetflix come non succedeva da un po’. Qualche scelta narrativa non è perfetta, ma nel complesso vale decisamente una notte insonne.



