Chiacchieriamo di cosa sono, davvero, le scelte difficili
…oltre a idee, strategie e appuntamenti!
La settimana scorsa ti ho raccontato un pezzo della mia vita che mi sta portando via tanta attenzione ed energia - se te lo sei perso te la rimetto qui sotto, dopo i chicchi di caffè! - e nell’attraversare questo momento, e le decisioni difficili che mi troverò a dover prendere nelle prossime settimane, mi sono ricordata di un concetto che avevo condiviso qui su Substack almeno un paio di anni fa e che mi sta aiutando a orientarmi tra le scelte che mi aspettano.
Il punto di partenza è che, quando ci troviamo davanti a una scelta monumentale, quelle davvero difficili, quelle che hanno la capacità di incollare i nostri occhi al soffitto in piena notte, in realtà non ci troviamo davanti a una scelta difficile, ma a qualcosa di molto più interessante e (se ci pensi) straordinario!
Quando impariamo a comprendere davvero le nostre scelte difficili, ci rendiamo conto che in esse si nasconde un super potere che non sapevamo di avere e cioè la nostra capacità potenziale di dare senso alle cose e definire chi siamo.
Quello che rende una scelta difficile è il modo in cui le alternative si rapportano tra loro, la dico meglio: una scelta è facile quando una delle due opzioni è chiaramente migliore dell’altra: pagare un mutuo trentennale con uno stipendio da stagista o vincere alla lotteria senza nemmeno aver comprato il biglietto?
Scelta facile, appunto!
Quando ci troviamo davanti a una scelta difficile abbiamo una situazione in cui un’opzione è migliore in certi aspetti e l’altra è migliore in altri, ma nessuna è superiore in senso assoluto, nessuna delle due opzioni ha un vantaggio netto sull’altra.
Ora, un errore comune è credere che una scelta difficile sia difficile perché siamo “ignoranti”, come se ci fosse una risposta giusta che semplicemente non riusciamo a vedere.
Quanti di voi, almeno una volta nella vita, hanno preso un foglio, tracciato una linea nel mezzo e stilato una lista di pro e contro?
Io l’ho fatto tantissime volte e ogni volta mi rendevo conto che non funzionava, non era una questione di informazioni mancanti, quelle le avevo tutte, il punto è che il problema non riguardava la quantità, ma la struttura stessa della decisione.
Se avessimo la possibilità di guardare i nostri due futuri possibili, non sapremmo comunque scegliere con facilità, perché il punto è che nessuna delle due alternative è oggettivamente migliore dell’altra; lo sarebbe solo se fossimo delle macchine progettate per massimizzare un valore preciso, tipo “reddito annuale” o “tempo libero garantito”, ma non siamo macchine!
E allora, che si fa?
Se nessuna opzione è meglio, significa che sono uguali?
No, perché se fossero esattamente uguali, potremmo risolvere tutto lanciando una moneta, ma nessuno decide con il lancio di una moneta dove vivere, chi sposare o quale carriera intraprendere (o almeno, spero!).
E quindi?
Qui arriva il punto cruciale: le alternative nelle scelte difficili non sono né migliori né peggiori né uguali, sono “alla pari”, il che significa che si trovano nello stesso territorio di valore, ma con caratteristiche così diverse che non possono essere messe su una bilancia comune.
Sarebbe come confrontare la musica di Mozart con il jazz di Coltrane: non si può dire che uno sia “migliore” dell’altro in senso assoluto, perché sono espressioni di bellezza completamente diverse.
A questo punto entra in gioco il nostro super potere, quando le ragioni oggettive falliscono, creiamo le nostre ragioni, inventiamo il senso, scegliamo chi vogliamo essere.
Se tutte le scelte fossero facili, vivremmo in un mondo dove il percorso della nostra vita sarebbe già segnato da leggi universali: mangia questo, vesti quello, lavora lì, vivi là, invece è proprio nelle scelte difficili che siamo più liberi.
È proprio davanti alla scelta difficile che ci mostriamo per chi siamo, solo davanti alle scelte difficili possiamo costruire il nostro destino, non sulla base di regole fisse, ma di ciò che vogliamo diventare.
Quando non ci si rende conto di questo potere si finisce per farsi trascinare dalle circostanze senza mai prendere davvero il controllo: diventare avvocata solo perché sembrava la scelta più sicura o restare nell’azienda di famiglia solo perché è più facile non cambiare. Non sono esempi a caso, sono scelte attraverso le quali sono passata e che mi hanno insegnato a scegliere attivamente e arrivare a poter dire: “Ecco chi sono, ecco cosa voglio”.
Quindi, la prossima volta che ti trovi davanti a una scelta difficile, non stare lì a sbattere la testa contro il muro cercando di capire quale sia la scelta “giusta”, adesso sai che non esiste LA scelta giusta.
Guarda invece dentro di te e chiediti: “Chi voglio essere?”, perché in fondo, le scelte difficili sono il modo in cui creiamo noi stessi ed è per questo che, se ci pensi bene, sono un gran bel dono!
Dove sono finita
Se bazzichi spesso tra le Notes di Substack o le Storie di Instagram, potresti aver notato una certa latitanza da parte mia nell’ultima settimana.
Il motivo è molto personale e forse per qualcuno anche non così importante, ma quel qualcuno evidentemente non sono io!
Settimana scorsa hanno trovato a Penny, il mio cane con cui vivo 24/7 da 11 anni, un tumore al cuore con diverse metastasi e questo ha completamente assorbito la mia voglia di creare cose.
Il lavoro è andato avanti e gli impegni presi in precedenza mi hanno permesso di non chiudermi in me stessa, anzi: grazie a tutte le persone con cui ho fatto call, sessioni ed eventi dal vivo, loro non lo sanno, ma mi hanno aiutata a non pensare sempre all’imminente morte del mio cane e per me è stato fondamentale.
A oggi Penny sta bene, rincorre scoiattoli come sempre e vive la sua miglior vida loca beatamente inconsapevole. Anch’io, in questi giorni, ho accettato ed elaborato molto: da giovedì riesco anche a parlarne senza piangere.
Il prima possibile tornerò operativa come prima, a scrivere e condividere, ma ci tengo a raccontarvi questo momento, non tanto per giustificare 10 Notes e 20 Storie in meno (che chi se ne frega), ma perché vi sento parte delle persone a cui racconto le cose, belle e brutte, esperienze e pensieri, ormai da anni ogni settimana e anche questo fa parte di quello di cui vi parlerei se oggi ci vedessimo per il brunch... magari invece che davanti a un caffè mi servirebbe un gin tonic, anche se sono le 11:00.
I veterinari che l’hanno visitata in questi giorni concordano sul fatto che starà bene fino a quando starà male, all'improvviso, e non ci sarà più niente da fare. Potrebbe essere tra 3 ore, giorni, settimane o mesi, non più di due o tre mesi, quindi per ora Penny vive come sempre e io controllo in modo quasi ossessivo quanto dista la clinica più vicina!
Weekly Substack tip
Tre cose che forse, se sei nuova su Substack,
ti stanno rallentando
Non è la mancanza di idee che blocca chi inizia a scrivere su Substack, ma questi tre - ragionevoli, ma da evitare - presupposti:
1. “Prima ho bisogno dell’idea perfetta”
Molti scrittori credono che la loro pubblicazione necessiti di un concept perfettamente definito prima di iniziare, ma la chiarezza spesso arriva dopo diversi post, i tuoi primi articoli ti aiutano a scoprire di quali argomenti ti viene naturale scrivere, cosa interessa di più i tuoi lettori e quale direzione potrebbe prendere la tua pubblicazione.
Aspettare l’idea perfetta spesso ritarda inutilmente il processo di creazione e pubblicazione.
2. “Devo prima sistemare il design”
Lo so che alcune di voi dedicano una quantità esagerata di tempo a pensare ai dettagli visivi: le grafiche, i font, i colori, le immagini, etc… ma l’identità visiva, per quanto importante, non può essere usata come scusa per non iniziare a pubblicare.
La cosa più importante all’inizio è semplicemente pubblicare, anche se la grafica che stai usando non è quella definitiva.
Spoiler: tu evolvi nel tempo e la grafica evolverà con te, non esiste nulla di definitivo nella vita!
3. “Ho bisogno di una strategia completa”
Un’altra convinzione diffusa è che una pubblicazione su Substack necessiti di una strategia completa a lungo termine prima ancora che venga pubblicato il primo articolo.
Per quanto io sia qui proprio per aiutarti a creare la tua strategia, molte pubblicazioni di successo hanno sviluppato la propria strategia gradualmente, gli autori iniziano a pubblicare, osservano cosa funziona e affinano la loro presenza nel tempo.
Invece di partire quando sarà tutto perfetto, inizia e se hai dei dubbi tutti i martedì parliamo di come esserci e crescere su Substack qui: Grow on Substack, abbonati per riceverla: elisascagnetti.substack.com/subscribe
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