Grazie Elisa, molto utile... adesso so che in questi giorni sto vivendo una "decision fatigue", concetto che andrò ad approfondire. Il mio modo personale di affrontarla è lasciare andare le decisioni; mi applico, almeno coscientemente, il meno possibile e vedo che le cose vanno meglio, sia nel micro che nel macro, cioè seguo il famoso flusso. Forse perché il mio lavoro è piuttosto impostato - e, come sottolinei, questo è molto importante. Il difficile è tacitare la mente che, nei vari ambiti, vorrebbe sempre anticipare, pianificare, avere tutte le decisioni pronte e chiare, e invece no. Per me, vengono man mano, facendo. E se non vengono, aspetto. Non saprei dire se poi la decisione/scelta/posizione che prendo sia "la migliore", magari in termini economici o di ottimizzazione del tempo, ma certo è quella che corrisponde maggiormente al momento. C'è un'immagine molto adatta per definire questo stato, che ho ereditato dalla sapienza indiana: l'aratro è nel solco. Quando cerco di decidere/optare per qualcosa che non si trova lungo il mio cammino, sento che l'aratro va fuori dal solco e sbanda. Ecco, uso questa sensazione come parametro per le decisioni giuste per me. Forse non è troppo razionale, ma di solito funziona! Ciao, un abbraccio e ti seguo :-)
Personalmente mi sono resa conto che una delle mie più grandi fatiche è la decisione dei pasti.
Spesso ho poco tempo per il pranzo e la sera arrivo con le energie sotto i piedi.
Non posso decidere all'ultimo cosa preparare.
Da un paio di settimane quindi organizzo i miei pasti e la cosa sta funzionando alla grande. Sopratutto in quelle giornate dove ho impegni collaterali e decidere se mangiare la pasta a pranzo e avere la sonnazza dopo fa differenza.
Per i mali del mondo la mia soluzione è lasciare il mondo fuori almeno fino a dopo colazione. Mi alzo e leggo un romanzo o ascolto gli insegnamenti buddhisti. Muovo il mio corpo gentilmente. Mi porto nel mondo con gentilezza.
Mi alleggerisci: io odio le decisioni.
Grazie Elisa, molto utile... adesso so che in questi giorni sto vivendo una "decision fatigue", concetto che andrò ad approfondire. Il mio modo personale di affrontarla è lasciare andare le decisioni; mi applico, almeno coscientemente, il meno possibile e vedo che le cose vanno meglio, sia nel micro che nel macro, cioè seguo il famoso flusso. Forse perché il mio lavoro è piuttosto impostato - e, come sottolinei, questo è molto importante. Il difficile è tacitare la mente che, nei vari ambiti, vorrebbe sempre anticipare, pianificare, avere tutte le decisioni pronte e chiare, e invece no. Per me, vengono man mano, facendo. E se non vengono, aspetto. Non saprei dire se poi la decisione/scelta/posizione che prendo sia "la migliore", magari in termini economici o di ottimizzazione del tempo, ma certo è quella che corrisponde maggiormente al momento. C'è un'immagine molto adatta per definire questo stato, che ho ereditato dalla sapienza indiana: l'aratro è nel solco. Quando cerco di decidere/optare per qualcosa che non si trova lungo il mio cammino, sento che l'aratro va fuori dal solco e sbanda. Ecco, uso questa sensazione come parametro per le decisioni giuste per me. Forse non è troppo razionale, ma di solito funziona! Ciao, un abbraccio e ti seguo :-)
Personalmente mi sono resa conto che una delle mie più grandi fatiche è la decisione dei pasti.
Spesso ho poco tempo per il pranzo e la sera arrivo con le energie sotto i piedi.
Non posso decidere all'ultimo cosa preparare.
Da un paio di settimane quindi organizzo i miei pasti e la cosa sta funzionando alla grande. Sopratutto in quelle giornate dove ho impegni collaterali e decidere se mangiare la pasta a pranzo e avere la sonnazza dopo fa differenza.
Per i mali del mondo la mia soluzione è lasciare il mondo fuori almeno fino a dopo colazione. Mi alzo e leggo un romanzo o ascolto gli insegnamenti buddhisti. Muovo il mio corpo gentilmente. Mi porto nel mondo con gentilezza.