Chiacchieriamo di Grey Jedi e Marketing
Oggi vi arriva una newsletter un po' nerd!
Buon 4 maggio e May the Fourth be with you!
Oggi è il 4 maggio e da figlia degli anni ’80 non potevo esimermi dal dedicare questa nostra chiacchierata della domenica a Star Wars.
E già questa, se ci pensi, è una cosa meravigliosa: esiste un giorno dell’anno in cui le persone celebrano una saga che parla del conflitto tra chi siamo e le aspettative altrui, della famiglia che ci scegliamo quando quella che ci è toccata non basta, del potere come responsabilità ma anche come tentazione, della diversità come risorsa e di piccoli gruppi che sfidano imperi, in nome di una giustizia che nasce dal basso.
Un giorno per i nerd, certo, ma anche per chi crede che il mito serva ancora, perché spesso ci racconta meglio di un telegiornale chi siamo davvero.
Come sempre, lo farò a modo mio: unendo informazioni, scavando nella mitologia e creando collegamenti tra galassie lontane e business quotidiani, tra Jedi e libera professione.
Oggi voglio parlarti dei Grey Jedi.
Da quando li ho scoperti li ho sempre amati, lo so che non fanno parte del canone ufficiale, ma forse questo loro stare un po’ ai margini, far parte dell’universo espanso, gli ha permesso di non essere ridondanti, di essere come quei personaggi che non alzano mai la voce, ma che quando parlano ti ricordi ogni parola.
I Grey Jedi non si piegano ciecamente al Consiglio Jedi né cedono alla seduzione del Lato Oscuro.
Scelgono l’equilibrio.
Vivono e agiscono secondo la propria coscienza, sapendo che il mondo reale non è fatto di bianco o nero, ma di infinite sfumature.
Sanno che non serve essere perfetti per essere giusti, che si può sentire la rabbia, il dubbio, la stanchezza e continuare, comunque, a proteggere la pace.
Ci insegnano che la vera rivoluzione, oggi, è scegliere di non reagire per forza.
Restare centrati, in equilibrio, con lo sguardo lucido e i piedi per terra.
There is no Dark Side, nor a Light Side, there is only The Force.
I will do what I must to keep the Balance.
The Balance is what keeps me together.
There is no Good without Evil, but Evil must not be allowed to flourish.
There is Passion, yet Peace. Serenity, yet Emotion. Chaos, yet Order.
I am the wielder of the flame, the protector of balance.
I am the holder of the torch, lighting the way.
I am the keeper of the flame, soldier of balance.
I am a Gray Jedi.
La loro è una visione non binaria della Forza: vedere senza dover subito schierarsi.
Non c’è una linea chiara che separa luce e oscurità, giusto e sbagliato, controllo e caos …nel mondo dei Grey Jedi - e nel nostro - ci sono sfumature, intersezioni, paradossi.
Quando capisci che luce e ombra fanno parte della stessa realtà, allora riconosci la chiamata alla responsabilità, quella responsabilità che ti costringe a restare anche quando sarebbe più comodo scappare o scegliere in fretta - e superficialmente - da che parte stare.
Il Lato Oscuro (rabbia, paura, desiderio) non è qualcosa da combattere a colpi di luce, non è il nemico, è parte del pacchetto: sta lì e chiede solo una cosa: di essere visto senza giudizio, compreso senza vergogna, integrato senza perdere se stessi.
Come se la maturità arrivasse non quando si diventa “puri”, ma quando si diventa interi.
Per i Grey Jedi, l’equilibrio non è una posa da tenere in pubblico e nemmeno un obiettivo da raggiungere, è una pratica quotidiana.
Una specie di presenza attiva, consapevole e un po’ scomoda.
Quando si accorgono che stanno andando fuori strada, invece di sentirsi in colpa, si fermano, respirano e scelgono di nuovo.
Non fuggono il potere, ma nemmeno lo inseguono come unisco scopo di vita, non obbediscono per paura di deludere, ma per scelta consapevole e quando disobbediscono, lo fanno con grazia e con responsabilità.
Come spiegava George Lucas:
In ognuno di noi dobbiamo bilanciare queste emozioni e nella saga di Star Wars il punto più importante è l’equilibrio, l’equilibrio tra tutto.
I Grey Jedi non cercano la perfezione, cercano la coerenza interiore.
Non rifuggono l’ombra, perché sanno che abbracciare ciò che siamo davvero è l’unica via verso la libertà.
Oltre alla fascinazione da fan (che non si spegnerà mai), ho trovato nel pensiero dei Grey Jedi alcuni spunti interessanti anche per il nostro lavoro; lo so che non stiamo salvando la galassia, ma stiamo, comunque, cercando anche noi l’equilibrio tra luce e oscurità.
Tra entusiasmo e burnout.
Tra ciò che vogliamo fare e ciò che pensiamo “dovremmo” fare.
E allora sì: i Gray Jedi qualcosa da insegnarci ce l’hanno!
Ti lascio alcuni spunti, dimmi la tua nei commenti!
1. Il marketing è una relazione.
La narrazione dominante ci dice che dobbiamo combattere per l’attenzione, che ogni post deve attrarre, diventare virale, convertire.
Ma i Grey Jedi non attaccano per primi, ascoltano, soppesano e si chiedono: è il momento giusto? Ha senso? È allineato con me?
Tradotto nel nostro lavoro:
Non tutto ciò che è virale è valido.
Non tutto ciò che funziona per gli altri funziona per noi.
Scegli azioni che ti rispettino, anche se non seguono il trend del momento.
2. L’identità è un processo, non un’etichetta.
I Grey Jedi non sono né Jedi né Sith, sono qualcos’altro, una terza via, una ricerca in corso.
Non hanno bisogno di definirsi in modo assoluto.
Sanno che cambiare idea è segno di forza, non di confusione.
E noi?
Possiamo cambiare target, ridefinire il nostro posizionamento, riscrivere la bio mille volte.
Non stiamo sbagliando.
Stiamo evolvendo.
(che è tipo l’unica strategia realmente sostenibile a lungo termine)
3. L’equilibrio personale è una capacità strategica.
I Grey Jedi non si lasciano travolgere dagli eventi, trovano forza nella centratura.
Non si fanno consumare né dalla luce accecante della performance né dall’ombra della rinuncia.
Nel nostro lavoro significa mettere confini, dire no, fare una pausa senza doverla giustificare.
Creare un business che ci protegga, non che ci consumi.
Forse la libertà vera non è fare tutto ciò che vuoi, ma sapere perché lo vuoi.
4. Non sarà un tool a risolvere i tuoi problemi
Prima di concentrarti sulla nuova app, strumento o corso chiediti perché fai quello che fai.
La tua newsletter può essere usata solo come funnel oppure come luogo di fiducia, dove racconti cose che non trovano abbastanza spazio nei reel e nei caroselli.
Il tuo sito può essere una vetrina patinata oppure un manifesto vivente di chi sei, cosa scegli e a chi vuoi parlare.
La tua offerta può essere un prodotto come tanti oppure un atto politico con dentro i tuoi valori, i tuoi limiti e la tua visione.
Il tuo profilo Instagram può essere un catalogo oppure una conversazione continua, fatta di silenzi, connessioni vere e intuizioni del momento.
Anche il tuo CRM può diventare uno strumento di cura se lo usi per ricordarti chi c’è dietro ogni nome.
Come i Grey Jedi, non è che rifiuti la tecnologia o le regole, semplicemente, non lasci che siano loro a scegliere al tuo posto.
E quindi, oggi, 4 maggio, ti lascio con due domande.
In quale punto del tuo business puoi scegliere l’equilibrio, invece che l’automatismo?
Dove puoi essere più Grey Jedi e meno Stormtrooper del sistema?
Che tu sia Jedi, Sith o freelance, oggi ti auguro di trovare il tuo equilibrio, magari ancora non perfetto, ma sicuramente tuo!
E per festeggiare insieme ho decido di condividere con te gratuitamente una Masterclass inclusa nel percorso Wave Business dal titolo:
“CHE IL BUSINESS SIA CON TE”
la trovi qui:
Da leggere
Ho appena iniziato “Seguimi!: Il marketing come culto, il culto come marketing” di Gianluca Diegoli, ecco le prime righe:
In principio fu Apple. Non bastava più la “fedeltà al marchio”, che per decenni di pubblicità aveva spinto la signora a non scambiare il suo Dash per due anonimi fustini. Apple con il “Think different” dettava un comandamento: non avrai altro computer all’infuori di me. Sui primi forum online infuriavano battaglie tra gli utenti Mac radicalizzati e gli infedeli che ancora servivano l’idolo fasullo pc e il falso profeta Windows. Che cosa era successo?
Be’, il marketing aveva semplicemente fatto un passo avanti: il marchio non si doveva più amare, si doveva venerare e difendere, perché ci faceva entrare in una specifica setta di consumatori, in cui sentirsi accolti e amati, in cui riconoscersi e identificarsi.
Eppure al mercato neanche questo bastava, come dimostra l’insider Gianluca Diegoli, consulente e professore di marketing. Il passaggio successivo è stato quello di smaterializzare il culto del singolo prodotto per raggiungere la vera trascendenza del consumo, immateriale e pervasiva: non siamo più devoti a una marca, ma a delle pratiche, che siano il running, la mindfulness, il foodporn, le vacanze da postare sui social o la skincare coreana da praticare come un rito laico di purificazione.
Seguimi! ci intima il marketing, attualizzando le tecniche classiche di vendita per convincerci della coolness irresistibile del CrossFit o della necessità di quel workshop a Pantelleria; ci rende fedelissimi a un podcast o a un influencer, ci irregimenta sui BitCoin e ci convince a mollare tutto per diventare insegnanti di yoga. È una verità che non ci piace sentire, ma siamo tutti costantemente, allegramente manipolati da culti nuovi di zecca, che durano qualche mese come BeReal o qualche anno come lo zumba. Per fortuna, queste sette “light” non sono pericolose come quelle vere, eppure a ben vedere funzionano con le stesse, identiche regole. Regole che Diegoli è pronto a rivelarvi in questo libro divertente e prezioso, schiudendovi le porte della verità – e inaugurando così, finalmente, il suo culto personale.
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