Chiacchieriamo di JLo, Googleverse e futuro
...oltre a idee, strategie e appuntamenti!
Questa edizione della newsletter esce grazie al supporto di Elena Aloise.
Google è ufficialmente andato online nel 1998 e da allora è diventato così inscindibile dal modo in cui usiamo Internet e dalla società stessa, che quasi ci mancano le parole per descrivere quale sia stato il suo impatto negli ultimi 25 anni; in un suo articolo, The Verge, scrive che è come chiedere a un pesce di spiegare cosa sia l'oceano.
Nell’ultimo periodo, però, le cose stanno cambiando, iniziamo a vedere chiari intorno a noi i segnali del declino del Googleverse:
- dall’AI sempre più presente (giusto questa settimana Raffaele Gaito ha scritto di usare più ChatGPT di Google per molte cose)
- alle frequenti lamentele sulla qualità e precisione della ricerca di Google
- oltre alle conseguenze dell’ascesa di enormi reti sociali algoritmiche chiuse come Facebook e Instagram che hanno iniziato a divorare il web dagli anni 2010
- fino ad arrivare a TikTok, che ora viene utilizzato come motore di ricerca primario da una nuova generazione di utenti.
Ahhhh, signora mia, non c’è più il Google di una volta!
Per due decenni, Google Search è stata la forza invisibile che ha determinato l'andirivieni dei contenuti online.
Ora, per la prima volta dal ’98, un mondo non Googlecentrico sembra effettivamente possibile.
Siamo chiaramente alla fine di un'era e all'inizio di un'altra, ma per capire dove stiamo andando, dobbiamo guardare indietro a come tutto è iniziato.
È un argomento immenso e articolato, per questo non lo esauriremo in questa newsletter, ma ne parleremo con calma anche nelle prossime settimane, siamo arrivati al punto in cui l’AI sta ponendo delle domande esistenziali al motore di ricerca sul suo futuro (e anche a noi!) e se noi siamo i pesci e Google è l’oceano dovrebbe interessarci molto lo spazio in cui nuotiamo/viviamo!
Se ti stai chiedendo quando Google ha realmente fatto breccia nel cuore del pubblico, viaggiamo indietro fino al 2001. Immagina: febbraio 2000, Jennifer Lopez sfoggia l'indimenticabile abito verde di Versace ai Grammy, look che avrebbe successivamente ispirato la creazione di Google Image Search, come rivelato dall'ex CEO di Google, Eric Schmidt, nel lancio della funzione nell'estate del 2001. Quel periodo segnò l'alba di una nuova consapevolezza: Google stava diventando un colosso irrinunciabile.
La storia si infittisce con l'emergere del "Google bombing”: Adam Mathes, attuale product manager di Google, fu il primo a coniare il termine nel 2001 descrivendo come utilizzò i backlink per indirizzare la ricerca "talentless hack" verso il sito web di un amico.
Ma il vero primato del "Google bombing" va a Hugedisk.com che nel gennaio 2001 riuscì a manipolare i risultati di Google, collegando la ricerca "dumb motherfucker" a un sito pro-George W. Bush.
“One of the other guys who ran the site got a cease and desist letter from the bombed George Bush site’s lawyers. We chickened out and pulled down the link, but we got a lot of press”, ha rivelato Michael Hugedisk.
Un portavoce di Google, interpellato sullo scherzo, attribuì l'evento all'algoritmo di classificazione del motore di ricerca, etichettando il risultato come "un'anomalia".
Ma non era davvero un caso isolato!
“[Google bombing] was a popular thing — get your political enemy and some curse words and then merge them in the top Google Image resolve and sometimes it works, mostly for the laughs or giggles”, ha detto a The Verge il blogger Philipp Lenssen.
Lenssen ricorda ancora la prima volta che ha iniziato a vedere un aumento delle visualizzazioni delle pagine da Google: gestiva un sito di giochi chiamato “Games for the Brain” per circa tre anni senza molto clamore. "It was just not doing anything, and then, suddenly, it was a super popular website".
È difficile ricordare quanto fossero misteriosi questi primi incontri con il traffico di Google. È stata una vera sorpresa per Lenssen quando ha scoperto che "brain games" era diventato un grande termine di ricerca su Google. (Anche ora, nel 2023, il sito di Lenssen è ancora il primo risultato non sponsorizzato su Google per "brain games").
“Google kept sending me people all day long from organic search results, it became my main source of income”.
Nel 2023, l'arte dell'ottimizzazione della ricerca non è solo utile, ma una vera e propria necessità vitale in un mondo in cui Google regna sovrano. Gli URL sono intrisi di parole chiave strategiche, anche i titoli dei video di YouTube sono curati al millimetro, per non parlare delle inserzioni, sembrano quadri d'arte moderna, dove ogni parola è ponderata, come se i cartelloni pubblicitari avessero preso vita in un tumulto di contenuti digitali.
E non avviene solo nel regno di Google, vediamo giornalmente immense distese di hashtag blu e tag che si susseguono a ogni post su Instagram mentre su TikTok la GenZ aggiunge a ogni contenuto “#fyp”, un piccolo segreto per piacere di più all’algoritmo.
La parola SEO, che a sentirla oggi quasi ci infastidisce come uno spam, ha avuto origini ben diverse: Lenssen, e i blogger suoi contemporanei, sono stati pionieri, visionari creatori di contenuti, hanno tracciato le rotte che hanno modellato l'universo digitale che conosciamo, dal fenomeno Wordle agli estetici post di food su Instagram. E, anche se oggi potrebbe sembrare un paradosso, questi blogger del nuovo millennio non vivevano una sorta di lotta titanica contro gli algoritmi, come invece sembriamo fare oggi, al contrario erano alleati di Google, contribuivano a forgiare un motore di ricerca migliore e questo era un trionfo collettivo, poiché un Google più performante significava un Internet più rigoglioso per tutti.
To be continued…
In collaborazione con Elena Aloise
LA VOCE NEL BUSINESS
Elena Aloise si occupa di consulenza e formazione sulla comunicazione efficace.
Per lei la voce è lo strumento comunicativo dal quale parte per lavorare sulla comunicazione in tutti i suoi aspetti.
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Da leggere
Un racconto dei primi anni di internet lo fa Edward Snowden nel suo “Errore di Sistema”, quindi se vuoi rivivere la nostalgia del primo world wide web te lo consiglio! È un libro bellissimo anche per tutto il resto della storia, ma le emozioni successive non saranno proprio di nostalgia!
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