Chiacchieriamo di lavoro, ozio e Indiana Jones
...oltre a idee, strategie e appuntamenti!
In questa edizione:
Come il lavoro ci ha illuso
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Ho recentemente finito di leggere "Ma chi me lo fa fare? Come il lavoro ci ha illuso: la fine dell’incantesimo", di Andrea Colamedici e Maura Gancitano.
Alcune considerazioni ed estratti del libro:
Secondo Colamedici e Gancitano, esplorare il lavoro significa anche riflettere sul suo opposto, l'ozio e la vita contemplativa.
Abbiamo trasformato un potenziale strumento di liberazione nella più sottile e pervicace forma di schiavitù mai apparsa sulla Terra.
Nonostante possa sembrare nichilista, la visione degli autori è un invito a rivalutare la nostra stanchezza, a considerare il riposo come una resistenza al mantra del profitto incessante. Il loro invito può sembrare irrealizzabile in una società in cui il lavoro è la principale fonte di sostentamento, ma è inteso come una sfida per risvegliarci dalla nostra passività e riaccendere il nostro desiderio.
Molti di noi si sentono sopraffatti dal bisogno di "giustificare la propria esistenza sulla Terra" attraverso il lavoro. Ma Colamedici e Gancitano ci incoraggiano a capire che non siamo definiti solo dal successo professionale, ma dalle nostre azioni, dai nostri impulsi, dalle nostre interazioni con il mondo e con gli altri. Il lavoro, quindi, può diventare un tentativo mal diretto di dare un senso alla vita.
Nella cultura greca e in quella romana per prendersi davvero aura di sé era essenziale trovare un equilibrio tra via attiva e vita contemplativa, e i due aspetti dovevano rimanere distinti e riconoscibili. Il mondo in cui viviamo al contrario, dà tutta l'importanza alla vita attiva, e anche la vita contemplativa rischia di diventare un task da portare a termine in uno slot della tua giornata, non qualcosa di completamente diverso. Viviamo in uno stato di attivismo forzato in cui anche la vita contemplativa viene inclusa e percepita esattamente come qualcosa da fare, un dovere da portare a termine.
La vita contemplativa è faticosa da abitare, perché ci mette di fronte al vuoto, al tempo dilatato, alla mancanza di un copione da rispettare. Eppure, è uno degli aspetti che più è in grado di aumentare il nostro benessere: l'ozio, la meditazione, l'ascolto, il non fare rappresentano un rimedio che ogni persona può imparare ad assumere, un po' per volta, allontanando il senso di colpa che deriva dal pensare che non si sta facendo niente, si sta sprecando il tempo e non lo si sta capitalizzando.
Lo spazio della contemplazione è quindi un antidoto al veleno del lavoro, allo spazio regolato dal tempo lineare che ingloba qualunque attività.
Ma la vita contemplativa non è il solo antidoto, la soluzione che il libro propone sta nell’azione, ma lascio a voi il piacere di scoprire, tra le pagine del libro, quale azione.
Da vedere
Se hai amato la saga di Indiana Jones e ti rifiuti di considerare l’esistenza dal 4 film, allora potrebbe piacerti quello appena uscito. In pieno stile “predatori dell’arca” una chiusura fan service che personalmente ho apprezzato. Ricco di auto-citazioni e riferimenti al mondo che ben conosciamo.
Un film discreto, non aspettarti un capolavoro, che potrebbe farti venir voglia di rivedere i primi tre film della saga.
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