Chiacchieriamo di lavoro, viaggi e nomadismo digitale
Oltre a nuovi contenuti e l'arrivo della SubstackTV!
Ciao e buona domenica!
Visto che in queste settimane si sono iscritte un po’ di persone nuove alla newsletter e mi sono arrivati diverse domande sul mio stile di vita nomade, ho pensato di dedicare la nostra chiacchierata di oggi a rispondere a un po’ delle vostre curiosità e, soprattutto, condividere cosa ho imparato in questi anni che può esservi utile anche se non state girando l’Italia e l’Europa in camper, ma lavorate da casa, da un coworking o passate da un bar all’altro!
Ciao, piacere, sono Elisa e lavoro totalmente online dal 2016, prima del camper c’è stata una lunga fase da nomade “classica”, fatta di hotel, Airbnb, B&B, case temporanee, sempre con zaino, trolley e Penny (la mia cana), spostandomi coi mezzi!



Il camper è arrivato poco più di un anno fa, come naturale risposta all’età che avanza: troppo vecchia per rincorrere treni con zaino, trolley e cane e con un sempre più forte desiderio di avere uno spazio “mio”, ovviamente mobile, ma coerente con chi sono e che mi dessi la possibilità di portare la montagna di cose “inutili” di cui amo circondarmi!
Fatte le necessarie presentazioni, iniziamo a smontare qualche falso mito!
Una delle cose che mi sento dire spesso è “vorrei anch’io la tua libertà” sottintendendo un concetto di libertà molto diverso da quello reale.
Per molti la libertà è scegliere giorno per giorno, forse ora per ora, cosa si ha voglia di fare: devo lavorare, non ne ho voglia non lavoro perché sono una persona libera!
Nulla di più lontano dalla realtà: se c’è una cosa che necessita struttura, programmazione e zero eccezioni è proprio “la libertà di lavorare viaggiando”.
Sono libera di decidere di lavorare dopo le 11 e dopo le 21, per assecondare la mia cronobiologia, di pianificare il mese seguendo il mio sistema neuroendocrino invece che il calendario gregoriano, di scegliere quante e quali clienti seguire, quanto scrivere, etc…, ma una volta definiti questi aspetti, non negozio più con me stessa!
La libertà, qualsiasi cosa significhi per te, non si aspetta che arrivi ma si progetta e si realizza con una noiosissima struttura strategica.
Lavorare mentre viaggi, che sia in camper o in workcation, significa anche progettare il lavoro in modo che non penalizzi il potersi godere il luogo che stai visitando, ma neanche permettere al cazzeggio di fagocitare il tempo che invece devi dedicare al lavoro.
E se ti dico questa è perché, da quando sono una dei soci fondatori dell‘Associazione Italiana Nomadi Digitali, mi sono potuta confrontare con diversi aspiranti nomadi che mi hanno condiviso quasi tutti lo stesso errore: entrare in modalità vacanza dimenticandosi del lavoro, fino a quando il conto corrente non inizia a farsi sentire!

Tra l’altro, piccola nota a margine, visto che ho parlato di conto corrente, che vale anche se non sei nomade: spesso le permanenze più lunghe costano meno di quanto immagini, perché i soggiorni lunghi - almeno un mese - hanno sconti anche del 50% e questo cambia proprio la percezione del “posso permettermelo”, soprattutto se il tuo obiettivo, come lo è il mio, è abitare, conoscere, respirare i luoghi che mi ospitano, conoscere le persone e, ovviamente, chiacchierare tantissimo con sconosciuti, da cui accetto anche le caramelle!
Controlla i piccoli dettagli
Una delle prime cose che ho imparato è che i problemi, quando lavori in viaggio, non sono mai cose enormi, si ok, può implodere il computer, ma sarebbe imploso anche a casa o in ufficio, arrivano invece da quei dettagli che ti dimentichi di verificare perché dai per scontati: corrente elettrica, connessione, giga disponibili all’estero, che rapporto hai con l’imprevisto, quanto silenzio ti serve per concentrarti…
Io amo lavorare nel casino, i bar sono il mio regno, ma magari per te, quello che sto sentendo io adesso, mentre ti scrivo, è un po’ too much!
Un’improbabile versione di “Uomini soli” che arriva dall’artista di strada
Presi singolarmente questi aspetti sembrano banalità, ma messi insieme possono rendere tutto davvero molto stressante se hai un alto bisogno di tranquillità mentale e ambientale.
Quindi, rumore a parte, che non mi crea problemi, ho imparato a prevedere tutti i possibili imprevisti, come ti ho raccontato qui, e questa è una cosa che puoi fare anche tu, anche se lavori da casa, perché cambia il luogo ma non cambia il principio alla base: prevedi l’imprevisto!
Ti metto qui l’articolo dove approfondisco meglio!
Nel tempo ho anche capito che la cosa più importante per la mia produttività è l’aria che si respira nel bar che scelgo come ufficio.
Quando arrivo in una nuova città, passo il primo giorno in giro con Penny alla ricerca del luogo perfetto: provo i caffè, guardo dove sono le prese di corrente, chiedo se c’è il wifi, parlo con le persone che ci lavorano, leggo il menù - visto che di solito mi ospitano da colazione all’aperitivo- altezza del tavolo, che la seduta sia decente, luce, temperatura…tutto!
Qui trovi una raccolta che tengo sempre aggiornato con i bar e i luoghi dove mi sono trovata bene a lavorare
Un’altro aspetto importante e sottovalutato è l’attrito mentale.
Viaggiare moltiplica le micro decisioni: dove lavoro, quando inizio, cosa mi serve oggi... Per ridurle al massimo, mantengo il mio spazio di lavoro digitale estremamente ordinato e accessibile ovunque e da tutti i dispositivi, così da potermi sedere, aprire il computer e sapere esattamente dove mettere le mani, senza dovermi ri-orientare ogni volta.
Ho imparato anche l’importanza dei piccoli rituali utili per dire al cervello che è ora di concentrarsi: un caffè - meglio filtrato, ma spesso americano - e la playlist qui sotto, due cose che funzionano come stimolo pavloviano quando devo iniziare a lavorare.
Porto con me nei bar in cui lavoro pochi essenziali: le cuffie, carta e penna, qualche strumento che rende il setup familiare ovunque mi trovi, così che l’ambiente digitale e quello fisico restino riconoscibili per il mio cervello, affaticandolo meno.
Inoltre mi porto sempre duplicati degli strumenti fondamentali: cavi, caricatori, adattatori, tutto in una pochette, così non devo pensarci ogni volta che preparo la borsa o lo zaino.
Gestione del calendario
Ci sono momenti che per me non sono negoziabili: mattinata lenta, molto lenta e passeggiata o aperitivo - o entrambi - al tramonto, tutto il resto si organizza intorno a questi due momenti.
Pianifico le giornate off: viaggi, visite o gli ultimi giorni della fase luteale, e anche questo lo puoi applicare alla tua vita pure se stanziale: commissioni, appuntamenti personali, giornate no…
Pensare di poter performare sempre allo stesso modo e magari sempre al massimo è utopia, quindi smetti subito e inizia mettendo in agenda i giorni in cui sai già che non potrai lavorare o non vorrai lavorare!
Un altro aspetto importante, se vivi/viaggi/lavori con qualcuno, comunica sempre in anticipo quando sarai al lavoro e quando sarai completamente off, i confini sono una tua responsabilità e sta a te metterli, comunicarli e farli rispettare, con educazione, ma senza compromessi!
Ad esempio tutte le mie clienti sanno che per loro ci sono sempre, ma in modo asincrono e questo rende la nostra collaborazione subito rispettosa dei tempi di entrambe.
Carico di lavoro
Infine, dobbiamo parlare del carico di lavoro, che non solo deve essere realistico, ma io consiglio sempre di pianificare partendo dalla domanda: se io quel giorno lì avessi la febbre o fossi stanca, riuscirei a fare tutte quelle cose?
Questo non serve a fare meno, ma a pianificare tenendo sempre in considerazione l’imprevisto. Se poi quel giorno sono iper produttiva, meglio, mi porto avanti con altre cose, ma se tutto dovesse andare storto, io sono comunque in pari con gli impegni presi.
La mia vita oggi si divide in tre macro-momenti:
- giorni di viaggio: da 1 a massimo 3 giorni consecutivi, dove, guidando per diverse ore consecutive, sono meno operativa lavorativamente parlando e quando mi fermo prediligo la lettura, lo studio, la pianificazione e, risolvo, se ci sono, le emergenze.
- visita della città e sopralluogo dei bar: il giorno successivo a quando arrivo e poi varia in base a cosa voglio fare e vedere: eventi, mostre, appuntamenti
- giorni di lavoro focalizzato: io a differenza di tutti i camperisti che incontro - che solitamente si stanno godendo la pensione e sono entusiasti di chiacchierare con questa strana creatura che fa un lavoro incomprensibile e vive in camper con un cane - mi fermo nello stesso posto anche 7/10 giorni, sia per entrare nelle dinamiche del posto in cui sono, cosa che amo profondamente, che per - indovina un po’ - lavorare in modo focalizzato, tenere le aule di formazioni, fare le consulenze alle mie clienti e scrivere tutto quello che i giorni più lenti mi hanno fatto venire in mente.
Se questa vita ti incuriosisce e vuoi ascoltare storie diverse dalla mia, lo scorso anno ho raccolto nelle mie “Interviste Nomadi” l’esperienza di diverse professioniste e professionisti - Ilaria, Davide Benaroio, Marta Brambilla Cristina Rolfini Nicole Zunino Ilaria Cazziol che trovate anche su Substack - che lavorano online, le trovi tutte qui:
e se hai domande, curiosità o vuoi continuare la nostra chiacchiera, rispondi a questa mail o scrivi nei commenti!
Divertiti e fai cose belle!
Elisa
Weekly Substack tip
Negli ultimi mesi è diventato sempre più evidente il desiderio dei social di diventare Tv, la settimana scorsa Mosseri ha lanciato la Instagram TV, questa settimana è arrivato il lancio della Substack TV, quindi un desiderio sempre più evidente della piattaforma di spingere sui formati live e video, non come contenuto accessorio ma come parte strutturale dell’esperienza editoriale.
Substack TV è un segnale abbastanza chiaro della direzione che la piattaforma sta prendendo nel 2026: meno frammentazione, più tempo di attenzione, più relazione diretta tra chi pubblica e chi usufruisce del contenuto.
Qui sotto trovi l’articolo ufficiale di Substack che presenta l’app, cosa fa e come funziona:
Nuovi contenuti pubblicati in settimana
Questa settimana ho pubblicato due nuovi contenuti verticali su come usare Substack in modo professionale:
oltre a un nuovo post della rubrica “Appunti di lettura”
Qui, come sempre, i contenuti evergreen che aggiorno regolarmente:
Substack “dalla A alla Z” quello che ti serve sapere per usare bene Substack, come vedrai ci sono ancora dei contenuti da inserire, ma molte analisi, consigli pratici, esempi reali e link alle risorse fondamentali sono già presenti!
Il mio Framework che ho presentato anche nella Masterclass su come crescere su Substack nel 2026 e che uso nelle sessioni individuali.
















È sempre bello leggerti! Oggi c’è un enorme bisogno di umanità, di storie vere e di connessioni reali, non solo di contenuti di business fatti bene.
Grazie tesoro!