Chiacchieriamo di neuroscienze, Pokémon e scuole per gamer
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Jesse Gomez, è un professore associato di neuroscienze all'Università di Princeton, il suo campo di studio riguarda le neuroscienze cognitive e lo sviluppo del cervello. Mentre stava svolgendo il suo lavoro da dottorando alla Scuola di Medicina dell'Università di Stanford, ha condotto uno studio (pubblicato poi sulla rivista Nature Human Behavior nel 2019) che ha rivelato l'esistenza di una regione del cervello che sembra essere particolarmente sensibile ai Pokémon e che si attiva solo nei soggetti che hanno giocato al gioco durante l'infanzia.
Ciò che lo ha sempre lasciato perplesso dello sviluppo del cervello è il fatto che le parti del cervello che leggono le parole o riconoscono i volti si trovano nella stessa regione in tutti gli individui. Prima del suo studio, il laboratorio di Margaret Livingstone presso l'Università di Harvard aveva condotto uno studio in cui aveva addestrato delle scimmie a riconoscere le lettere dell'Helvetica e i blocchi di Tetris (tetromini), e ciò aveva portato le scimmie a sviluppare nuove regioni cerebrali per riconoscere quelle lettere e immagini. Gomez aveva intenzione di replicare quell'esperimento sugli esseri umani, ma insegnare qualcosa di nuovo ai bambini nell’arco di molti anni si è rivelato essere particolarmente complicato, ed ecco che entrano in gioco i Pokémon!
Quando i Pokémon sono stati lanciati negli Stati Uniti era il 1998, sia i giochi che l'anime indirizzavano esplicitamente i bambini a "catturarli tutti", questo ha fatto sì che fosse importante per i giocatori riuscire a riconoscerli in base alle loro diverse sagome.
Gomez si rese conto che non poteva insegnare ai bambini qualcosa di nuovo e poi vedere come ciò influenzasse il loro cervello, ma poteva osservare come un'altra attività di apprendimento - ovvero giocare ai Pokémon - avesse influenzato lo sviluppo cerebrale dei bambini.
“In many ways, it was kind of the perfect ‘in the wild’ science experiment, where there was a whole generation of people who had been trained on new visual stimuli, so I figured, if you don’t get a region [in the brain] for that, from having learned that in childhood, then what would you get a region for?”
Gomez e Michael Barnett hanno sottoposto a risonanza magnetica sia persone che già conoscevano bene i giochi e la serie, che altri che non sapeva nulla dei Pokémon.
Lo studio ha mostrato che nelle persone che da piccole avevano giocato e visto la serie si accendeva in tutte la stessa zona del cervello.
“There’s all this meta information attached to it that somebody with context is immediately going to be able to access, and so they have this really rich cognitive map of how they’re all related to each other and interact with one another, that somebody coming in would obviously take a very long time to learn.”
La "Pokémania" si è sviluppata tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000. Durante questo periodo, molti genitori si preoccupavano degli effetti negativi che il gioco dei Pokémon avrebbe avuto sui loro figli anche a causa di articoli come quello del Time che descriveva il coinvolgimento dei bambini come "dipendenza".
Gomez con il suo lavoro può finalmente tranquillizzare i genitori sul fatto che i Pokémon non hanno rovinato il cervello dei loro figli.
“There’s been a few experiments showing that faces and words are very magnetic, in terms of eye gaze — like they’ll just grab your attention, and no one ever tells you to look at them, but you just do it. It’s likely because the brain has devoted such a huge amount of hardware to process this important ecological information, and so it inherently seeks that information out when it’s available, and so on. That would be my guess — is that Pokémon are not an exception to that. And so maybe we’re immediately attracted to it; we want to process it. And then for people who might not have had enough experience and develop [that part of their brain], it’s just a cartoon character, and it’s not inherently interesting.”
“If anything, their brain was representing more information than the average person, because in addition to all those other categories, like words and faces, they have a representation for an additional one. So I think, if anything, it shows that the brain is capable of more than what we throw at it currently.”
Il lavoro di Gomez non riguarda soltanto i fan di lunga data dei Pokémon, sta infatti aiutando a comprendere importanti questioni sullo sviluppo del cervello e di come il mondo dei videogiochi sia in grado di sviluppare talenti che si rilevano essere poi molto utili anche nel mondo del lavoro e nella loro vita di tutti i giorni.
Una scuola per gamer
Partendo dall’importanza dei videogiochi nella vita dei ragazzi di oggi nasce in Giappone l’ E-Sports High School, si trova nel centro di Tokyo e mette subito in chiaro che:
“Il Pro-gaming come occupazione è molto difficile, il nostro obiettivo è quello di fornire agli studenti competenze che possano essere usate non solo nelle competizioni videoludiche, ma anche in una ampia varietà di modi”.
La E-Sports High School, in sostanza, mira a dare una formazione che permetta agli studenti di affermarsi nel mercato del lavoro videoludico non solo come gamer, ma anche come sviluppatori di videogiochi, programmatori, commentatori di e-sport o designer di animazioni digitali.
Come puoi approfondire in questo articolo del New York Times, il valore della E-Sports High School va oltre le competenze professionali che intende insegnare ai propri studenti, sta infatti facendo tornare a scuola tutti quei ragazzi che avevano abbandonato gli studi a causa del ambiente educativo giapponese spesso molto duro: la filosofia dell’istituto è quella di suscitare l’interesse degli alunni per poi mostrare loro che “è davvero divertente venire a scuola ed è davvero utile per il [loro] futuro”, dice Saito al New York Times.
Se sei interessata a questi temi e vuoi approfondire come le competenze videoludiche e il gaming possano diventare uno strumento di crescita e permettere, a te o ai tuoi figli, di sviluppare competenze applicabili anche nel mondo del lavoro ti consiglio di iscriviti alla newsletter di Civiltà Digitale e scoprire goodgameitalia.com
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