Chiacchieriamo di scelte difficili
e della magia dell’incertezza
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e adesso, Chiacchieriamo di scelte difficili!
Iniziamo così: pensa a una scelta difficile che dovrai prendere nei prossimi giorni, può trattarsi di qualcosa di enorme e sconvolgente, tipo scegliere tra due percorsi lavorativi - artista o contabile - o tra due luoghi in cui andare a vivere - città o campagna - o ancora se andare all’Eurovision o rispettare le date del tour già programmato - oppure può trattarsi di quelle scelte “moralmente dense” come avere figli o non averne, accogliere o meno un genitore malato in casa, crescere tuo figlio secondo una certa religione; potrei andare avanti a farti esempi per ore, ma direi che ci siamo capiti, qualunque sia la scelta, è importante che sia enorme, monumentale, un evento esistenziale che cambierà tutto!
Adesso che hai identificato quella scelta che ha la capacità di incollare i tuoi occhi al soffitto in piena notte trasformandoti in un esperto di insonnia, ti rivelo che forse abbiamo completamente frainteso cosa siano, in realtà, le scelte difficili!
Se ti dicessi che non sono occasioni di logoramento interiore o disastro emotivo, ma qualcosa di molto più interessante e (se ci pensi) straordinario?
Se impariamo a comprendere davvero le nostre scelte difficili, scopriremo che in esse si nasconde un super potere che non sapevamo di avere e cioè la nostra capacità potenziale di creare motivazioni, dare senso alle cose e definire chi siamo.
Quello che rende una scelta difficile è il modo in cui le alternative si rapportano tra loro, mi spiego meglio: una scelta è facile quando una delle due opzioni è chiaramente migliore dell’altra: camminare scalzi su un letto di vetri rotti o indossare delle belle scarpe comode e con la suola spessa? Pagare un mutuo trentennale con uno stipendio da stagista o vincere alla lotteria senza nemmeno aver comprato il biglietto?
Scelte facili, appunto!
Quando ci troviamo davanti a una scelta difficile abbiamo una situazione in cui un’opzione è migliore in certi aspetti e l’altra è migliore in altri, ma nessuna è superiore in senso assoluto. È per questo che stai lì a chiederti se rimanere in città, con tutti i suoi aspetti positivi e i suoi limiti, oppure mollare tutto e trasferirti in campagna per un lavoro che ti stimola di più ma che potrebbe essere un salto nel vuoto. Perché nessuna delle due opzioni ha un vantaggio netto sull’altra.
Ora che hai preso consapevolezza di ciò che rende difficile una scelta, avrai notato che anche decisioni molto più piccole rispetto a “faccio figli o no?” possono metterci in difficoltà. Ad esempio: a colazione, meglio cereali integrali ricchi di fibre o una brioche al cioccolato? Dipende, i criteri sono gusto o salute? I cereali vincono dal punto di vista nutrizionale, ma la brioche è un’esplosione di soddisfazione immediata. Nessuna delle due è oggettivamente la scelta migliore, ed è proprio questa ambiguità che spesso ci blocca già alle 7 del mattino davanti alla dispensa. Ma se ci pensi, significa anche che le scelte difficili non sono creature mitologiche da temere: ne affrontiamo ogni giorno e, alla fine, sopravviviamo sempre.
Ora, un errore comune è credere che una scelta difficile sia difficile perché siamo “ignoranti”, come se ci fosse una risposta giusta che semplicemente non riusciamo a vedere.
Quanti di voi, almeno una volta nella vita, hanno preso un foglio, tracciato una linea nel mezzo e stilato una lista di pro e contro?
Io l’ho fatto tantissime volte e ogni volta mi rendevo conto che non funzionava, non era una questione di informazioni mancanti, quelle le avevo tutte, il punto è che il problema non riguardava la quantità, ma la struttura stessa della decisione.
Se - come in una puntata del cartone animato Alvin Superstar - avessimo la possibilità di guardare i nostri due futuri possibili, non sapremmo comunque scegliere con facilità, perché il punto è che nessuna delle due alternative è oggettivamente migliore dell’altra; lo sarebbe solo se fossimo delle macchine progettate per massimizzare un valore preciso, tipo “reddito annuale” o “tempo libero garantito”, ma non siamo macchine!
E allora, che si fa?
Se nessuna opzione è meglio, significa che sono uguali?
No, perché se fossero esattamente uguali, potremmo risolvere tutto lanciando una moneta, ma nessuno decide con il lancio di una moneta dove vivere, chi sposare o quale carriera intraprendere (o almeno, spero!).
E quindi?
Qui arriva il punto cruciale: le alternative nelle scelte difficili non sono né migliori né peggiori né uguali, sono “alla pari”, il che significa che si trovano nello stesso territorio di valore, ma con caratteristiche così diverse che non possono essere messe su una bilancia comune.
Sarebbe come confrontare la musica di Mozart con il jazz di Coltrane: non si può dire che uno sia “migliore” dell’altro in senso assoluto, perché sono espressioni di bellezza completamente diverse.
E qui entra in gioco il nostro super potere, quando le ragioni oggettive falliscono, accade qualcosa di magico: creiamo le nostre ragioni.
Inventiamo il senso.
Scegliamo chi vogliamo essere.
Se tutte le scelte fossero facili, vivremmo in un mondo dove il percorso della nostra vita sarebbe già segnato da leggi universali: mangia questo, vesti quello, lavora lì, vivi là, invece è proprio nelle scelte difficili che siamo più liberi.
È proprio davanti alla scelta difficile che ci mostriamo per chi siamo, che sia la scelta della brioche al cioccolato, della vita in campagna o dell’Eurovision Song Contest.
Solo davanti alle scelte difficili possiamo costruire il nostro destino non sulla base di regole fisse, ma di ciò che vogliamo diventare.
Quando non ci si rende conto di questo potere si finisce per farsi trascinare dalle circostanze senza mai prendere davvero il controllo: diventare avvocata solo perché sembrava la scelta più sicura o restare nell’azienda di famiglia solo perché è più facile non cambiare. Non sono esempi a caso, sono scelte attraverso le quali sono passata e che mi hanno insegnato a scegliere attivamente e arrivare a poter dire: “Ecco chi sono, ecco cosa voglio.”
Quindi, la prossima volta che ti trovi davanti a una scelta difficile, non stare lì a sbattere la testa contro il muro cercando di capire quale sia la scelta “giusta”.
Adesso sai che non esiste LA scelta giusta.
Guarda invece dentro di te e chiediti: “Chi voglio essere?”, perché in fondo, le scelte difficili non sono una maledizione, bensì il modo in cui creiamo noi stessi, ed è per questo che, se ci pensi bene, sono un gran bel dono!
Ciao, sono Elisa! Volevo salutarti e dare il benvenuto ai nuovi iscritti a questa newsletter.
Oggi ti ho parlato delle scelte difficili, ma questa pubblicazione è molto versatile e non riesce a stare nei paletti di una sola area di interesse, quindi aspettati di tutto.
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Cristina, a 50 anni ha lasciato il posto fisso, dopo la pandemia anche la casa.
Oggi vive e lavora viaggiando. Lo racconta ogni settimana nella sua newsletter Pensieri Nomadi
Di recente ho visto "Dark Matter", su Apple TV+, è una serie TV che parla di scelte e di scelte difficili.
”Se potessi rivivere la tua vita facendo scelte diverse, lo faresti?”
È un po’ su questa domanda che si sviluppa la storia: Jason Dessen, il protagonista, si ritrova catapultato in un universo parallelo dove ogni decisione che ha preso ha generato una realtà alternativa. Un labirinto di possibilità in cui nessuna strada è giusta o sbagliata, ma semplicemente diversa.
Direi un ottimo esempio del tema trattato nella nostra Chiacchierata di oggi: spesso ci tormentiamo cercando la scelta perfetta, quando in realtà ogni opzione porta con sé vantaggi e sacrifici.
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Ti ringrazio, le tue parole sono arrivate al momento giusto. Adesso faccio restack, poi rileggo e ripeto per i prossimi 40 giorni.
Scegliere vuol dire anche rinunciare a una parte di noi. Credo che dietro a ogni coraggiosa scelta ci sia anche una rinuncia, un’altra versione di noi, o un desiderio meno forte ma comunque presente, da salutare. Non è sempre facile ma necessario. Ti faccio sapere 😅❤️