Chiacchieriamo di soldi e libertà
Se mi diverto, non è lavoro?
Vuoi fare pubblicità in questo spazio e chiacchierare con più di 8.000 persone?
Qualche giorno fa ho trovato su Substack questa foto:
L’ho vista e ho pensato: verissimo, ma anche: perché sentiamo il bisogno di mettere le mani avanti? Di giustificare il fatto che vogliamo essere pagati?
Questa foto ha scatenato una valanga di commenti: alcuni entusiasti, altri un po’ più critici, uno in particolare mi è rimasto in testa: “You sound like you are apologizing for wanting to be paid for your work, as if you will be thought greedy or materialistic for wanting something you are owed. No man would qualify why they expected to be paid”.
Ecco.
Non è solo questione di genere - anche se conta, eccome - è una questione culturale, una questione di quale tipo di lavoro siamo abituati a considerare vero. Quanto sangue, lacrime e sudore siamo disposti a versare?
Quanto ti lamenti alla fine della giornata?
Quanto ti è concesso amare quello che fai senza per questo doverlo regalare?
Chi ha deciso che se ti diverti a fare qualcosa, non dovresti essere pagato?
Perché la passione viene letta come un'alternativa al compenso, invece che come un valore aggiunto?
Quando lavori con la mente, con la creatività, con l'ascolto, con l'immaginazione, con l'intuizione... nessuno vede le ore, la formazione, le prove, i fallimenti, la costanza, la fatica mentale, ma sono tutte cose reali, concrete, misurabili, anche se non si vedono… eppure ci sentiamo in dovere di spiegare.
Qualche giorno fa, parlando con una persona incontrata per caso, mi è successo questo:
Io: “Sono qui in Toscana da un mese con il camper”
Altro: “Ah, ma viaggi da sola?”
Io: “Sì, con il mio cane”
Altro: “Sei fortunata ad avere un compagno che guadagna per te, ti mantiene e ti permette di viaggiare”
Io: (sguardo perplesso) “Guarda che nessuno mi mantiene. Nessun compagno lavora al posto mio. Lavoro da remoto, come quando vivevo a Torino, Rimini o Milano”
Altro: “È bello così, mica come noi che ci dobbiamo spaccare la schiena...”
Fine della conversazione.
Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?
Joseph Conrad
Il messaggio implicito era chiaro: se non ti alzi all'alba, se non hai un capo, se non ti lamenti, se non torni a casa distrutta, allora non stai lavorando davvero e se sei in giro, serena, con il tuo cane, allora c'è sicuramente qualcun altro che sta faticando al posto tuo, perché tu da sola, col tuo lavoro, quella libertà non potresti mai permettertela.
Non è così che funziona, giusto?
E invece no.
È proprio così che funziona e il fatto che qualcuno non riesca a immaginarlo, non lo rende meno reale.
Fare arte costa.
Fare qualsiasi lavoro fatto con la testa, col cuore, con la visione... costa: in tempo, in risorse, in energia.
Il denaro serve, non per accumulare, ma per abilitare, per dare spazio, respiro, continuità, per vivere bene, non solo sopravvivere, e sì, voglio anche pagarmi una cena fuori, una giornata alle terme, comprare arte da altre persone... perché il piacere, il bello, il sogno, il desiderato... sono parte della vita e la vita nutre il lavoro.
Non tutto quello che ami deve diventare un lavoro, ma tutto ciò che fai bene, merita di essere pagato.
E che bel lavoro il lavoro di Brodskij quando gli han chiesto «Su cosa sta lavorando?», e lui ha risposto «Su me stesso».
Paolo Nori
Basta con la narrazione che la passione sia una moneta di scambio.
Basta con il dover spiegare ogni volta il perché.
Basta con la fatica come unica metrica del valore.
Posso lavorare con gioia e guadagnare bene.
Posso essere leggera e portare profondità.
Posso essere libera e responsabile.
E posso voler essere pagata.
Punto.
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Martedì prossimo scoprirai:
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Mi sono fermata per una settimana a Peccioli e no, non era in programma, ma a volte assecondare il tuo sentire è la cosa più produttiva che puoi fare, soprattutto se il posto in cui ti fermi è una sorpresa continua.
Peccioli, in provincia di Pisa, è un borgo che consiglierò a tutti per sempre: non è solo esteticamente bello è un laboratorio creativo a cielo aperto; qui l’arte contemporanea non è chiusa in gallerie, la incontri per strada, sui muri, nei vicoli. Installazioni, sculture, architetture fuori dagli schemi… tutto è pensato per dialogare con il paesaggio, senza rovinarlo, anzi, valorizzandolo.
Venerdì e sabato c’era anche l’evento del Post “Pensavo Peccioli” con incontri, chiacchiere, idee condivise tra persone interessanti che che ti fanno tornare a casa con la testa più ricca e il cuore più calmo.
Se cerchi un posto dove rallentare, nutrire la mente e respirare bellezza, metti Peccioli in lista e portati un quaderno, perché le nuove idee qui arrivano ininterrotte.











Aspetta, mi devo fermare un attimo.
“Sei fortunata ad avere un compagno che guadagna per te, ti mantiene e ti permette di viaggiare”
COOOOOSAAAAA?????
Questi commenti mi fanno venire una rabbia.