Chiacchieriamo di tutto ciò che non abbiamo vissuto
…oltre a idee, strategie e appuntamenti!
Questa settimana ho fatto una cosa che, di solito, evito di fare: mi sono fatta travolgere dalle notizie, aggiornamento dopo aggiornamento, rassegna dopo rassegna, scroll dopo scroll, finché non mi sono accorta che continuavo a leggere perché fermarmi mi sembrava quasi sbagliato e questo, sommato a un periodo in cui Penny non sta bene e a quella decision fatigue di cui ti ho già parlato, ha trasformato le ultime giornate in una combo stranissima fatta di momenti “offline” bellissimi, pieni di abbracci e chiacchiere con le mie persone preferite che non vedevo da mesi e momenti “online” estranianti, in cui non so cosa pensare del mondo se non che questi ultimi mesi stanno trasformando “1984” di Orwell in un libro ottimista.
Immersa nello scrolling infinito in balia dell’algoritmo mi sono ritrovata ad ascoltare queste parole di Andrea Vailati.
Ripensavo a come il Cinema racconti i come sarebbe stato se della vita. I what if. I bivi delle scelte.
Quegli spazi a cui non abbiamo accesso nella realtà ma che creiamo nella nostra mente: ricordi non accaduti, che barcollano nella nostra memoria non trovando un tempo. Non sono nel passato, perché non sono esistiti. Non sono nel futuro, perché non esisteranno. Piuttosto, fluttuano nel presente, creando una ferita impossibile.
Dove siamo noi quando siamo in quelle possibilità già svanite? Che emozioni sentiamo? Come possiamo essere malinconici di ciò che non abbiamo vissuto?
Il cinema si ferma proprio lì, mostra l’immaginazione, la rende percepibile. Il come sarebbe stato se diventa un mondo visibile, spiabile.
C’è qualcosa di sacro e paradossale in quel momento filmico: soffriamo la sofferenza di altri che non possono vivere qualcosa che forse sarebbe stato bello. E quindi, forse, diventiamo noi stessi quegli altri che non siamo stati nella nostra storia.
Per un istante, siamo ciò non fummo né saremo. Siamo i residui di ciò che abbiamo perso, siamo la nostra perdita.
Ci ripensavo, al cinema e ai come sarebbe stato se perché, in fondo, ogni volta che ne vedo uno in un film, mi sento vivo. In ciò che non ho vissuto, io vivo.
Perché la nostra vita è ciò che immaginiamo negli infiniti perpetui spazi vuoti dove si riposa tutto ciò che perdiamo. Resta lì, a guardarci.
Resto lì anch’io e capisco che quello che stavo cercando nello scroll non era un’informazione, ma la conferma che non sono sola a sentire il peso di ciò che non è successo, di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, di tutte quelle versioni di me, e oggi ancora di più del mondo, che esistono solo in quello spazio sospeso che Vailati descrive così bene.
I “What if” non sono rimpianti, o almeno non solo, sono il modo in cui la mente lavora quando il presente sembra troppo rumoroso o troppo impegnativo, sono il posto dove andiamo a respirare quando la realtà non ci dà abbastanza aria e c’è qualcosa di profondamente umano in questo, qualcosa che non va aggiustato o evitato, ma semmai riconosciuto e accolto.
In giorni come questi, in cui il mondo fuori sembra girare troppo veloce e in una direzione che non avevamo scelto, mi ritrovo spesso a vivere in quegli spazi vuoti, a immaginare conversazioni che non ho fatto, scelte diverse, strade che ho imboccato e strade che ho lasciato lì, ad aspettarmi, perché chissà, forse un giorno…
Mi accorgo sempre più spesso che il tempo trascorso in quei “chissà se…” non è tempo perso, ma necessario, perché quando rientro nel presente porto sempre con me qualcosa di nuovo, un nuovo punto di vista, un’emozione elaborata, la sensazione di aver lasciato andare qualcosa di pesante che mi stavo portando dietro senza accorgermene.
Quindi, se anche tu in questi giorni hai sentito il peso delle cose, se hai scrollato cercando qualcosa che non sai nominare, se ti sei ritrovata a pensare a come sarebbe stato se: stai facendo esattamente quello che ti serve, non sei sola, anzi, siamo in tante e tanti e, forse, è il modo migliore in cui possiamo investire il nostro tempo oggi.
💬 Perché la mia newsletter si chiama “Chiacchiere”: visto che spesso mi è stato chiesto, l’ho spiegato qui e ti avverto, dei due, tu sei quella che “cucina” in camper!
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Weekly Substack tip
Nuove opzioni di formattazione del testo
Aspettavo questo aggiornamento da anni e vi giuro che non capisco come, una cosa così semplice e ovvia si sia fatta attendere quasi 10 anni, ma bando alle ciance, adesso su Substack possiamo formattare il testo anche centrato, a destra e giustificarlo!
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Nuovi contenuti pubblicati in settimana
Questa settimana ho pubblicato:
Qui, come sempre, i contenuti evergreen che aggiorno regolarmente:
Substack “dalla A alla Z” quello che ti serve sapere per usare bene Substack, come vedrai ci sono ancora dei contenuti da inserire, ma molte analisi, consigli pratici, esempi reali e link alle risorse fondamentali sono già presenti!
Il mio Framework che ho presentato anche nella Masterclass su come crescere su Substack nel 2026 e che uso nelle sessioni individuali.
Facciamo cose insieme
Come andrebbe e NON andrebbe usata l’AI per scrivere testi lunghi
Dove: Toolbox - Via Agostino da Montefeltro, 2, 10134 Torino TO
Quando: giovedì 19 marzo alle ore 18:30
L’AI può essere la vostra migliore alleata oppure quella che vi fa fare una figuraccia epica 😅
In questa serata parleremo proprio di questo: di come andrebbe e NON andrebbe usata l’AI per scrivere testi lunghi. Perché sì, può darci una mano incredibile quando dobbiamo strutturare un long-form, trovare idee, mettere ordine nei pensieri, ma può anche trasformarsi in quel compagno di gruppo che “fa tutto lui” e poi consegna un lavoro che non vi rappresenta per niente.
Partiremo da casi concreti. Vedremo quando l’AI ti aiuta davvero a scrivere meglio e quando invece scrive al posto tuo e lì sta il problema: perché se non ci metti testa, esperienza e punto di vista, il risultato si sente.
After Meetup
Terminiamo il nostro incontro con cibo, chiacchiere e networking!
Per oggi è tutto, ci vediamo su Instagram per continuare a Chiacchierare!
Qui uso spesso il femminile sovraesteso e non censuro le parolacce!
Inoltre questa newsletter è gratuita ed è distribuita con una licenza CC0, che significa che puoi farne quello che vuoi anche senza citarmi: più idee condividiamo, più pensieri siamo in grado di fare.










Ciao Elisa, come sempre preziosa e di grande ispirazione. Rendi concreti i pensieri che navigano senza una direzione! Grazie davvero
Ciao Elisa, grazie 😊 sei sempre molto generosa