Cosa dobbiamo mettere dietro 'sto benedetto Paywall?
Cinque formati che funzionano bene dietro Paywall
Studiando Substack mi sono imbattuta spesso in articoli che, per rispondere alla domanda: “Come posso avere lettori paganti?” consigliavano di costruire spazi solo per loro, come se bastasse aprire una chat dedicata e le persone cominciassero a pagarti per il privilegio di stare in quello spazio insieme a te (forse può funzionare giusto se sei Pattinson o Zendaya).
Il problema con questo consiglio è che arriva quasi sempre da chi scrive di Substack su Substack, e mi ci metto dentro anch’io, perché devo essere onesta, io gioco relativamente facile, il mio pubblico arriva qui già caldo, da LinkedIn o da Instagram, vuole usare Substack come asset strategico e la combinazione tra il mio lavoro da Strategist e più di tre anni sulla piattaforma mi rende il lavoro più semplice rispetto a chi sta costruendo una newsletter in una nicchia specifica, magari in italiano, in un mercato che ha un rapporto con i contenuti a pagamento online molto diverso da quello anglosassone.
Il consiglio, quindi, non è sbagliato in assoluto, è che viene dato come se fosse universale quando invece è contestuale e la differenza tra i due casi è enorme, quindi oggi spostiamo il focus sul vero problema con il Paywall, che è tutt’altro che tecnico!
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