Quante volte in un anno vi capita di accorgervi che non siete più, professionalmente parlando, la persona che eravate giorni, settimane, mesi fa?
A me capita spesso di tornare alle basi, chiedermi chi sono, cosa faccio, perché lo faccio, con chi voglio farlo, che tipo di spazio sto costruendo, che esperienza sto offrendo a chi lavora con me o, più nello specifico, a chi entra nel mio spazio editoriale su Substack o sui miei social.
Quello che ti condivido oggi l’ho pensato perché possa esserti utile su due livelli diversi, ma molto più legati di quanto sembri.
Se sei in un momento di confusione, di ridefinizione, di passaggio, troverai qui dentro i tuoi punti fermi da cui ripartire, le parole che ti aiuteranno a vedere chi sei oggi, non chi eri due anni fa e nemmeno chi pensi di dover diventare in futuro, chi sei oggi.
Se invece hai già le idee chiare, hai un progetto avviato e vuoi migliorare la tua presenza online, allora usalo per quello che è: un processo in sette passaggi per scrivere un post fissato in alto davvero utile, capace di spiegare a chi arriva chi sei, cosa troverà, in che mondo sta entrando e perché dovrebbe avere voglia di restarci.
Noi lo useremo parlando di Substack, certo, ma anche su Instagram, su LinkedIn, sul tuo sito, nella tua pagina About, dentro una Welcome Page, come base per riscrivere una bio che ormai non ti rappresenta più, etc… Perché il punto non è la piattaforma, il punto è riuscire a presentarti per chi sei veramente oggi.
Iniziamo quindi a scrivere da zero o rivedere il tuo Hero Post, che si, su Substack si chiama proprio così!
1: parti da te
Spesso consiglio di scrivere la bozza di un testo con il supporto dell’Ai, avviare un confronto, una ricerca il brainstorming e l’analisi di punti di vista diversi dai nostri, in questo caso no!
Per scrivere il tuo Hero post parti da te e se vuoi usare strumenti Ai o di supporto, fallo in un secondo momento, magari per controllare un refuso o dare un ordine più fluido ai diversi aspetti che vuoi riportare, ma non delegare la risposta a “chi sei” perché il rischio è che l’Ai usi le informazioni che gli hai dato mesi fa e l’output che ti restituisce somigli a una versione di te “vecchia”.
2: il tuo obiettivo è orientare chi ti incontra per la prima volta
Uno degli errori più comuni è pensare che un testo di presentazione debba “stupire”, in realtà dovrebbe spiegare, dovrebbe aiutare chi legge a capire chi sei e cosa potrà aspettarsi da te; quindi smetti di cercare una frase a effetto tipo Robert Downey Jr su X “You know who I am” e focalizziamoci su come raccontarci a chi ci leggerà.
Iniziamo dallo stile: scrivi come se stessi parlando a una persona dal vivo, usa i tuoi intercalari, il tuo ritmo, le tue parole, il tuo modo naturale di aprire parentesi, fare collegamenti, usare coordinate e subordinate, se rispecchiano il tuo naturale modo di esprimerti.
La tua personalità non ha bisogno di essere “editata”, anzi, ha bisogno di spazio per esprimersi e non va soffocata da quel tono tutto uguale che vedo spesso online.
3: scrivilo come una lettera a chi conosci
Questo per me resta uno dei passaggi più efficaci, perché disinnesca subito il rischio di pensare all’apparenza e alla performance e ci riporta alla relazione: nella fase di bozza, non scrivere “per il pubblico”, scrivi a una persona reale, qualcuno che conosci, che stimi, che vorresti fosse un tuo lettore o una tua lettrice, inizia proprio con “Ciao…” o “Caro/a…” e racconta.
Racconta perché questo progetto esiste, da dove nasce, cosa significa per te, che cosa ti interessa costruire, che tipo di contenuti condividi, a chi possono essere utili, perché crei quello che crei e cosa speri che cambi in chi ti legge, dopo che ti avrà letto.
Se hai già ricevuto feedback, risposte, commenti, se ci sono parole che le persone usano quando ti descrivono e senti che risuonano con te, usale perché, a volte, gli altri sono più bravi di noi a parlare di noi!
Quando hai finito, togli il saluto, il Ciao o Cara/o messo all’inizio!
4: dopo il “chi sei” racconta lo spazio in cui stai invitando le persone a entrare
Questo è un punto su cui insisto molto con le mie clienti: l’Hero Post non serve solo a dire chi sei, serve anche a spiegare di cosa parla la tua pubblicazione, il tuo spazio editoriale: qual è l’atmosfera, cosa troveranno dentro, che tipo di relazione si verrà a creare, in altre parole, non stai solo presentando te stessa, stai mettendo le basi per una potenzialmente lunga relazione.
Ricorda che su Substack non stai semplicemente pubblicando contenuti, stai costruendo un ecosistema, un piccolo spazio editoriale fatta di post, note, commenti, archivi, email, eventuali sezioni, eventuali contenuti riservati, il tutto accompagnati dal tuo tono di voce unico, dalla costanza e da una promessa editoriale. Il tuo Hero Post dovrebbe spiegare tutto questo senza diventare pesante e ridondante.
Che cosa troverà qui chi si iscrive?
Con che taglio?
Con quale frequenza, se la frequenza è un elemento che vuoi dichiarare?
Con quale punto di vista?
Questo spazio è più riflessivo, pratico, didattico, strategico?
Parli da professionista, da osservatrice, da amica, da autrice?
Più il tuo lettore capisce cosa aspettarsi, più saprà orientarsi e più facilmente deciderà di restare.
5: lascia decantare, come si fa con un buon vino rosso!
Una volta scritta la bozza, lasciala lì, fai altro e non pensarci per qualche ora, meglio ancora per un giorno. Poi rileggila chiedendoti se spiega bene quello che vuoi comunicare:
- hai scritto quello che vuoi davvero che le persone sappiano?
- le prime due righe sono davvero necessarie o si possono tagliare?
- c’è una parte che tieni tipo coperta di Linus, ma che in realtà non aggiunge nulla al post?
Le cose migliori, quasi sempre, sono quelle che rimangono dopo aver eliminato il superfluo. Togli i giri di parole, i concetti che non servono veramente, la presentazione in stile curriculum se non serve davvero.
Lascia solo ciò che è davvero utile a chi ti legge.
Un buon Hero Post non deve dire tutto, deve dire abbastanza bene ciò che serve, il suo ruolo è dare inizio alla relazione.
6: spiega chiaramente cosa riceve chi si abbona
Se la tua pubblicazione prevede dei contenuti riservati agli abbonati, spiegalo in modo chiaro, non autosabotarti pensando di sembrare troppo “commerciale”, sii chiara:
- se hai un’offerta gratuita e una a pagamento, dillo e spiega chiaramente le differenze;
- se scrivi con una certa frequenza, dillo;
- se gli abbonati ricevono newsletter lunghe, note quotidiane, approfondimenti, risorse, dietro le quinte, audio, workshop, contenuti extra o accesso a un certo tipo di chat, spiegalo.
Le persone vogliono sapere come ricevere i tuoi contenuti, altrimenti non sarebbero lì a leggerti.
Chi arriva non ti conosce ancora abbastanza, quindi evita i fraintendimenti, sii pragmatica e concreta, ipotizza anche di specificare per chi è il tuo spazio e per chi non lo è, esplicita il tuo posizionamento.
Su Substack, in particolare, questo passaggio è ancora più importante perché l’abbonamento è una sorta di patto di fiducia, e la fiducia cresce quando le aspettative sono chiare.
7: inserisci foto, link utili e indicazioni sui prossimi passi
Nonostante ci abbiano riempito la testa di B2B e B2C, le relazioni avvengono sempre e comunque esseri umani con esseri umani, una tua foto, o un’immagine che rappresenti davvero il tuo spazio, è quella cosa in più che rafforza da subito il legame, che ti fa sentire nel posto giusto, che dice: “Questa sono io, ciao, piacere di conoscerti!”
Poi aggiungi i link, sceglili con cura, fai che portino a contenuti che ti rappresentino, ai post da cui è facile capire come lavori, pensi, scrivi e osservi il mondo. Se hai un archivio ricco di materiale, non lasciare che chi arriva debba trovare da solo cosa gli serve, accompagnalo, scrivi un “Inizia da qui” con tre/cinque/sette contenuti chiave.
Questo è un punto strategico che su Substack può fare la differenza perché l’Hero post non è solo un “Benvenuto”, è più uno snodo e se riesci a fare in modo che riduca l’attrito, aumenti il tempo di permanenza, aiuti a capire l’importanza del tuo lavoro e può trasformare un “primo incontro” in un luogo in cui tornare regolarmente.
Dopo averlo pubblicato, ricordati di andare al menu a discesa del post e fissalo in alto, da quel momento resterà in cima e lavorerà al posto tuo: ti presenterà, orienterà e accompagnerà i nuovi lettori.
Nota Bene
Questo processo vale per Substack, ma vale anche se stai scrivendo la bio di Instagram, la pagina “Chi sono” del tuo sito, la presentazione su LinkedIn o qualunque altro testo in cui qualcuno, prima di decidere se seguirti, comprare da te, risponderti, etc… vuole conoscerti meglio.
Il punto centrale non è la piattaforma, il punto è saperti raccontare con chiarezza e se mentre scrivi ti rendi conto che, tu per prima, non sai ancora bene come descriverti, non vuol dire che stai sbagliando tutto, anzi, vuol dire che scrivere questo testo è proprio quello che ti serve per fare chiarezza, per rimettere a fuoco te stessa, per ricordarti quale spazio vuoi davvero costruire e quale no.
FAQ
Domande frequenti sul tuo Hero Post
E se il mio Hero post mi sembra un po’ noioso?
Succede più spesso di quanto pensi e non è per forza un problema!
Un hero post non deve essere brillante a tutti i costi, deve essere chiaro, il suo compito è orientare.
Detto questo, se ti sembra noioso, di solito dipende dal fatto che stai ancora spiegando troppo e mostrando troppo poco, prova a riscrivere l’inizio con qualcosa che diresti se fossi dal vivo, qualcosa di più tuo, più personale.
Deve essere corto per forza?
No, assolutamente, il mio Hero Post non è breve, deve essere lungo quanto serve per dire le cose che vuoi condividere!
Alcuni hero post funzionano bene perché sono essenziali, altri perché ti portano in un mondo che vuoi approfondire e ti fanno sentire nel posto giusto.
La vera domanda non è “quanto deve essere lungo?”, ma “ogni parte che ho scritto è davvero utile a chi legge a capire chi sono, cosa troverà qui e perché dovrebbe restare?”. Se la risposta è sì, la lunghezza diventa secondaria.
Posso usare un video invece di un testo?
Sì, può funzionare, ma solo se il video riesce a trasmettere il tuo tono, la tua energia e il tipo di relazione che vuoi costruire. Però ti direi di non affidarti solo al video, un testo, anche breve, continua a essere utile perché aiuta a orientare, a chiarire la struttura del tuo spazio e a inserire link, spiegazioni e punti di accesso ai contenuti.
L’Hero post e la pagina About dovrebbero essere uguali?
Non necessariamente uguali, ma sicuramente coerenti tra loro.
L’Hero post lavora come soglia editoriale: accoglie, orienta, introduce il tuo spazio e può circolare più facilmente come contenuto, mentre la pagina About tende a essere più istituzionale. Se vuoi semplificarti la vita puoi anche usare la stessa struttura, l’importante è che chi ti incontra in un post o nell’altro non riceva messaggi diversi tra loro.
Conviene unire Hero post e About page in un solo contenuto?
Spesso sì, soprattutto se vuoi evitare dispersione e rendere tutto più chiaro, ma dipende da quanto materiale hai e da come lavori. Una soluzione può essere avere un Hero post strutturato molto bene che svolga anche la funzione della About page. Non è una regola assoluta, ma è una scelta pratica e, in molti casi, una strategia vincente.
L’Hero post viene inviato via email quando qualcuno si iscrive?
Non automaticamente, almeno non nel senso in cui immaginiamo una Welcome email. L’Hero post è prima di tutto un contenuto fissato in alto sulla homepage della pubblicazione, può diventare un ottimo punto di riferimento per chi arriva, ma non sostituisce del tutto una sequenza di benvenuto, se hai bisogno di accompagnare meglio le nuove persone dentro il tuo ecosistema conviene pensarlo come una porta d’ingresso, non come unico strumento di onboarding.
Se cambio la mia pubblicazione, devo riscriverlo?
Sì, o almeno rivederlo quanto basta! L’Hero Post non è scritto nella pietra, è uno spazio vivo, se hai cambiato offerta, tono, focus, ritmo, lettori ideali o modo di stare su Substack, è giusto che anche l’Hero Post cambi, anzi, spesso aggiornarlo è uno dei modi migliori per renderti conto davvero di ciò che è cambiato nel tuo lavoro.
Posso prendere elementi dalla bio, dalla About page o da altri testi che ho già scritto?
Assolutamente sì! Anzi, spesso è la cosa più intelligente da fare: molte persone costruiscono il loro Hero Post proprio mettendo insieme pezzi già esistenti, come la bio, la pagina About, una pagina risorse, una presentazione del proprio progetto o vecchi testi di benvenuto. Il punto non è scrivere tutto da zero, ma dare a quei materiali una forma più chiara, più accogliente e più utile per chi arriva sul tuo Substack.
Devo inserire anche opinioni o commenti dei lettori?
Se ne hai, può essere molto utile. Le parole dei lettori aiutano a rendere più concreto ciò che fai, mostrano come il tuo lavoro arriva davvero agli altri, in più, spesso riescono a trasmettere il vero valore del tuo spazio. Non servono tante testimonianze, bastano anche poche frasi, scelte bene, che aiutino chi arriva a capire come ci si sente nel tuo mondo.
Serve davvero mettere una foto?
Secondo me sì, non per una questione estetica o autoreferenziale, ma per una questione di relazione, una foto aiuta a umanizzare lo spazio, a dare un volto alla voce e a rendere più immediato chi siamo. Se non vuoi usare una tua immagine, puoi comunque scegliere una foto che rappresenti bene il mood della tua pubblicazione, l’atmosfera, il tuo modo di stare nel mondo.
Quanti link dovrei inserire?
Abbastanza da aiutare chi arriva a orientarsi, ma non così tanti da creare confusione. Di solito funzionano bene da 3 a 7 link che portino ai contenuti più rappresentativi, quelli che spiegano meglio il tuo approccio, il tuo tono, la tua presenza sulla piattaforma. Pensa a quei link come a una piccola mappa che accompagna i nuovi iscritti, non a un elenco di tutto ciò che hai già pubblicato.


