Due modi diversi per far crescere la tua newsletter
La crescita non è il problema, il problema è quale vita vuoi vivere
Forse è capitato anche a te, mentre scrolli leggi di qualcuno la cui newsletter ha raggiunto numeri importanti: vedi i numeri che salgono, screenshot condivisi con nonchalance, frasi tipo “non me lo aspettavo”- che in realtà significano “me lo aspettavo eccome ma adesso posso dirlo”- e mentre leggi, non provi invidia, bensì qualcosa di più sottile e più pericoloso: la sensazione che ci sia un ritmo giusto, un modo corretto di fare le “cose digitale”, e che tu non riesci proprio a capire qual è!
È lì che nasce il pensiero tossico: forse dovrei esserci di più, forse dovrei pubblicare meglio, forse dovrei accelerare, forse…, forse…, forse…
Il punto è che quasi nessuno, quando parla di crescita, si sofferma ad approfondire che tipo di crescita sta realizzando, e soprattutto che tipo di persona, quella crescita, sta richiedendo di diventare.
Negli ultimi tempi ho analizzato due modelli completamente diversi, entrambi arrivano a risultati solidi, non simili, solidi nel tempo, e la cosa interessante non è che funzionino entrambi, ma che portino a due modelli di gestione della newsletter completamente diversi!
Da una parte c’è il modello che vive di attenzione:
presenza continua, reattività, capacità di stare nel flusso delle cose che accadono ora, oggi, possibilmente cinque minuti fa. È un modello che premia chi sa tradurre il caos in linguaggio umano mentre il caos sta ancora succedendo. Se ti riesce bene, diventi una voce necessaria, ma se ti riesce male, sei solo l’ennesimo rumore.
Dall’altra parte c’è il modello che vive di intenzione:
persone che non ti scoprono per caso, hanno aperto Substack e ti stanno cercando. Non arrivano a te scrollando, ti conoscono e sanno che puoi risolvere quel loro problema: hanno una domanda precisa, spesso anche un’ansia precisa, e trovano in quello che fai la risposta strutturata che gli serve.
È un modello forse meno visibile che, però, è in grado di reggere con meno fatica sul lungo periodo.
Entrambi funzionano, ma devi scegliere cosa è più compatibile con te perché ogni modello di newsletter è un modello di gestione del tempo, dell’energia e dell’attenzione, quindi, per estensione, un modello di vita.
È a questo punto che scegli chi devi essere ogni giorno per sostenere la crescita a cui aspiri.
Se scegli il modello che vive di attenzione
La tua giornata non inizia davvero quando apri il computer, inizia prima, quando controlli cosa è successo mentre dormivi.
Notizie, trend, discorsi, micro scandali, aggiornamenti, tutto ciò che potrebbe essere rilevante o sembrare tale. Vivi con una parte del cervello costantemente accesa, come dico spesso parlando di me: “coi sensi di ragno sempre attivi!”, perché il valore che offri è stare nel flusso, tradurre in tempo reale, arrivare mentre la conversazione è ancora calda.
Il lavoro non è solo scrivere. È esserci: essere presente quando qualcosa accade, essere abbastanza veloce, lucida e preparata sul tema da dire qualcosa di sensato mentre il resto del mondo reagisce di pancia.
Le tue giornate diventano frammentate, non necessariamente caotiche, ma diciamo porose, ogni input può diventare materiale utile.
Se ami l’attualità, se ti nutri del confronto, se la tua energia aumenta quando sei immersa nel presente, questo modello può essere stimolante, persino indispensabile, ma richiede una cosa molto precisa: una capacità alta di stare sotto stimolo continuo senza farti risucchiare.
Se scegli il modello che vive di intenzione
Le tue giornate sono decisamente più tranquille, non perché lavori meno, ma perché lavori prima. Ti concentri sulla progettazione, sulla strutturazione, nel leggere e rileggere il testo finché sei certa che funziona davvero.
Non devi arrivare per prima, devi essere sicura che sia tutto giusto.
Le persone non ti trovano perché sei ovunque, ma perché sei diventata un riferimento, hanno una domanda precisa e quello che vogliono non è una risposta plausibile ma LA risposta.
Questo modello ti permette di gestire meglio i tempi: ci sono giorni di produzione profonda e giorni di revisione, puoi permetterti di non commentare tutto perché il valore che dai a chi ti segue ha bisogno di tempo per essere creato.
È un modello che regge bene se vuoi una vita più lenta, se lavori meglio per cicli, se hai bisogno di profondità più che di scariche di adrenalina.
Il punto che quasi nessuno considera
Entrambi i modelli funzionano, ma cambia la vita che ti “costringono” a fare:
se scegli il primo, stai scegliendo una vita più reattiva.
se scegli il secondo, stai scegliendo una vita più intenzionale.
E no, non puoi fare entrambi, almeno non se vuoi una qualità del lavoro alta, quello che vedi online come “ibrido” spesso è una fase temporanea, o c’è alle spalle un team o quella persona, tra sei mesi, sarà in burnout!
Sapendo questo, quale modello vuoi abitare senza snaturarti?
Che tipo di stanchezza sei disposta a sostenere? Quella da sovra-esposizione o quella da iper-concentrazione?
E soprattutto: che tipo di persona vuoi diventare mentre costruisci il tuo lavoro su Substack?
Immagina una tua settimana ideale tra due anni, non quella “di successo”, quella reale e poi chiediti: quale modello la rende possibile? Quale, invece, la renderebbe invivibile anche con ottimi numeri?
Capito questo la strategia smette di essere un “problema” e diventa una conseguenza.
Affrontiamo un altro spetto, che, di solito, chi lavora da sola, da remoto, come freelance, consulente, mentor, si perde: focalizzarsi sul risultato finale senza chiedersi cosa c’è prima. Prima dei numeri, prima dei follower, prima delle metriche condivisibili, etc… c’è il tipo di problema che stai risolvendo nella testa delle persone, non “di cosa parli”, ma cosa chiarisci o semplifichi.
Le newsletter che crescono sono quelle che, oltre a diventare un’abitudine cognitiva - so che ogni domenica arriva la mail di… - diventano il luogo in cui vai quando hai quel problema specifico da affrontare e risolvere, che sia bisogno di crescere su Substack, capire il Marketing, non sapere cosa leggere, farti una risata, riflettere sulla politica…
Quindi, sapendo questo, capisci anche perché copiare un modello che non corrisponde al tuo modo di gestire le newsletter, più che inefficace, diventa estenuante.
Se il tuo lavoro è aiutare le persone a fare ordine, a prendere decisioni migliori, a non perdersi, e scegli un modello che richiede presenza continua, iperproduzione, visibilità costante, stai addestrando te stessa a una versione del lavoro che ti consumerà prima di ripagarti.
Smetti di chiederti: “come posso far crescere la mia newsletter” e concentrati sul risultato finale che ottiene il tuo lettore: che tipo di soluzione puoi portare?
Se un tuo lettore pensa “finalmente qualcuno che mi fa capire”, cosa sta capendo esattamente?
Se quella risposta è vaga, nessuna strategia, seppur apparentemente buona, funzionerà davvero.
Completa questa frase: “La mia newsletter esiste per…”.
Se non riesci a formulare subito una risposta, è un buon segno, vuol dire che ti stai mettendo in discussione!



Gran bel contenuto, pochi contenuti riescono a tenermi "interessato" dall'inizio alla fine. Chapeaù
Grazie per quest’analisi, davvero interessante e illuminante :)
Io credo di rispecchiarmi nel secondo modello, quello per intenzione.
La mia newsletter esiste per raccogliere e raccontare momenti tramite il tramonto.
Che sia visto in viaggio o nella quotidianità, da lì poi nascono racconti, riflessioni, itinerari pensati per rallentare, vivere davvero un luogo e ricordare ciò che conta, senza liste da spuntare 🧡