Chiacchieriamo di giovinezza, potere e ossessioni: perché Biancaneve e The Substance parlano di noi
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! Spoiler Alert The Substance e Biancaneve !
C’è una scena, in The Substance, che mi è rimasta incastrata nella mente come un granello di sabbia sotto la palpebra: Elisabeth Sparkle, interpretata da Demi Moore, guarda il proprio riflesso in uno specchio incrinato, non un grande specchio da regina cattiva, ma un riflesso spezzato e terribilmente umano. Quella scena mi ha catapultato indietro, tra le pieghe di una fiaba che conosciamo tutti ma che forse non avevo mai davvero capito.
Ho riflettuto su come Biancaneve, con la sua purezza intonsa e la matrigna ossessionata da uno specchio non meno crudele di un algoritmo social, non sia mai stata solo una fiaba per bambini, piuttosto, è una “premonizione”: un commento spietato su cosa accade quando confondiamo il nostro valore con l’immagine che proiettiamo sul mondo o, peggio, con quella che il mondo proietta su di noi.
Mentre riflettevo sul film, ho notato un interessante parallelismo con la fiaba di Biancaneve ed ecco la cosa strana, o forse nemmeno così strana se consideriamo quanto la narrazione moderna si nutra di archetipi antichi: entrambi i racconti esplorano il desiderio di giovinezza come simbolo di potere e accettazione, superando il semplice concetto di bellezza.
In questa newsletter, ho così deciso di indagare più a fondo sulle implicazioni culturali e sociali di questa ossessione.
Nella fiaba di Biancaneve, la matrigna non si accontenta di essere la più bella del reame, (perché oggettivamente è molto più figa di Biancaneve) la sua bellezza, infatti, non è sufficiente a placare il suo bisogno di conferme costanti e quando lo specchio “servo delle sue brame” decreta che Biancaneve è diventata la più bella, la regina precipita in una spirale di gelosia e disperazione. C'è qualcosa di quasi fisico in questa dinamica: la giovane età di Biancaneve è come un magnete che attrae tutto ciò che la regina sente di perdere, una minaccia concreta, quasi tangibile, al suo potere e alla sua rilevanza.
Nel mondo della fiaba, la giovinezza è più di una caratteristica fisica: è un segno di promessa, una forza magnetica che attira amore, ammirazione e possibilità.
La regina, pur essendo già bellissima, comprende che la sua bellezza è ormai segnata dall'ombra del tempo ed è in questa luce che il suo desiderio di uccidere Biancaneve diventa non solo un atto di crudeltà, ma un tentativo disperato di preservare il proprio status.

In The Substance, Demi Moore interpreta Elisabeth Sparkle, una donna il cui volto un tempo era simbolo di desiderio e successo, ma, con il passare degli anni, il mondo dello show business la allontana, considerandola troppo vecchia per mantenere il suo status di icona. È qui che le due figure, la regina cattiva di Biancaneve ed Elisabeth Sparkle, diventano quasi sovrapponibili: anche Elisabeth Sparkle è intrappolata in un sistema che glorifica la giovinezza come l'unica forma valida di bellezza e rilevanza e anche lei è disposta a sacrificare tutto pur di fermare il tempo.
E fermarlo, in un certo senso, significa fermare l'inevitabile.
Se ci pensate non c'è niente di più umano di questo.
Quando assume la sostanza, Elisabeth ottiene una versione idealizzata e giovane di se stessa - incarnata da Margaret Qualley - tuttavia, questa trasformazione non la libera, anzi: la nuova Elisabeth è una prigione, una maschera perfetta che nasconde le crepe di un'identità fragile, il film sembra dirci che la perfezione è una bugia, una narrazione tossica che ci vendono e che poi ci convinciamo di vendere a noi stessi.

Sia in Biancaneve che in The Substance, la giovinezza è il vero fulcro del desiderio, non è il desiderio della bellezza fine a se stessa, ma l'ossessione per il potere e il riconoscimento che la giovinezza conferisce.
Adesso fermiamoci un attimo: è chiaro che non si parla solo di estetica, ma di dinamiche di potere che sono così antiche e radicate che fanno sembrare qualsiasi tipo di progresso sociale una goccia nel mare.
Così come la matrigna di Biancaneve teme di perdere la sua posizione di dominanza, allo stesso modo, Elisabeth è spinta dal timore di essere dimenticata in un mondo che sembra ignorare chi non corrisponde ai suoi rigidi standard estetici.
La giovinezza, in entrambi i casi, diventa una valuta preziosa, un segnale di valore personale e sociale e questo tema è amplificato dal fatto che entrambi i personaggi si trovano in ambienti dove l'apparenza è tutto: una corte fiabesca e il mondo dello spettacolo, entrambi spietati nel ridurre le donne a meri oggetti di ammirazione.

La relazione tra Biancaneve e The Substance svela una verità scomoda: viviamo in una società che glorifica la giovinezza come l’unica forma di bellezza e potere. Ma questo culto dell’eterno presente ha un prezzo: ci spinge a vivere in un limbo, dove il passato è negato e il futuro viene temuto.
E se il vero dramma fosse che, nel nostro tentativo di fermare il tempo, lo stiamo rendendo irrilevante?
Quanto di noi stessi perdiamo ogni volta che cerchiamo di cancellare le tracce del nostro cammino?
Forse la domanda non è come fermare il tempo, ma cosa faremmo con esso se smettessimo di combatterlo.
E se il nostro valore non fosse legato alla giovinezza, come definiremmo il nostro essere?
Siamo pronti a confrontarci con la nostra complessità senza filtri o maschere?
Forse il vero antidoto non è accettare il passare del tempo, ma imparare a vedere ogni fase della vita come un capitolo insostituibile di un libro che nessun altro può scrivere.
Vi lascio con una domanda tanto confortante, quanto spaventosa: e se ci assumessimo la responsabilità di dare significato al nostro tempo, invece di cercare di fermarlo?
Ciao, sono Elisa! Volevo salutarti e dare il benvenuto ai nuovi iscritti a questa newsletter.
Oggi ti parlo della correlazione tra Biancaneve e The Substance, ma questa pubblicazione è molto versatile e non riesce a stare nei paletti di una sola area di interesse, quindi aspettati di tutto.
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