Intanto ci sei, su Substack, e fidati, questo è già tantissimo!
Il passo più difficile è proprio questo: esserci, presentarsi a chi non ti conosce, premere “pubblica” per la prima, seconda, decima, centesima volta… dare vita a una newsletter quando, dentro di te, la solita vocina ti sussurra: “Ma chi vuoi che ti legga?”
Entrare su Substack, oggi, può essere un’esperienza strana, a metà tra l’entusiasmo di un nuovo inizio e l’ansia da prestazione in stile “tutti sanno come si fa, tranne me”.
Spoiler: no, non lo sanno e chi lo sa davvero, ha sbagliato millemila volte prima di capirlo.
Substack non è difficile, ma può confondere, ti sembra di dover capire l’intera piattaforma prima ancora di scrivere la tua prima frase, di dover pubblicare con costanza, come se là fuori ci fosse una folla che aspetta solo il tuo pezzo, peccato che poi, apri le statistiche, e ti rendi conto che no, la folla per ora è distratta dall’ultima stagione di Stranger Things, in fila per il nuovo iPhone o sta giocando a Death Stranding 2.
Fatta questa premessa necessaria per calmare la tua ansia da prestazione, voglio condividere con te alcuni errori che in questi anni ho fatto e visto fare, così non dovrai cascarci anche tu e puoi andare dritta verso il tuo prossimo invio!
Detto questo, cominciamo!
Errore 1: entrare in Substack senza un obiettivo, ma aspettarsi di fare grandi cose
Amo l’ottimismo della volontà, ma ci vuole anche un po’ di pessimismo dell’intelligenza: il 90% delle persone apre Substack con l’entusiasmo di chi ha appena acquistato l’agenda per il nuovo anno, solo che poi si ritrova a controllare le statistiche ogni tre minuti e a dubitare del proprio valore sulla base dei tre like e mezzo che ha ricevuto.
Il punto è che senza un obiettivo chiaro, ogni numero diventa un giudizio, se non veniamo lette pensiamo subito: “non sono abbastanza”, per non parlare del macigno che ci crolla addosso a ogni disiscrizione.
L’obiettivo quindi non serve a motivarci, ma a creare un contesto dentro cui quei numeri abbiano un senso.
Un obiettivo può essere pratico:
pubblicare ogni settimana per tre mesi
raccogliere i primi 500 iscritti reali (sì, reali, non amici silenziosi o follower di passaggio)
guadagnare 1.000€ al mese
trovare la prima collaborazione editoriale
Oppure può essere narrativo:
sentirsi a proprio agio in quello che si scrive
creare uno spazio in cui le persone si fermano davvero a leggere
Il segreto è scegliere l’obiettivo e poi avere almeno tre traguardi: uno realistico, uno ambizioso, uno che ti spaventa e non perché devi raggiungerli tutti, ma perché tra il possibile e il desiderabile si trova la tua vera direzione.
Errore 2: pensare che Substack funzioni come “le altre piattaforme”
Substack è un ecosistema particolare: un po’ blog, un po’ newsletter, un po’ social, un po’ Patreon… ma soprattutto è uno dei pochi spazi dove sei tu ad avere il controllo: nessun algoritmo a decidere se meriti attenzione, nessun feed pensato per farti scrollare all’infinito, nessun focus sulle vanity metric a guidare le scelte.
Chi ti legge, ti sceglie, ti concede l’onore di entrare nella sua casella mail, nel suo flusso di notifiche, nella routine della domenica e del martedì (nel mio caso), e questo è un gesto di fiducia, molto intimo se ci pensiamo, e come ogni gesto di fiducia, merita intenzione, cura e presenza.
La parte più potente di Substack, a mio parere e a oggi dicembre 2025, è che ti offre due ambienti:
una casa digitale tua, con contenuti che restano disponibili anche tra mesi o anni
una piazza (Notes) dove chiacchierare, confrontarti, mostrare il tuo work in progress
e la cosa ancora più bella è che sei proprio tu a decidere come abitarli, puoi “arredare gli spazi” come più ami e attenzione, se non lo fai, se agisci come se Substack fosse come gli altri posti digitali, rischi di entrare con l’aspettativa di “fare grandi cose” e uscire con l’impressione che nessuno si sia accorto di te.
Errore 3: usare tutte le funzioni solo perché ci sono
Podcast? Ovvio.
Chat? Perché no.
Sezioni, automazioni, video, Notes? Fatto, fatto, fatto.
Fermati!
Substack non è una checklist da spuntare, è un ecosistema con tante funzioni a tua disposizione tra cui scegliere in base a ciò che ti serve per raggiungere il tuo obiettivo di cui al punto uno.
Non devi usare tutto, anzi!
Meglio un contenuto al mese davvero tuo, che podcast, chat, dirette, newsletter senza un filo conduttore.
La domanda che ti invito a farti è: Cosa supporta e amplifica la mia voce?
Se sei portata per il formato audio dedicati ai podcast, mentre se ami confrontarti con gli iscritti e vuoi far crescere la community la chat è il posto che fa per te, mentre se non vuoi saperne di funzionalità, vuoi solo la tua newsletter, va benissimo così!
Errore 4: cambiare continuamente idea
Chi ti lascia la sua email, ti sta dicendo: “Voglio leggerti, mi interessa cosa hai da dire”
È un gesto importante e richiede qualcosa in cambio: la tua presenza costante, non perfetta, ma affidabile, è il momento di mantenere la promessa che hai fatto alle persone quando si sono iscritte.
La costanza ti permette di creare un’abitudine e sai quanto noi esseri umani amiamo le abitudini: creano ritmo, fiducia, aspettativa.
Vuoi pubblicare una volta a settimana? Per esperienza, funziona benissimo.
Due perché hai molto da dire o vuoi testare la piattaforma?
Una al mese perché di più non riesci?
Tutte le opzioni vanno bene, l’importante è comunicarlo e rispettare l’impegno, ricorda che la trasparenza fidelizza.
Errore 5: trattare il tuo Substack come se non fosse un progetto professionale
Questo è un aspetto fondamentale e nella Masterclass “Esserci e crescere su Substack nel 2026” ne abbiamo parlato tanto: le persone che crescono su Substack hanno una cosa in comune: si percepisce subito che sanno cosa stanno facendo.
Il loro Substack non è un esperimento, un “vediamo come va”, è uno spazio in cui è subito chiaro chi sono, cosa fanno, per chi scrivono, qual è la loro promessa al lettore.
Chiarezza → fiducia → iscrizioni → crescita
Ricorda: la crescita è un effetto, non una causa.
Substack è uno spazio digitale nel quale puoi costruire la tua identità editoriale, ma come dico sempre, è un gioco che si vince sul lungo periodo, se ci lavori con consapevolezza, può diventare molto più di un blog o una newsletter, può diventare il tuo piccolo grande mondo digitale.
Per questa settimana è tutto, buona scrittura.
Divertiti e fai cose belle!
Elisa



