Io credo che il problema è che purtroppo il 90% delle persone fa un lavoro che gli toglie energie invece che dargliene, e non fa nulla per crearsi il proprio o individuare qualcosa che possono imparare ad amare.
Quindi, lamentarsi o rifugiarsi in un’illusione di salvezza come una vacanza è più facile e permette di rimandare ancora un pochino il problema, fino a quando è troppo tardi.
Grazie Riccardo, il tuo commento mi ha anche fatto fare un'altra riflessione: io ho parlato solo di lavoro, ma possiamo estenderlo al resto.
Se per motivi più grandi di me, devo scendere a compromessi sul lavoro, dovrei però riuscire a riempire parte del resto del tempo con attività che, come dici tu, mi ricaricano, mi danno energia, a cui dovrei essere felice di tornare e che mi fanno brillare gli occhi: amici, hobby, palestra, amante...
Forse alcune persone, purtroppo, sono incastrate per 40 ore a settimana in attività non molto apprezzate, così il fine settimana e le vacanze diventano l’unico momento in cui ci si può dedicare a se stessi. Forse.
Lavorando poche ore al giorno, il lavoro per me non diventa (quasi) mai un problema e avendo la fortuna di poterlo svolgere online, riesco a combinarlo spesso con la vacanza”.
Bell'articolo, mi è piaciuta molto la tua riflessione e anche il reel da cui è partita.
Mi colpisce perché io ho una visione abbastanza diversa del lavoro: per me non fa parte della "danza continua tra ciò che facciamo e ciò che amiamo", ma piuttosto del dovere. Lavorando per un'azienda esterna ma avendo anche lavorato in passato per me stessa, credo di avere difficoltà in generale a legare il piacere con le necessità economiche - come se queste ultime facessero per forza spegnere la scintilla del primo.
Eppure mi rispecchio tanto nel tuo discorso, perchè negli anni ho plasmato il mio lavoro in modo da risultarmi innanzitutto gradevole, e poi svolgibile a distanza e part-time, così da lasciarmi lo spazio e il tempo di vivere il resto della giornata come desidero. Come risultato coltivo le mie passioni, posso concedermi il lusso di seguire le energie del momento e... non vado in vacanza neanche io quasi mai! Con una vita così appagata sinceramente mi dimentico di potermi prendere ancora più tempo libero..!
Insomma, grazie per aver condiviso le tue riflessioni, perché alla fine mi hanno regalato un punto di vista diverso sull'esperienza lavorativa, che mostra quanto sia importante alla fine non tanto il percorso in sè ma il modo di viverlo.
Chissà, magari ti può interessare confrontare la mia esperienza da nomade digitale nel tuo podcast. Ti mando un messaggio privato qui con qualche dettaglio :)
Ciao Elisa! Sono assolutamente d'accordo con te. Ho sempre provato enorme fastidio davanti al 'carosello delle lamentazioni' che sentivo quando ero pendolare sul treno per due ore al giorno oppure, per 27 anni, in sala prof. Difficile non esserne trascinati all'interno. Difficilissimo immaginarsi DIVERSI, ma bisogna farlo. Senza indulgere nell'etica del "se vuoi, puoi", ma semplicemente ricordando a se stessi che ognuno si costruisce, nella sua unicità, giorno per giorno. Data la mia professione, non posso che continuare ad urlare che lo studio (anche lungo percorsi 'non canonici'), l'impegno, la dedizione fanno la differenza. SEMPRE. Lo dimostra una ex-prof che, dopo i 50 anni, ha deciso di diventare l'insegnante che è sempre stata. Anche se su vie parallele alla scuola. E che non è mai stata tanto felice di essere chi è!
Non è facile cambiare lavoro (600 Cv inviati e 5 colloqui online in nove mesi anche in posizioni senior di esperienza…) soprattutto quando sei over 55…spesso il lavoro non si sceglie per quello che piace, ma si deve prendere quello che si trova.
Mah, io invece inizio a essere stanca di questo continuo martellare di “balancing life and work” fatto da persone che per meriti, capacità, occasioni e quant’altro hanno la possibilità di guadagnare quello che ritengono adeguato per il loro stile di vita senza dover “timbrare il cartellino”. Io il cartellino lo devo timbrare, ma oltre a quello il mio lavoro (che ho il privilegio di avere scelto e mi piace) mi porta a una fatica mentale, a mille collaterali e imprevisti che mi stancano infinitamente. E a casa ho una famiglia a cui dedico con amore il mio tempo e il mio lavoro non retribuito. Tutto questo riduce il mio tempo personale che per me è fondamentale e a volte questo mi manda in affanno! Credo sia fisiologico e quindi le vacanze servono anche per recuperarlo e provare a ricordarsi che quando possibile è importante trovare tempo per le mie cose! Preferirei leggere di più di gente “normale” a cui il lavoro un po’ fa fatica e ha giornate si e no, piuttosto che continui stimoli a fare di più per avere tempo per se stessi…. Che alla fine è sempre un dire “non fai abbastanza bene”.
Voglio chiarire subito una cosa: da nessuna parte nella mia newsletter ho scritto che la mia vita è perfetta, senza alti e bassi, momenti di stanchezza o sconforto. Quello che ho condiviso è il mio approccio personale, che funziona per me, ma non significa che sia applicabile a tutti né che io viva una vita senza difficoltà.
Riconosco pienamente che ognuno di noi ha sfide uniche. La mia intenzione non è mai stata quella di sminuire chi vive realtà diverse dalla mia, come dover timbrare il cartellino o affrontare carichi familiari e impegni complessi. Anzi, il mio discorso non era affatto un invito a fare di più o a "non fare abbastanza bene". Piuttosto, volevo incoraggiare una riflessione su come possiamo, nel limite delle nostre possibilità, cercare di trovare un po' di serenità nel quotidiano senza dover attendere una pausa totale, che sia il weekend o le vacanze.
Detto questo, ti ringrazio per aver condiviso il tuo punto di vista. Mi rendo conto che queste riflessioni possano risuonare diversamente a seconda della propria situazione di vita.
Bell’articolo Elisa!
Io credo che il problema è che purtroppo il 90% delle persone fa un lavoro che gli toglie energie invece che dargliene, e non fa nulla per crearsi il proprio o individuare qualcosa che possono imparare ad amare.
Quindi, lamentarsi o rifugiarsi in un’illusione di salvezza come una vacanza è più facile e permette di rimandare ancora un pochino il problema, fino a quando è troppo tardi.
Grazie Riccardo, il tuo commento mi ha anche fatto fare un'altra riflessione: io ho parlato solo di lavoro, ma possiamo estenderlo al resto.
Se per motivi più grandi di me, devo scendere a compromessi sul lavoro, dovrei però riuscire a riempire parte del resto del tempo con attività che, come dici tu, mi ricaricano, mi danno energia, a cui dovrei essere felice di tornare e che mi fanno brillare gli occhi: amici, hobby, palestra, amante...
Forse alcune persone, purtroppo, sono incastrate per 40 ore a settimana in attività non molto apprezzate, così il fine settimana e le vacanze diventano l’unico momento in cui ci si può dedicare a se stessi. Forse.
Lavorando poche ore al giorno, il lavoro per me non diventa (quasi) mai un problema e avendo la fortuna di poterlo svolgere online, riesco a combinarlo spesso con la vacanza”.
Anch’io come te.
Il punto è non accorgersi di essere incastrate e quindi non vivere serenamente 5 giorni su 7 delle loro vite.
Vero
Bell'articolo, mi è piaciuta molto la tua riflessione e anche il reel da cui è partita.
Mi colpisce perché io ho una visione abbastanza diversa del lavoro: per me non fa parte della "danza continua tra ciò che facciamo e ciò che amiamo", ma piuttosto del dovere. Lavorando per un'azienda esterna ma avendo anche lavorato in passato per me stessa, credo di avere difficoltà in generale a legare il piacere con le necessità economiche - come se queste ultime facessero per forza spegnere la scintilla del primo.
Eppure mi rispecchio tanto nel tuo discorso, perchè negli anni ho plasmato il mio lavoro in modo da risultarmi innanzitutto gradevole, e poi svolgibile a distanza e part-time, così da lasciarmi lo spazio e il tempo di vivere il resto della giornata come desidero. Come risultato coltivo le mie passioni, posso concedermi il lusso di seguire le energie del momento e... non vado in vacanza neanche io quasi mai! Con una vita così appagata sinceramente mi dimentico di potermi prendere ancora più tempo libero..!
Insomma, grazie per aver condiviso le tue riflessioni, perché alla fine mi hanno regalato un punto di vista diverso sull'esperienza lavorativa, che mostra quanto sia importante alla fine non tanto il percorso in sè ma il modo di viverlo.
Chissà, magari ti può interessare confrontare la mia esperienza da nomade digitale nel tuo podcast. Ti mando un messaggio privato qui con qualche dettaglio :)
Ti ho risposto al tuo messaggio! :)
Ciao Elisa! Sono assolutamente d'accordo con te. Ho sempre provato enorme fastidio davanti al 'carosello delle lamentazioni' che sentivo quando ero pendolare sul treno per due ore al giorno oppure, per 27 anni, in sala prof. Difficile non esserne trascinati all'interno. Difficilissimo immaginarsi DIVERSI, ma bisogna farlo. Senza indulgere nell'etica del "se vuoi, puoi", ma semplicemente ricordando a se stessi che ognuno si costruisce, nella sua unicità, giorno per giorno. Data la mia professione, non posso che continuare ad urlare che lo studio (anche lungo percorsi 'non canonici'), l'impegno, la dedizione fanno la differenza. SEMPRE. Lo dimostra una ex-prof che, dopo i 50 anni, ha deciso di diventare l'insegnante che è sempre stata. Anche se su vie parallele alla scuola. E che non è mai stata tanto felice di essere chi è!
Ciao Simo! Ti ho risposto alla mail e sto già sbirciando nelle tue cose online! :)
ciao Elisa! Spero che tu possa trovarvi qualcosa che sia di tuo interesse, allora! (ho letto la tua email e ti risponderò con calma)
Non è facile cambiare lavoro (600 Cv inviati e 5 colloqui online in nove mesi anche in posizioni senior di esperienza…) soprattutto quando sei over 55…spesso il lavoro non si sceglie per quello che piace, ma si deve prendere quello che si trova.
Molto d' accordo 🙏
Mah, io invece inizio a essere stanca di questo continuo martellare di “balancing life and work” fatto da persone che per meriti, capacità, occasioni e quant’altro hanno la possibilità di guadagnare quello che ritengono adeguato per il loro stile di vita senza dover “timbrare il cartellino”. Io il cartellino lo devo timbrare, ma oltre a quello il mio lavoro (che ho il privilegio di avere scelto e mi piace) mi porta a una fatica mentale, a mille collaterali e imprevisti che mi stancano infinitamente. E a casa ho una famiglia a cui dedico con amore il mio tempo e il mio lavoro non retribuito. Tutto questo riduce il mio tempo personale che per me è fondamentale e a volte questo mi manda in affanno! Credo sia fisiologico e quindi le vacanze servono anche per recuperarlo e provare a ricordarsi che quando possibile è importante trovare tempo per le mie cose! Preferirei leggere di più di gente “normale” a cui il lavoro un po’ fa fatica e ha giornate si e no, piuttosto che continui stimoli a fare di più per avere tempo per se stessi…. Che alla fine è sempre un dire “non fai abbastanza bene”.
Voglio chiarire subito una cosa: da nessuna parte nella mia newsletter ho scritto che la mia vita è perfetta, senza alti e bassi, momenti di stanchezza o sconforto. Quello che ho condiviso è il mio approccio personale, che funziona per me, ma non significa che sia applicabile a tutti né che io viva una vita senza difficoltà.
Riconosco pienamente che ognuno di noi ha sfide uniche. La mia intenzione non è mai stata quella di sminuire chi vive realtà diverse dalla mia, come dover timbrare il cartellino o affrontare carichi familiari e impegni complessi. Anzi, il mio discorso non era affatto un invito a fare di più o a "non fare abbastanza bene". Piuttosto, volevo incoraggiare una riflessione su come possiamo, nel limite delle nostre possibilità, cercare di trovare un po' di serenità nel quotidiano senza dover attendere una pausa totale, che sia il weekend o le vacanze.
Detto questo, ti ringrazio per aver condiviso il tuo punto di vista. Mi rendo conto che queste riflessioni possano risuonare diversamente a seconda della propria situazione di vita.
Manca anche un altro stereotipo: "Vacanze con i figli? Come fai a chiamarle vacanze."
Non tocco argomenti di cui non ho esperienza diretta quindi “stereotipo” figli lo lascio a chi li ha