Il vero motivo per cui “adesso siamo tutti su Substack” non è perché avevamo bisogno di un posto più lento e gentile, e neanche perché se iniziamo oggi potremmo diventare Lenny Rachitsky!
Il motivo vero per cui Substack si sta diffondendo anche in Italia proprio adesso, da quello che è emerso studiando la piattaforma e il mondo della comunicazione da anni, è che Substack ti obbliga a scegliere e nel 2026 la scelta è diventata una competenza rara, soprattutto quando non è conforme al pensiero della propria bolla o non è polarizzata.
Approfondiamo questo concetto più nel dettaglio e vediamo:
Perché Substack emerge proprio ora
La cosa più importante dei numeri quando parliamo di numeri
Le tue 5 scelte editoriali su Substack
La tua Check-list editoriale
Perché Substack emerge proprio ora
La risposta breve, che mi rendo conto suona molto LinkedIniana, è: “Substack cresce perché i professionisti vogliono disintermediazione”.
Adesso però andiamo alla versione più concreta: Substack cresce perché la gente è stanca di far gestire la propria presenza online, o ancora meglio la propria realtà digitale, da algoritmi che premiano reazione, velocità e polarizzazione.
Se guardi cosa è successo negli ultimi anni, abbiamo visto piattaforme, app come Clubhouse e BeReal, tool che ci raccontavano essere rivoluzionari e strumenti d’AI di cui non avremmo potuto fare a meno, esplodere e poi sgonfiarsi nel giro di pochi mesi.
Nel frattempo Substack ha continuato a stare lì, a crescere, a diventare mainstream senza avere bisogno di farti ballare davanti a una telecamera, farti imparare a usare Canva e impazzire dietro a Edits o Capcut, ma solo chiedendoti di scrivere, e questa differenza è il vero punto di forza.
Se una piattaforma continua a crescere anche quando passa l’effetto novità, vuol dire che non sta solo cavalcando un trend, ma sta intercettando parte delle nostre abitudini se non addirittura un bisogno ricorrente per la nostra comunicazione digitale e le nostre relazioni con la community.
E qui arriva la prima cosa importante, che è anche la meno piacevole: non è che Substack “è migliore”, è che il contesto è peggiorato e quindi improvvisamente un posto dove scrivi, mandi un’email, qualcuno ti legge senza che un algoritmo decida se oggi meriti di esistere nella vita delle persone che ti seguono, sembra quasi un lusso, se non un gesto di igiene mentale o una forma di ribellione alla sovranità Meta/TikTok.
Detto in modo ancora più preciso: Substack tiene botta dal 2017 perché, rispetto al resto dell’ecosistema, ti chiede una cosa che altrove puoi evitare all’infinito: responsabilità editoriale.
Non “pubblicare”, non “essere presente”, non “fare contenuti”, ma assumerti la responsabilità: la responsabilità come lettore o lettrice di decidere cosa arriva nella tua casella di posta e da autrice decidere cosa non farai mai anche se sembra che “lo fanno tutti”, definire i tuoi limiti e il tuo perimetro.
Parliamo di numeri
Ora, i numeri esistono e ignorarli non è plausibile, sia perché un po’ ci servono sia perché la Dashboard di Substack ce li fa vedere comunque, quindi trattiamoli come informazioni utili e non andiamo in overthinking come se li dovessimo presentare a investitori multimilionari che devono investire sulla nostra pubblicazione.
Partiamo da un dato di fatto: a livello mondiale, in questi ultimi mesi, c’è stato un aumento significativo degli abbonamenti paid sulla piattaforma, si parla di milioni di sottoscrizioni, e il dato più interessante, se lo guardi con occhi strategici, non è quanti iscritti, ma che il livello di attrito da free a paid si sta abbassando.
Guardiamo Substack come un marketplace: quando un marketplace cresce succede una cosa particolare, chiamata network effects, che possiamo tradurre in modo meno elegante ma più realistico come il fatto che, quando una persona ha già pagato una volta, pagare la seconda è molto più facile, avendo già inserito i dati della carta, il gesto che richiede più intenzione è già stato fatto e dopo la prima iscrizione la piattaforma rende quel gesto ripetibile solo con un clic.
Questa cosa, dal punto di vista del sistema, è un vantaggio enorme perché crea un bacino di persone “convertibili” con meno attrito e, di conseguenza, il tuo progetto dentro la piattaforma può più facilmente crescere grazie alle raccomandazioni, embed, classifiche, etc… dinamiche interne che generano nuove sottoscrizioni senza che tu debba vivere in modalità televendita di Giorgio Mastrota.
Ora la parte che ci interessa davvero, quella che differenzia le “opportunità” dalla “strategia” è che questo vantaggio non è un premio, non è che Substack ti ama e ti adotta come un cucciolo da salvare dalla pioggia battente, Substack è un amplificatore.
E un amplificatore fa una cosa sola, amplifica!
Se il tuo progetto è chiaro, amplifica chiarezza.
Se il tuo progetto è confuso, amplifica confusione.
Se pubblichi perché “devi”, amplifica quel vuoto creativo e lo rende più visibile a chi ti legge.
E adesso arriviamo al nocciolo della questione:
Su Substack non devi “iniziare a scrivere”, ma iniziare a escludere: dare vita a una newsletter significa decidere cosa non scriverai mai.
Scrivere, tecnicamente, lo sanno fare in tante, e anche bene, e questo lo sappiamo tutte, la differenza, come sempre, sta in quelle cose che quasi nessuno ha voglia di fare e nel nostro caso questa cosa è costruire il perimetro.
Il perimetro è l’unica cosa che ti proteggerà dal diventare una pubblicazione a tema “le cose che mi passano per la testa” - credimi, te lo dico per esperienza! Substack funziona quando smette di essere un contenitore e diventa una scelta editoriale ponderata con paletti/limiti/contorni in cui agisci molto chiari.
Quindi oggi facciamo una cosa da professioniste adulte e responsabili e mettiamo nero su bianco le nostre scelte editoriali.
Le tue 5 scelte editoriali su Substack
Hai presente quelle scelte che se non fai, fai lo stesso, ma non sei tu a deciderle?
Su Substack sono queste!
1) Scelta di identità: cosa sei, precisamente, qui dentro
Non “di cosa parli”, che è la domanda banale che si fanno tutti, ma che ruolo svolgi?
Se ti rispondi, ad esempio, “ispirazione”, ok, ma sappi che stai scegliendo un campo in cui le frasi motivazionali accompagnate dai tramonti performeranno meglio di te.
Fai quel passo in più, dai, indagati con meno superficialità!
2) Scelta di confine: cosa non farai, anche se porta numeri
Questa è LA scelta che crea libertà, ma che quasi nessuno fa perché percepita come limitante. Scrivi i tuoi “Non farò…”
Non farò contenuti per piacere a tutti.
Non farò contenuti per inseguire trend.
Non farò contenuti solo per fare rumore.
Se non riesci a scrivere una lista di “mai”, non hai un progetto chiaro, ma sei ancora nel mondo delle possibilità.
3) Scelta di funzione: free e paid fanno cose diverse
Se nel free risolvi tutto, nel paid non viene nessuno e poi ti lamenti che “le persone non vogliono pagare”, che è un po’ come dire che nessuno vuole comprare il biglietto per un film di cui conosce già il finale, i colpi di scena e pure la scena post credit.
Il free orienta, il paid risolve.
4) Scelta di costanza: da non vivere con ansia, per favore!
La costanza non serve a “esserci”, serve a renderti affidabile.
La cosa importante quando decidi la frequenza di pubblicazione è non considerare il ritmo che sei in grado di sostenere quando sei al meglio della tua forma fisica e mentale, quello che potresti fare “nel tuo mese migliore”, ma esattamente il contrario: se tutto andasse male, se fossi malata e/o stanca, che frequenza saresti in grado di gestire?
I tuoi lettori sono abitudinari, puoi anche scrivere una volta al mese, basta che quella volta al mese arrivi - Indagini docet!
5) Scelta di responsabilità: cosa succede a chi ti legge
Questo è il punto fondamentale: cosa vuoi dal tuo lettore? Non gli stai vendendo parole, stai chiedendo la sua attenzione, la sua fiducia e il suo tempo, tutte cose che sono una valuta rara, quindi devi essere chiara su cosa chiedi loro: di pensare, di scegliere, di smettere di accumulare input, di smettere di cercare la soluzione perfetta?
Cosa succede nel tuo lettore dopo averti letto?
Check-list editoriale
Da usare - se vuoi - prima di pubblicare
Visto che mi piace essere molto pratica e darti strumenti applicabili da subito, ti lascio una check-list a supporto del tuo processo.
CHECK-LIST PRE PUBBLICAZIONE
Qual è la funzione primaria di questo pezzo?
Orientare, insegnare, nutrire… Se non sai rispondere in dieci secondi, non è ancora pronto per la pubblicazione.Qual è la scelta che, questo contenuto, rende più chiara?
Se non riesci a rispondere, il pezzo è interessante ma non è pronto.Che cosa stai escludendo, esplicitamente o implicitamente?
Se non escludi niente, stai - probabilmente - cercando solo consenso.Questo contenuto sarebbe ancora valido tra sei mesi, se qualcuno lo citasse senza contesto?
Se hai paura del fraintendimento, spesso è perché non hai preso una posizione abbastanza netta.Stai spiegando troppo?
Se stai girando troppo intorno a un concetto, sei più preoccupata di cosa il lettore può pensare di te che del valore che gli stai dando, quella parte va riscritta.Il paid sta rispondendo a una domanda o sta solo continuando il discorso iniziato nel free?
Continuare non basta, devi chiudere.Stai usando Substack come spazio editoriale a lungo termine o come canale di comunicazione?
Se è “canale”, allora stai cercando risultati veloci, e i risultati veloci, in genere, sono veloci anche ad andarsene.
Nel 2026 Substack funziona perché chi scrive ha deciso di assumersi la responsabilità editoriale della propria presenza sulla piattaforma, scegliendo di trattare il lettore come una persona adulta e non come un numero da intrattenere.
Per aiutarti a tenere la rotta ecco un consiglio: scrivi una lista dei tuoi tre “mai” e una lista dei tuoi tre “sempre”.
Tre cose che non farai mai, anche se sembrano utili.
Tre cose che farai sempre, anche se nessuno le nota o ti sembrano inutili.
Poi rileggi la tua prossima pubblicazione e chiediti: questo pezzo assomiglia ai miei “sempre”, o sta tradendo i miei “mai”?
Se ti va condividi i tuoi pensieri a caldo, le riflessioni e le domande che sono emerse nei commenti e continuiamo a creare insieme il tuo spazio editoriale su Substack!
Alla settimana prossima
Divertiti e fai cose belle!
Elisa






