Riprendiamo da dove avevamo lasciato la settimana scorsa, in cui ci siamo chieste: “Substack è davvero gratis?” e analizziamo con attenzione quali sono le alternative - economicamente, forse, più convenienti - a Substack.
Non necessariamente per migrare domani mattina, ma per sapere che opzioni abbiamo, per capire cosa significherebbe concretamente spostarsi e per valutare se, davvero, l’erba del vicino è più verde.
Ghost
qui abbiamo il massimo controllo, ma ci serve davvero?
Modello: Open source, puoi “hostarlo” tu o pagare il loro servizio di hosting
Costo: da 9$/mese per hosting base Ghost(Pro), fino a 199$/mese per piani con alti volumi, oppure completamente gratuito se hai competenze tecniche per self-hosting su un tuo server.
PRO:
Controllo totale su ogni aspetto:design, struttura, funzionalità, dati.
Nessuna percentuale sugli abbonamenti, mai.
SEO estremamente avanzato e personalizzabile.
Possibilità di modificare letteralmente qualsiasi cosa nel codice se ne hai le capacità o il budget per delegare.
CONTRO:
Significativamente più tecnico da configurare, gestire e mantenere nel tempo.
Nessuna community integrata come quella di Substack.
Devi gestire autonomamente l’infrastruttura di pagamenti (Stripe) e risolvere eventuali problemi tecnici senza un supporto diretto.
UTILE PER:
Chi vuole indipendenza assoluta dalle piattaforme e ha competenze tecniche proprie (o un team, o budget per delegare a sviluppatori).
Chi pensa al progetto come un asset editoriale di lungo periodo - 5, 10 anni- e vuole costruire qualcosa che sopravviva a qualsiasi piattaforma.
Beehiiv
crescita veloce e marketing aggressivo
Modello: Piattaforma all-in-one orientata esplicitamente alla crescita rapida e alla monetizzazione diversificata
Costo: Piano gratuito fino a 2.500 iscritti, poi da 49$/mese per funzionalità avanzate, fino a 199$/mese per piani enterprise
PRO:
Strumenti di crescita molto potenti e integrati (sistema di referral automatizzato, boost cross-promozionale tra newsletter, opzioni di advertising).
Analytics decisamente più dettagliate rispetto a Substack.
Possibilità di sperimentare modelli di monetizzazione alternativi oltre agli abbonamenti.
CONTRO:
Atmosfera molto meno “intima” e letteraria di Substack, più orientata al marketing puro.
La cultura della piattaforma è esplicitamente growth-hacking, il che può stridere se il tuo progetto è più editoriale o creativo.
UTILE PER:
Chi vuole far crescere il progetto velocemente.
Chi ha già chiaro il proprio modello di business.
Chi non ha problemi con un approccio più spiccatamente commerciale alla newsletter.
ConvertKit
focus sull’automazione perfetta per chi vende oltre la newsletter
Attenzione
Ho preso in considerazione ConvertKit, ma - anche se alcuni aspetti sono leggermente diversi - vale la stessa cosa per altre piattaforme come Mailerlite o Mailchimp.
Se ti interessa qui ho parlato, nello specifico, della differenza tra Substack e Mailerlite
Modello: Email marketing professionale con focus su automazioni, segmentazione avanzata, e integrazioni con e-commerce
Costo: da 29$/mese per liste fino a 1.000 contatti, scala progressivamente man mano che aumenta il numero di iscritti
PRO:
Automazioni che ti permettono di costruire funnel anche complessi.
Segmentazione estremamente verticale che ti permette di inviare contenuti iper-targetizzati.
Integrazioni native con praticamente qualsiasi strumento di vendita, corso online, membership.
CONTRO:
Nessuna community integrata.
Piattaforma molto intuitiva
Tecnicamente puoi usare ConvertKit senza un sito web, creando solo una landing page per la raccolta dei contatti, ma se vuoi pubblicare contenuti con una certa regolarità e costruire un archivio degno di questo nome, ti consiglio comunque di creare uno spazio dove questi contenuti siano consultabili nel tempo: un blog, un sito WordPress, o anche solo Medium. ConvertKit funziona benissimo per l’email marketing, ma non è pensato per rendere i tuoi contenuti sempre consultabili.
UTILE PER:
Chi ha già un’audience consolidata e vuole ottimizzare in modo scientifico le conversioni.
Chi vende prodotti digitali, corsi, consulenze o servizi oltre alla newsletter e ha bisogno di integrare tutto in un ecosistema coerente.
WordPress + Plugin dedicati
da grandi poteri derivano grandi responsabilità
Modello: Il tuo sito WordPress con plugin specifici per newsletter (Mailpoet, Newsletter, altri)
Costo: Variabile, indicativamente da 50-100€/anno (hosting + dominio + plugin) in su, a seconda di quanto sofisticato vuoi che sia il tuo sistema
PRO:
Massima libertà in ogni dettaglio.
Archivio dei contenuti completamente indicizzato da Google, ottimizzabile per SEO nel modo che preferisci.
Completamente indipendente da piattaforme terze che potrebbero cambiare politiche o chiudere.
CONTRO:
Ed è qui che apriamo il vaso di Pandora!
WordPress non è “un po’ più complesso” di Substack, prevede proprio che tu faccia un altro mestiere! Se non hai esperienza tecnica, o se non hai budget per pagare qualcuno che abbia esperienza tecnica, ti ritroverai a gestire:
aggiornamenti costanti di core,
temi e plugin (se non li fai, sei vulnerabile a problemi di sicurezza),
backup regolari (se il sito si rompe, perdi tutto),
problemi di compatibilità tra plugin,
ottimizzazione delle performance,
certificati SSL,
gestione del database.
Non è impossibile imparare, ma non basta nemmeno passare un weekend a studiare e poi sei a posto!
WordPress senza supporto tecnico probabilmente non fa per te.
UTILE PER:
Chi ha già un sito WordPress consolidato e vuole semplicemente aggiungere funzionalità di newsletter.
Chi ha competenze tecniche solide o budget per delegare la gestione a uno sviluppatore.
Chi vuole costruire un hub centrale completamente proprietario per tutti i propri contenuti e accetta di pagarlo in tempo e attenzione continui.
Strategia ibrida
se sei disposta a gestire le complessità
Non sei assolutamente obbligata a scegliere una sola piattaforma e legarti a essa per sempre, io per prima sono sia su Substack che su Mailerlite, così da poter usufruire dei vantaggi di entrambi i sistemi.
Ti propongo alcune opzioni di gestione ibrida
Substack per la community + piattaforma proprietaria per contenuti premium: mantieni la relazione quotidiana e la conversazione su Substack, dove le persone sono già abituate a leggerti e interagire, ma vendi corsi strutturati, consulenze, prodotti digitali complessi su Gumroad, Teachable, o sul tuo sito.
Newsletter gratuita su piattaforma a canone fisso + contenuti esclusivi su Patreon/Ko-fi: separi completamente la distribuzione dalla monetizzazione, usando lo strumento più efficiente per ciascuna funzione specifica.
Substack + Ghost/Wordpress in parallelo: Pubblichi su Substack per sfruttare l’ecosistema e la community, ma replichi contemporaneamente tutto su Ghost per costruire un archivio proprietario, indicizzato, portabile, che sopravvive indipendentemente da Substack
Questi sono alcuni esempi, sta a te progettare in modo strategico l’architettura del tuo ecosistema, dove ogni strumento fa al meglio la cosa per cui è stato pensato.
Come decidere
Non tutte le newsletter sono uguali, non tutti i progetti hanno bisogno della stessa infrastruttura e soprattutto non tutte vi trovate allo stesso punto.
Ecco come orientarti in base alla fase di crescita in cui ti trovi:
FASE 1: Validazione (0-100 iscritti totali)
Priorità in questa fase: capire se c’è davvero interesse per quello che vuoi dire, testare la tua voce come autrice, creare una routine di pubblicazione costante senza farti schiacciare dalla complessità tecnica.
Piattaforma ideale: Substack, senza alcun dubbio.
Perché questa scelta è la migliore:
Zero costi di qualsiasi tipo.
Zero complessità tecnica o configurazioni che ti distraggono.
Massima focalizzazione possibile sul contenuto, che è l’unica cosa che conta davvero per te in questo momento.
Sei pronta per la fase successiva se:
Hai chiaro il tipo di contenuto che vuoi creare a lungo termine.
Pubblichi, senza sforzo, con una certa regolarità.
Stai iniziando a pensare concretamente a come monetizzare.
FASE 2: Consolidamento (100-500 iscritti, primi abbonati paganti, anche se sporadici)
Priorità:
Costruire relazioni autentiche e durature con i lettori.
Capire cosa vale davvero la pena mettere a pagamento e cosa no.
Iniziare a generare i primi ricavi - anche simbolici - per avere conferma che il tuo modello sta funzionando.
Piattaforma ideale: Ancora Substack, ma inizia seriamente a valutare l’acquisto di un dominio personalizzato - ne ho scritto nelle Weekly Tips qui!
Perché questa scelta è ancora la migliore:
Il modello “paghi solo se guadagni” continua ad avere senso economico.
La community integrata è un vantaggio reale che ti aiuta a crescere organicamente.
I costi fissi delle alternative peserebbero più del 10% che lasci a Substack.
Sei pronta per la fase successiva se:
Hai almeno 50 abbonati paganti stabili e ricorrenti.
Inizi a sentirti concretamente limitata dagli strumenti disponibili, vorresti automazioni più sofisticate, segmentazione precisa, integrazioni con altri strumenti.
Il 18% che ti costano Substack + Stripe, inizia a essere una cifra significativa.
FASE 3: Crescita strategica (500-2.000 iscritti, 100-300 abbonati paganti)
Priorità:
Ottimizzare le conversioni da gratuito a pagamento.
Iniziare a diversificare le fonti di entrata oltre ai soli abbonamenti ricorrenti.
Costruire asset riutilizzabili e scalabili.
Piattaforma ideale: qui devi davvero scegliere e la scelta dipende dal tuo modello di business specifico.
Resti su Substack se:
Il valore della community e della discovery organica supera ampiamente il costo delle commissioni.
Non vuoi gestire complessità tecnica aggiuntiva perché il tuo tempo è meglio investito nella creazione di contenuti.
Il 18% di commissioni, in valore assoluto, è ancora sostenibile.
Valuti seriamente alternative se:
Vuoi margini economici migliori e sei disposta ad accettare complessità tecnica in cambio di soldi risparmiati.
Hai bisogno urgente di funzioni avanzate che Substack non offre: automazioni complesse, segmentazione granulare, A/B testing strutturato, etc…
Vuoi costruire un ecosistema più ampio che integri newsletter, corsi, prodotti digitali, consulenze, etc…
Sei pronta per la fase successiva se:
Hai un budget disponibile e/o competenze tecniche (tue o del tuo team) per gestire senza stress una migrazione complessa.
La percentuale che versi mensilmente a Substack supera i 400/500€ e inizia a sembrarti economicamente insostenibile rispetto alle alternative.
FASE 4: Scala e diversificazione (2.000+ iscritti, 300+ abbonati paganti)
Priorità:
Massimizzare il valore generato per ogni singolo iscritto.
Costruire indipendenza strutturale dalle piattaforme.
Pianificare sostenibilità e crescita sui 3/5 anni.
Piattaforma ideale: probabilmente non più solo Substack.
Perché cambiare può avere senso:
A questo punto la percentuale trattenuta diventa oggettivamente alta rispetto alle alternative a canone fisso.
Hai bisogno di strumenti più sofisticati per segmentare, personalizzare, automatizzare.
La tua crescita non dipende più solo dalla discovery interna di Substack ma dai tuoi canali proprietari.
Alternative a seconda della tua strategia:
Architettura ibrida ben progettata.
Migrazione completa e definitiva a una piattaforma più scalabile, mantenendo sempre e comunque il dominio proprietario come centro dell’identità digitale.
Checklist per valutare se è davvero il momento di pensare a un’alternativa?
Rispondi Si o No a queste domande
No giudizio
No sensi di colpa
Solo dati
Sto pagando più di 300€ al mese tra Substack e Stripe?
Sono oggettivamente limitata dalle funzioni tecniche non disponibili su Substack come automazioni, segmentazione avanzata, personalizzazione, etc…?
Ho bisogno di integrare la newsletter con altri prodotti o servizi che vendo (corsi, consulenze, membership, e-commerce,…)?
Voglio costruire un archivio proprietario, indicizzato e ottimizzabile per la SEO?
Ho competenze tecniche personali (o budget a disposizione per delegare a professionisti) per gestire una piattaforma più complessa senza che diventi fonte di stress?
Penso al mio progetto come a un asset editoriale di lungo periodo - 3/5 anni - e voglio progressivamente ridurre le dipendenze da piattaforme terze?
Meno del 15% della mia crescita mensile proviene organicamente dall’ecosistema interno di Substack (Recommendations, Notes, discovery)?
Se hai risposto SI a 3 o più domande: è probabilmente il momento giusto per iniziare a considerare seriamente alternative o strutture ibride, come ti dicevo sopra, non necessariamente per migrare domani mattina, ma per iniziare a capire cosa c’è lì fuori, quanto costerebbe e cosa comporterebbe.
Se hai risposto SI a 5 o più domande: restare esclusivamente su Substack senza neanche valutare altre opzioni è una pessima decisione strategica ed economica.
Il costo nascosto
C’è un aspetto di cui si parla pochissimo, ma che diventa fondamentale man mano che il tuo progetto cresce: cosa accadrebbe al tuo business se domani Substack cambiasse radicalmente le regole del gioco?
Faccio questa domanda alle mie clienti quando parliamo di ogni piattaforma di terzi: dai social a Substack, da Shopify al fornitore fisico.
Ogni azienda evolve nel tempo, è inevitabile e fisiologico, e dobbiamo tenere conto che non sempre quella evoluzione va nella direzione che serve a noi.
Vediamo qualche rischio concreto:
1. Modifiche unilaterali delle condizioni economiche
Substack potrebbe decidere, in qualsiasi momento e con un semplice aggiornamento dei termini di servizio, di aumentare la percentuale trattenuta dal 10% al 15%, o al 20%. Potrebbe introdurre canoni fissi mensili per funzionalità premium o modificare radicalmente i termini e le tempistiche dei pagamenti.
Che è esattamente quello che è successo con Patreon, che ha cambiato la propria struttura tariffaria più volte negli ultimi anni.
2. Introduzione o modifica di logiche algoritmiche
Oggi Substack ha una sezione “discovery” relativamente trasparente e un sistema di raccomandazioni basato, principalmente, sulle nostre scelte editoriali e i nostri comportamenti di lettura, domani, dal nulla, potrebbe introdurre un algoritmo che premia arbitrariamente certi tipi di contenuti rispetto ad altri, esattamente come è successo con ogni singolo social esistente.
Facebook era reach organica, poi è diventato pay-to-play.
Instagram ha stravolto il feed cronologico.
Twitter/X ha reso il sistema di visibilità completamente imprevedibile.
3. Acquisizione da parte di terzi e/o cambio radicale del modello di business
Se Substack venisse acquisito da un player più grande - un’azienda di media tradizionale, un gigante tech, un fondo di investimento con priorità diverse - le priorità strategiche della piattaforma potrebbero cambiare, basti pensare a quello che è successo a Medium, Tumblr o decine di altre piattaforme di publishing che sembravano solidissime e sono poi diventate irriconoscibili o irrilevanti.
4. Perdita progressiva di controllo sulla relazione diretta con i lettori
Anche se tecnicamente puoi esportare la tua lista email in qualsiasi momento, e questo è un vantaggio importantissimo di Substack rispetto alle piattaforme social, la relazione che hai costruito dentro l’ecosistema non è affatto trasferibile altrettanto facilmente.
I commenti sotto i tuoi post, le interazioni su Notes, le conversazioni nella community, le notifiche personalizzate che i lettori ricevono dall’app, tutto questo vive esclusivamente dentro Substack e non puoi portartelo dietro. Se migri porti con te gli indirizzi email, ma dovrai ripartire da zero su tutto il resto ed è proprio quel “tutto il resto”, forse la cosa più preziosa.
5. Rischio reputazionale per associazione
Se Substack finisse al centro di grandi controversie pubbliche, e chi c’era nel 2023 si ricorderà le polemiche emerse sulle newsletter estremiste ospitate sulla piattaforma, queste potrebbero, a cascata, impattare anche sulla percezione esterna del tuo lavoro, semplicemente per associazione: “Ah, sei su Substack?” potrebbe diventare, in certi contesti, una domanda piena di pregiudizio.
Come mitigare questi rischi, se vuoi rimanere su Substack ancora per un po’!
Usa un dominio proprietario dal primo giorno
Esporta regolarmente lista contatti e contenuti, io lo faccio una volta al mese
Costruisci dei touchpoint alternativi e diversificati: profili social attivi, un sito personale, altri provider per le newsletter, magari un podcast o un canale Youtube.
Non concentrare MAI il 100% del tuo reddito su un’unica fonte, diversifica tra abbonamenti Substack, consulenze dirette, corsi digitali, partnership, sponsorizzazioni, etc…
Monitora costantemente le alternative.
Comunica costantemente con i tuoi lettori su più canali.
La dipendenza totale da una piattaforma non è un problema finché quella piattaforma risponde alle tue esigenze.
Se hai dubbi o domande, sono a tua disposizione, continuiamo a parlarne nei commenti!
Divertiti e fai cose belle!
Elisa




