Muoversi senza avanzare: Escher, Trump e le nostre scelte circolari
Moving Without Advancing: Escher, Trump, and Our Circular Choices
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La Piccola Libreria Indipendente!
In questo periodo, Asti si veste di magia! I suoi mercatini di Natale, tra i più belli d'Europa, illuminano la città con luci, profumi e l’atmosfera unica delle feste. A rendere tutto ancora più speciale c’è la straordinaria mostra di Escher a Palazzo Mazzetti, un viaggio nell’arte visionaria che lascia senza fiato.
Ma c’è un luogo che non puoi assolutamente perderti: la Piccola Libreria Indipendente. Questo gioiello nascosto, creato con passione da Vittoria, è molto più di una libreria. È un rifugio per chi ama scoprire libri unici e lasciarsi ispirare dalle storie.
Tra un vin brûlé ai mercatini e un’immersione nei mondi impossibili di Escher, fai una tappa in libreria: qui troverai non solo pagine da sfogliare, ma anche un’accoglienza calorosa e un pizzico della magia che rende Asti indimenticabile.
Muoversi senza avanzare: Escher, Trump e le nostre scelte circolari
Sono stata a visitare la mostra di Escher a Palazzo Mazzetti ad Asti.
Ora, lasciami provare a descrivere la sensazione di trovarmi lì, tra quei corridoi che sembrano normali, anche banali, e poi, all’improvviso, ecco queste opere che esplodono di fronte a te in un tripudio di paradossi visivi. Cammini tra le spirali, le scale che si arrampicano su se stesse e sei sicuro di muoverti, di avanzare e poi, eccolo lì, il trucco: sei ancora nello stesso punto. È come una vertigine, ma lenta, un disorientamento che non arriva subito, ma che cresce a ogni passo, come se il tuo cervello non accettasse che le cose possano davvero essere costruite per non portarti da nessuna parte.
E mentre vagavo in questo labirinto che ti inganna con un movimento senza scopo, ho pensato: è proprio come la politica americana (ma mica solo quella!). Proprio come quello che sta succedendo con Trump. C’è questa gigantesca illusione di cambiamento: la rielezione, le promesse di “far tornare grande l’America” (di nuovo, di nuovo!), ma è una specie di scalata verso niente, una ripetizione che sembra nuova solo perché ce la presentano con nuove frasi, nuove promesse, ma alla fine è sempre lo stesso percorso, lo stesso punto di partenza. È un eterno ritorno al 2016, al 2020, ai conflitti e agli slogan di sempre, come una scala di Escher che finge di portarti in alto ma ti lascia sempre lì.
E ci sono poi tutte le persone che salgono su questa scala, che davvero si convincono di stare andando avanti, di star facendo qualcosa di nuovo, mentre, in realtà, non si sono mai mossi. Perché è rassicurante, no? Salire e scendere gli stessi gradini, riconoscere i percorsi, sentire che si sta facendo qualcosa senza doversi davvero confrontare con un cambiamento radicale. È come guardare i disegni di Escher e sentirsi un po’ sfidati, ma anche confortati. Come dire “Almeno questa è una cosa che conosco, che so come affrontare”. Come se il movimento circolare fosse più sicuro del rischio di andare davvero verso qualcosa di nuovo.
Ed è qui che il disappunto cresce, perché questa strana danza che gli Stati Uniti stanno ballando con Trump - ma che probabilmente avrebbero ballato anche con Harris - non è solo una paura di cambiare: è una resa. Una scelta che, per quanto appaia ribelle e sovversiva, è la più prevedibile e banale possibile. È come abbracciare un’illusione pur di evitare lo sforzo e l'incertezza del reale cambiamento. Scegliere Trump è come scegliere Escher: un viaggio in un labirinto che non ha uscita, un movimento apparente che - se tutto va bene - lascia tutto immobile.
Ma il punto è che il mondo non può più permettersi questa stagnazione mascherata da progresso. Ecco perché provo delusione e disappunto nel vedere ancora una volta l’illusione trionfare sulla possibilità concreta di costruire qualcosa di diverso. L'America, e non solo lei, sembra incatenata a questa spirale infinita di slogan vuoti e promesse ripetute. E mentre si celebra l'ennesima vittoria di Trump, ci si chiede quanto tempo ancora passerà prima che si abbia il coraggio di guardare oltre questo inganno confortante.
Camminando tra le stanze di Palazzo Mazzetti e guardando le opere di Escher, mi sono chiesta: quante delle nostre scelte, politiche o personali, sono davvero spinte dalla voglia di cambiare? Quante sono solo passi su queste scale infinite che ci portano sempre nello stesso punto, sempre con la stessa vista? Forse la vera sfida è fermarsi, guardare con attenzione e chiedersi se sia possibile smettere di girare su questa spirale, smettere di ingannarci con l’idea di muoverci mentre tutto resta immobile.
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Visto il periodo e l’argomento di oggi ti consiglio 3 libri che ho letto negli ultimi mesi e che trovo molto utili e interessanti per capire i tempi che stiamo vivendo:
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- “Frontiera” di Francesco Costa
Qualche consiglio prima di salutarti
Questa settimana ti consiglio la newsletter di Sara Melotti, ho versato tutte le lacrime che avevo nel leggere il suo ricordo a un anno dalla scomparsa del suo cane e sono subito corsa ad abbracciare la Penny, ma, al contrario di come potrebbe sembrare, è un testo che ci ricorda che riuscire a passare in mezzo a quel dolore, starci dentro invece che evitarlo e capirlo, ci permette di dare nuovo significato a ogni cosa.
Molto più leggera mizionewsletter di Mizio Ratti che amo sempre leggere perché fonte di tanti “Aha moment” e che questa settimana, mi ha ricordato che nonostante tutto sta arrivando il Natale (si, sono una di quelle che adora il Natale nella sua forma più commerciale e markettara fatta di addobbi, canzoncine e regali) e raccoglie nella sua pubblicazioni gli spot natalizi più belli del mondo.
Infine una delle perle che settimanalmente trovo nella newsletter Digital Journalism di Francesco Oggiano: un gioielliere/concessionario di orologi decide di lanciare un podcast: di cosa potrebbe parlare? Di storie affascinanti di donne straordinarie, spesso dimenticate dalla storia. Un'operazione di branded content intrigante e originale.
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