Nel 2026 non vince chi scrive di più
Ma chi riesce a "dimostrare" che dietro le parole c’è davvero una persona
Ho partecipato a una formazione di Kristina God e Walter Rhein sulla Scrittura su Medium e Substack nel 2026 e, più che una lista di cose da fare, mi sono portata a casa una consapevolezza che aleggiava già nell’aria: nel 2026 la cosa complessa non sarà scrivere online, ma essere riconoscibili.
E no, non perché l’AI “ci ruba il lavoro”, smettiamola con questa semplificazione che serve solo a farci sentire meno responsabili dei risultati che otteniamo, di quanto siamo in realtà.
Il punto della formazione, senza girarci troppo intorno
Nel 2026 la scrittura che verrà letta e creerà maggior coinvolgimento sarà quella che risluterà agli occhi del lettore, una “prova di umanità”, questa sarà più importante sia dell’ottimizzazione che della frequenza.
Quando parlo di prova di umanità intendo segnali che ci danno sicurezza come l’affidabilità, la competenza e la presenza.
Una scena che mi capita spesso quando apro Substack e inizio a leggere è incontrare decine di testi tecnicamente corretti, scritti bene, ordinati, anche ottimizzati per la SEO (…di Google, ma questo è un altro discorso) e dopo cinque minuti non sapresti dire chi li ha scritti e non perché siano superficiali, ma perché sono “neutri”, potrebbero essere stati scritti da chiunque. E attenzione, a me questo capita spessissimo anche su Instagram e TikTok: il problema non è l’abbondanza di contenuti, ma l’illusione che basti “fare bene” per essere scelti.
Cosa sta succedendo
Fiducia bassa.
Attenzione frammentata.
Testi generati in serie.
In questo contesto, la scrittura non può più essere solo la trasmissione di informazioni, deve diventare o tornare a essere un atto relazionale, ogni contenuto deve dire implicitamente: puoi fidarti di me.
Un dato che è emerso, e che secondo me va letto con una buona notizia e non con ansia da prestazione, è che il mercato si sta espandendo: piattaforme come Substack, ma non solo, crescono, cambiano, mettono in discussione le nostre abitudini, la crescita diventa irregolare e spesso imprevedibile.
Ricordiamoci che il fatto che qualcosa sia misurabile, non lo rende controllabile, è importante avere ben chiara questa distinzione quando ci dedichiamo alla scrittura o quando decidiamo di farne un asset strategico per il nostro lavoro.
E a proposito di lavoro, tre implicazioni pratiche, se lavori da remoto e usi la scrittura per crescere
Uno.
Quando si parla di autenticità non si fa riferimento a uno stile di scrittura, ma alla sacrosanta coerenza che - per coerenza - sarà anche ripetuta e sempre presente nei tuoi contenuti.
Non è il post “vero”, in cui sei te stessa perché racconti i fatti tuoi, è il modo in cui pensi ad alta voce quando sei da sola.
Due.
Se la tua crescita è irregolare, non ascoltare le voci nella testa, non stai fallendo, è un’oscillazione normale data da tanti fattori diversi: le piattaforme che cambiano, i lettori che maturano, tu che maturi... Se molli quando i numeri smettono di crescere rischi solo di togliere tempo a qualcosa che ha solo bisogno di sedimentare.
Tre.
Scrivere è anche un lavoro di relazione, soprattutto su Substack, non limitarti a pubblicare: conversa, collabora, commenta, confrontati... fatti vedere e conoscere anche per come ragioni su temi diversi o complementari a quelli di cui scrivi.
Un concetto che mi porto a casa - anzi in camper - dalla formazione e che giro a te: se non riesci a scrivere in modo semplice una risposta a un post, allora, probabilmente, quel pensiero non deve diventare un commento, ma è il seme di un articolo che non hai ancora scritto.
Passiamo alla pratica, come l’hanno fatto fare a noi, lo faccio fare a voi
Prendi l’ultimo contenuto che stai per pubblicare, newsletter, post, nota, articolo, e rileggilo con una sola domanda in testa: “Sto scrivendo per dimostrare che so fare bene il mio lavoro, oppure per far sentire qualcuno compreso mentre mi legge?”
Se la risposta è la prima, il contenuto sarà corretto, ordinato, utile, ma facilmente dimenticabile.
Se è la seconda, anche con qualche imperfezione, ha molte più possibilità di creare fiducia e coinvolgimento.
Poi fai un passaggio che quasi nessuno fa, aggiungi una frase che non serve a livello informativo, ma serve a livello umano, a creare vicinanza: un dubbio, spiega una decisione che hai preso, un “questa cosa l’ho capita tardi”, qualcosa che parli di te non con ego, ma con relazione, con la tua presenza.
Se dopo averlo fatto ti senti un filo più esposta, bene, è normale, vuole dire che funziona!
Scrivere nel 2026 sarà una scelta di responsabilità:
- di esserci quando i numeri ti faranno dubitare,
- di non delegare tutto agli strumenti esterni,
- di costruire fiducia lentamente e con costanza e coerenza.
Se stai aspettando di sentirti pronta, smettila, stai già aspettando troppo!



