Quando fermarsi è più produttivo che andare avanti
...oltre a idee, strategie e appuntamenti!
C’è qualcosa di vagamente spirituale, o almeno cinematografico, nel modo in cui Penny mi osserva mentre provo a configurare il WiFi per la quarta volta in un’area di sosta in mezzo al nulla. Penny è il mio cane: una creatura di profonda saggezza, abilmente nascosta sotto un’apparenza di leggerezza e spensieratezza. Penny ha dieci anni, un manto marrone screziato e un talento innato per trovare il punto più comodo in qualsiasi situazione: che sia un tappetino morbidoso in camper o l’ombra lunga di un albero solitario in una piazzola di sosta, lei sa sempre dove mettersi.
Io? No.
Io combatto con il WiFi che non regge, con una lista infinita di cose da fare e con quel filo di ansia che si insinua tra le pieghe di ogni giornata ben pianificata.
Penny, invece, è calma, è la mia compagnia costante, la mia guida non richiesta e il mio specchio più brutale. Lei non ha bisogno di strumenti per gestire il tempo, di newsletter sulla produttività o di trucchetti per mantenere il focus, lei vive con una grazia che io posso solo provare a imitare, una zampa davanti all’altra, un respiro dopo l’altro.
La osservo mentre si sistema sul divanetto all’ingresso del camper, con le zampe anteriori distese e lo sguardo puntato verso l’orizzonte, forse guarda qualcosa mosso dal vento, forse il cielo, forse niente di tutto questo; eppure, ogni suo movimento sembra calcolato per adattarsi perfettamente al momento: Penny non si affretta mai, non esita mai, non spinge mai il tempo oltre i suoi confini naturali.
Io, al contrario, sono al tavolo con il laptop aperto, una tazza di caffè ormai freddo accanto e una lista mentale di cose da fare così lunga che potrebbe riempire tutte le ore di luce del giorno. Sono brava con la produttività, lo so, e la vita in camper ha affinato le mie capacità, ma oggi c’è qualcosa che non quadra.

In teoria, tutto è sotto controllo: ho i miei time block, le pause programmate, il sistema infallibile che mi permette di rispondere alle email con l’abilità di un barista che riesce a ricordare dieci ordini diversi senza scriverli, eppure, mentre leggo l’ennesimo articolo che promette di insegnarmi 36 modi per essere più produttiva, sento un leggero fastidio; non tanto per i contenuti, alcuni consigli sono anche validi, ma per quel tono, quel sottile ma persistente suggerimento che se non stai ottimizzando ogni minuto, allora stai sprecando la tua vita.
Una volta, il mio attuale vivere lentamente e seguendo i miei ritmi naturali, mi avrebbe fatto sentire sbagliata e sicuramente in colpa, oggi so quanto aver abbandonato il concetto di produttività tossica e frenetica sia stata la mia salvezza, mentale e fisica.
Per questo ho deciso che in questa newsletter vi condivido la mia lista per “essere più produttiva”!
Fregatene di quello che pensano gli altri.
È la regola d’oro, quella che ti salva quando il WiFi decide di smettere di collaborare nel bel mezzo di una call! Invece di scusarti mille volte, sorridi e prova con un: “Continuiamo via email?”.
Affronta di petto ciò che odi fare, ma prima regalati qualcosa che sia diverte o ti dà piacere.
Le incombenze noiose (sistemare i documenti fiscali, cercare un’area per svuotare i serbatoi del camper, …) hanno il potere di trasformare anche la giornata iniziata meglio in un susseguirsi di sospiri e procrastinazione. La mia strategia? Prima di affrontarle, mi concedo un piccolo momento di gioia: un caffè preparato con cura, una passeggiata o un po’ della mia musica preferita.Trova la strada più semplice per ottenere ciò che vuoi.
Il camper, con i suoi spazi ridotti e la luce che filtra obliqua dalle tende, è diventato il mio laboratorio per la semplicità. Qui non c’è spazio per complicazioni inutili o soluzioni troppo elaborate: ogni cosa deve funzionare con il minimo sforzo e il massimo risultato. Che si tratti di organizzare il lavoro, pianificare una giornata o semplicemente decidere dove parcheggiare, il segreto è sempre lo stesso: eliminare il superfluo, ridurre tutto all’essenziale e andare dritta al punto.
Questa filosofia si applica a tutto. Quando lavoro, scelgo strumenti semplici e chiari: una lista su carta e Notion. Quando qualcosa si rompe, non mi perdo in lamentele, cerco una soluzione pratica e vado avanti. La semplicità non è pigrizia, è efficienza: è fare spazio solo a ciò che conta davvero.Alla fine, mi concentrerei sull’unico consiglio che conta davvero: smetti di perdere tempo in cazzate.
Chiudi tutte le schede inutili, lascia andare le cose superflue e concentrati su ciò che conta: vivere, lavorare e goderti il tramonto sorseggiando un gin tonic.Penny conosce bene l’ultima lezione della mia lista: ascolta il corpo.
Penny vive d’istinto: dorme quando è stanca, corre quando l’energia pulsa sotto il suo pelo, ti guarda con sufficienza quando non assecondi i suoi desideri.
La produttività, mi rendo conto guardandola, non è fare tutto, è fare ciò che conta, quando conta.
La produttività non dovrebbe essere una lista infinita di trucchi per fare di più in meno tempo, è un modo di affrontare le giornate, con la calma di un cane meticcio di dieci anni che sa sempre dove vuole andare e, ogni tanto, con il coraggio di fermarsi, guardare il sole che tramonta e ricordarsi che è abbastanza.
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Oggi ti parlo di produttività, ma questa pubblicazione è molto versatile e non riesce a stare nei paletti di una sola area di interesse, quindi aspettati di tutto.
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Ho da poco finito Nexus di Yuval Noah Harari e, come tutti i suoi libri, l’ho trovato utile se si vuole ampliare la propria visione del mondo e comprendere le connessioni profonde che influenzano la nostra società. È un libro che aiuta a riflettere su come la storia, la tecnologia e la biologia siano intrecciate in modi che spesso diamo per scontati, inoltre offre spunti illuminanti e una prospettiva nuova per capire dove stiamo andando.
Approfondirò meglio questo libro e le riflessioni che leggendolo ne sono nate nella newsletter per iscritti a pagamento della prossima settimana!
Da ascoltare
Sto ascoltando in loop l’ultimo album di Marracash e devo dire che mi sta conquistando sempre di più. Lo sto approcciando in modo quasi didattico: parto dalla prima traccia e procedo in ordine, come se ogni brano fosse un capitolo di un’evoluzione di pensiero. Se ti piace il genere, te lo consiglio vivamente! E, a proposito del libro di Harari, ti invito ad ascoltare “Mi sono innamorato di un AI”, una traccia che sembra quasi dialogare con quei temi.






Quanto mi hai descritto bene in questa tua news! Grazie Elisa.