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Avatar di Simona B.

Questa è una riflessione che avrei voluto scrivere, io!! E grazie per averla 'replicata', allora, Elisa!

Coltivo tali pensieri sin da quando, pendolare, frequentavo l'università e viaggiavo insieme a compagni di carrozza che erano al 95% frustrati, insoddisfatti e furiosi nei confronti del loro lavoro. Quando ho capito che ciò che facevo, l'ambiente in cui lo facevo, le persone con cui lo facevo, mi stavano indirizzando verso quello stile di esistenza, ho gettato il cuore oltre l'ostacolo e ho barattato una discreta sicurezza economica con il gusto di dedicare le mie giornate a ciò che amo e che può, in qualche modo, servire anche agli altri. E, come te, non esiste per me differenza tra il 7 gennaio, il 24 dicembre oppure il 15 luglio: ciò che sostiene la mia visione della vita È anche ciò che costituisce il mio lavoro.

Mi interrogo: può essere definito 'privilegiato' un sentire simile? Io, di certo, mi sento privilegiata per avere scelto di orientare la mia vita professionale - e non solo! - in questa direzione.

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Assolutamente, procediamo.