Negli ultimi anni il modo in cui le persone cercano e, soprattutto, trovano contenuti online è cambiato in modo evidente: noi chiediamo qualcosa e l’Ai ci sintetizza e restituisce una risposta già fruibile, ma, come sottolinea Ivano Di Biasi, non sostituisce la ricerca, la riscrive: interpreta la domanda in linguaggio naturale, la traduce in parole chiave, e poi va comunque a cercare sul web, spesso passando da Google.
La SEO resta quindi il terreno su cui si decide se esisti o no dentro quelle risposte: fa decidere a Google se mostrarti nelle risposte immediate e alle piattaforme se “usarti” per trattenere l’attenzione delle persone al proprio interno. Questo ci fa capire che è errato concludere che la SEO non conti più, che non sia più utile a distribuire i nostri contenuti in modo rilevante e che basti scrivere bene per essere trovati.
In questo articolo vediamo come funziona davvero la SEO su Substack, cosa cambia con l’intelligenza artificiale e quali azioni concrete fare per essere indicizzati su Google.
Questo articolo parte da un punto specifico: l’intelligenza artificiale non genera conoscenza dal niente, si alimenta di ciò che trova, e ciò che trova è il risultato di una precisa organizzazione: gerarchie riconoscibili, testi che dichiarano con chiarezza cosa sono e cosa offrono; Di Biasi chiama questo passaggio fan-out: una sventagliata di query generate dall’Ai a partire da una singola domanda.
Questo ci insegna che non basta più presidiare la keyword “grossa”, serve intercettare frasi formulate in modo preciso, contestuale e orientate al bisogno, se queste non sono chiare, non è l’Ai a fallire, ma il contenuto a non essere stato progettato per essere intercettato e redistribuito.
Spesso la SEO viene vista come un trucco tecnico per sedurre un algoritmo, mentre dovrebbe essere considerata più una scelta editoriale, la decisione di rendere il proprio lavoro accessibile anche a chi non fa già parte della propria comunità, dobbiamo far pace con il fatto che bisogna chiamare le cose con il loro nome invece di preferire titoli belli ed evocativi, ma che saranno destinati ad essere letti solo da chi è già iscritto alla nostra newsletter.
L’errore di “scrivere per l’Ai” è lo stesso che si è fatto per anni “scrivendo per Google”, dobbiamo tornare a scrivere per le persone perché i sistemi generativi premiano ciò che risolve davvero un’esigenza, non ciò che fa crescere i numeri o aumenta le impression.
Chi smette di occuparsi di SEO, in sostanza, rinuncia a governare la propria distribuzione digitale, decide di accontentarsi di scrivere solo per chi segue già la pubblicazione, illudendosi che basti scrivere la newsletter settimanale e poi la visibilità arriverà da sola. È una strategia comprensibile, ma che non porterà risultati, almeno non risultati scalabili.
La realtà è che le persone continuano a cercare, a formulare domande, esplorare argomenti, confrontare fonti, etc… e quando lo fanno, si affidano a ciò che è pubblico, indicizzato e strutturato. Se il tuo lavoro non emerge in quei momenti, spesso non è colpa del sistema, è che non hai progettato i tuoi contenuti per emergere.
La visibilità è la conseguenza di un contenuto pensato come parte di un ecosistema coerente: ogni articolo è una tappa di una mappa più ampia, percorribile anche da chi ti scopre per la prima volta, a distanza di mesi dalla pubblicazione.
C’è poi la questione della reputazione
Se lasci che siano solo i sistemi automatici a estrapolare e sintetizzare il tuo lavoro, senza preoccuparti in prima persona della qualità e chiarezza delle fonti da cui attingono, stai delegando la narrazione di ciò che fai a un processo che non è sotto il tuo controllo e questo può diventare un importante problema di posizionamento.
Chi crea una pubblicazione su Substack pensando solo al pubblico già acquisito potrebbe ottenere buoni risultati nel breve periodo, ma, come dico sempre, Substack è un gioco lungo e lento, dobbiamo quindi progettare anche per essere trovati da chi non ci conosce, solo così si ottengono risultati che crescono nel tempo.
Di Biasi avverte anche su una nuova ossessione: fissarsi sul prompt “esatto”, come se fosse la vecchia keyword, quando in realtà l’Ai capisce l’intenzione anche se la domanda è scritta male o in cento varianti differenti. Ciò che conta non è scrivere la frase in modo identico a come il nostro potenziale lettore potrebbe cercarla, ma capire quali intenti e quali query vengono attivate dopo, il fan-out, appunto!
La domanda da porsi, conoscendo le nuove regole del gioco della SEO è: “Sto progettando contenuti che possano essere trovati, compresi e citati anche da chi non mi ha mai letto?”.
Substack e SEO: tutto quello che ti serve sapere
Sappiamo che Substack è una piattaforma ibrida, è insieme newsletter via email e pubblicazione web - tipo blog - è relazione diretta da una parte e una pagina indicizzabile dall’altra, è conversazione privata e contenuto trovabile dai motori di ricerca.
Substack è indicizzato?
La prima domanda che molti si fanno è semplice: Substack è indicizzato?
La risposta è sì, ma con alcune condizioni tecniche e strategiche che devi conoscere.
Ogni post che pubblichi non è solo una mail che arriva nelle e-mail di qualcuno, è anche una pagina HTML con un URL, un titolo, meta informazioni, una struttura leggibile dai crawler.
Questa doppia natura ti permette di crescere in due modi:
- da una parte la fidelizzazione attraverso l’email,
- dall’altra la scoperta attraverso la ricerca.
Dal punto di vista tecnico, Substack consente l’indicizzazione, genera sitemap, permette di personalizzare gli URL, offre titoli e descrizioni ottimizzabili, è importante però sottolineare che non offre però lo stesso controllo di un sito self-hosted, e presenta alcuni limiti nella personalizzazione avanzata dei metadati.
Substack non ti impedisce di essere trovato, ma non fa il lavoro al posto tuo.
Come ottimizzare Substack: guida operativa
Configurazione tecnica di base
Se vuoi davvero indicizzare Substack su Google, devi partire sistemando le fondamenta tecniche prima ancora di scrivere il primo articolo.
collega la tua pubblicazione a Google Search Console. Questo ti permette di capire quali query generano impression, quali pagine vengono indicizzate e dove si trovano gli eventuali problemi.
Se hai la possibilità, usa un dominio personalizzato al posto dell’URL predefinito
username.substack.com.In questo modo rafforzerai l’identità e l’autorevolezza percepita dai motori di ricerca.Verifica infine che la sitemap XML sia accessibile e aggiornata: si trova all’indirizzo
tuosito.substack.com/sitemap.xmle aiuta i crawler a trovare ogni post pubblicato.
Ricerca delle parole chiave
La scelta delle keyword va fatta prima di scrivere, non dopo.
Pensa come un lettore che non ti conosce ancora: quali domande formulerebbe per trovare un contenuto come il tuo?
Usa strumenti di ricerca per verificare che quelle domande vengano davvero poste online, poi costruisci il post attorno alle risposte.
Le keyword principali vanno inserite nel titolo, nella descrizione SEO, nelle prime righe del testo e nei sottotitoli, senza forzature e senza ripetizioni meccaniche, mi raccomando, non uccidete la qualità della vostra scrittura!
Struttura e leggibilità
Alcune regole pratiche:
Usa heading H2 e H3 con parole chiave correlate per organizzare il contenuto
Scrivi paragrafi che rispondano in modo diretto a domande specifiche
Aggiungi alt text descrittivi a ogni immagine: i motori di ricerca li leggono e li usano per comprendere il contenuto visivo
Evita blocchi di testo compatti e difficilmente leggibili sia dall’occhio umano che dall’Ai
Link interni ed esterni
I link interni tra post correlati aiutano i motori di ricerca a costruire una mappa tematica della tua pubblicazione e aumentano l’autorità complessiva.
I backlink da altri siti segnalano che il tuo contenuto è considerato affidabile e pertinente.
Mi raccomando, non aspettare che arrivino da soli, sii pro-attiva: promuovi i post su forum, community e piattaforme esterne e costruisci relazioni con altri creator che possano citare il tuo lavoro.
Segnali di engagement
I commenti e le interazioni non sono solo un indicatore di community attiva, contribuiscono alla percezione di rilevanza da parte dei motori di ricerca.
Usa anche le Substack Notes per aumentare la scoperta interna alla piattaforma e generare traffico che conduca ai tuoi post indicizzati.
Contenuti evergreen e post pilastro
La strategia migliore si focalizza sul lungo termine, quindi costruisci:
Contenuti evergreen: trattano temi che rimangono rilevanti nel tempo e continuano ad attrarre traffico organico a settimane o mesi dalla pubblicazione
Post pilastro (pillar): approfondimenti strutturati sui temi centrali della tua pubblicazione, aggiornabili nel tempo, capaci di diventare punti di collegamento per altri contenuti
Monitoraggio e adattamento
Usa Google Analytics in combinazione con Google Search Console per monitorare le performance nel tempo: quali keyword portano traffico, quali pagine funzionano meglio, quali argomenti intercettano domanda reale.
Questi dati ti saranno utili per correggere la rotta quando sarà necessario.
Tirando le somme possiamo dire che la SEO su Substack è l’applicazione coerente di principi fondamentali che rendono possibile il posizionamento su Google nel medio e lungo periodo, ma, come detto, ti servono struttura, chiarezza e continuità editoriale.



