Chiacchieriamo di anti-obiettivi
ovvero il momento in cui realizzi che stai vincendo a un gioco a cui non volevi giocare
Ci sono periodi in cui diventiamo incredibilmente efficienti: rispondiamo a tutte le mail lasciate in sospeso, ottimizziamo qualsiasi cosa, creiamo sistemi che ci semplificano la vita, facciamo tutto quello che abbiamo scritto nella to-do list, ci guardiamo da fuori e siamo fiere di noi, finché, a un certo punto indefinito nel tempo, mentre ascoltiamo un podcast, fissiamo la pentola aspettando che l’acqua bolla, facciamo la doccia o seguiamo con lo sguardo il cucchiaino che gira nel nostro cappuccino, ci rendiamo conto che siamo diventate bravissime in attività che non abbiamo davvero scelto.
Ho riletto di recente una frase di Luca Dellanna che, vado a memoria, in italiano può essere tradotta: “
Avevo dei sistemi e delle abitudini, ma stavo lavorando in assenza di un allineamento interiore
Ecco, questa frase descrive una sorta di momento Eureka di cui sempre più spesso mi parlano le persone che incontro, è quel punto di rottura in cui ti chiedi: “ma siamo sicure che questo sia davvero quello che voglio fare? Sia il modo in cui voglio trascorrere le mie giornate?”
Credo che molte persone siano diventate bravissime a performare una vita che non sentono più loro, siamo (perché mi ci metto sempre dentro anch’io) diventate negli anni più organizzate, più efficienti, più professionali, più “serie”, finché a un certo punto ti accorgi che lentamente qualcosa si sta spegnendo, un po’ per volta scemano la spontaneità, la curiosità, il desiderio di fare cose per il piacere di farle e quindi inizi con domande quasi esistenziali tipo:
Cosa non sei più disposta a sacrificare per arrivare ai tuoi obiettivi?
Luca Dellanna usa quest’immagine: gli obiettivi ti dicono dove andare, ma i vincoli ti ricordano chi vuoi restare mentre ci arrivi.
Forse non ci siamo accorte di aver iniziato a perderci quando, nella nostra testa, abbiamo messo obietti e vincoli sullo stesso piano.
Quindi spostiamo il focus e iniziamo a giocare con gli anti-obiettivi: non traguardi da raggiungere, ma confini da proteggere, una forma di integrità nel senso letterale della parola: restare integre, non cadere nell’errore di frammentarsi per accontentare aspettative di cui non ci frega niente!
Oggi, per me, sono diventate importanti cose molto concrete:
Avere un lavoro che stia in piedi anche se non sono continuamente al computer (perché non sai mai quando la vita farà la stronza).
Non creare contenuti solo perché funzionano, “funzionare” per me non è più un criterio sufficiente.
Lavorare in spazi (fisici e relazionali) in cui devo diventare più piccola per essere accettata o farmi andare bene cose che non mi vanno bene.
Non cadere nell’errore di trasformare la mia libertà, che è la cosa che mi sono costruita con più cura in questi anni, in un’altra forma di produttività tossica.
Smettere di decidere cosa fare o non fare per sentirmi “all’altezza” di qualche standard che non ho contribuito a definire.
Non sono obiettivi, non li ho messi su Notion e non li vado a revisionare ogni trimestre, sono i miei vincoli, la bussola che seguo per non tornare a essere chi gli atri volevano che fossi e io no!
Per anni mi/ci hanno detto che crescere significasse espandersi, tutto di più: più veloce, più visibile, più performante e non avete idea di quanto ci abbia creduto, ne porto cicatrici dentro e fuori (perché poi al corpo questa cosa non fa benissimo!), finalmente però ho imparato a togliere ciò che non mi diverte o non mi fa contribuire a fare cose per me belle.
Sto iniziando a pensare che una parte della maturità abbia più a che fare con il diventare radicalmente oneste su ciò su cui non vogliamo più scendere a compromessi, anche quando il contesto intorno a noi ci sta chiedendo il contrario, anche quando sarebbe più semplice continuare ad andare nella direzione sbagliata.
Pensaci!
Obiettivi: dove vuoi arrivare
Vincoli: cosa ci serve per non perderci lungo il cammino.
Mi piacerebbe continuare a chiacchierare di questa e delle altre tematiche che tratto nella mia newsletter domenicale durante la settimana in chat, alcune volte saranno argomenti più leggeri, come il concerto dei Subsonica o KPop Demon Hunters, altre più complesse come la Manosfera.
Chiacchieriamo insieme, la chat è aperta e il caffè è già sul fuoco!
Qualche info sul mio spazio editoriale:
💬 Perché la mia newsletter si chiama “Chiacchiere”: visto che spesso mi è stato chiesto, l’ho spiegato qui e ti avverto, dei due, tu sei quella che cucina in camper!
💻 Ho lanciato un nuovo progetto sulla produttività non lineare ed è gratuito per le abbonate a pagamento: Non Linear Productivity
🟧 Nella sezione Grow on Substack trovi tutto quello che ti serve per fare di Substack un asset strategico per il tuo lavoro
🍻 Diventa partner di “Chiacchiere con Elisa”, scrivimi e parliamone!
Weekly Substack tip
La settimana scorsa vi avevo anticipato che avrei iniziato a portarvi alcuni casi studio di brand presenti su Substack ed eccoci qui!
Non per analizzare “newsletter belle”, ma per capire cosa succede quando un brand smette di usare internet solo per pubblicare contenuti social e inizia a costruire una vera presenza editoriale.
Per anni i brand hanno abitato piattaforme in cui la relazione con il pubblico era continuamente mediata da algoritmi, feed e logiche esterne al loro controllo, oggi Substack sta cambiando questa dinamica in un modo che trovo ancora sottovalutato, almeno nel dibattito mainstream sul marketing digitale.
Quando qualcuno decide di iscriversi alla tua newsletter non ti sta semplicemente “seguendo”, ti sta facendo entrare nella propria inbox, che è un gesto completamente diverso dal cliccare “segui” su un profilo.
Fatta questa premessa, ho analizzato diverse realtà in questi mesi e una cosa che trovo interessante è che i brand che stanno funzionando meglio non stanno usando Substack come un social con testi più lunghi, ma proprio come uno spazio editoriale con una voce riconoscibile, un ritmo, un punto di vista, una presenza che ha il tempo di sedimentare nel tempo proprio perché non sparisce nel feed dopo qualche ora.
Per iniziare la nostra analisi, ho scelto una pubblicazione decisamente in trend e che è un esempio concreto di quello che vi ho appena detto.
The Prompt, la pubblicazione Substack di OpenAI
La prima cosa che ho notato è il tono di voce: The Prompt non mi dà la sensazione di essere scritta dal team marketing, ma dal team Global Affairs di OpenAI - l’URL è infatti openaiglobalaffairs.substack.com
I temi che tratta sono quasi esclusivamente legati alla governance, regolamentazione, policy e relazioni istituzionali legate all’intelligenza artificiale, temi che, diciamocelo, interessano una nicchia precisa e molto verticale: giornalisti che si occupano di AI, policy maker, persone che lavorano nella regolamentazione tecnologica, chiunque stia cercando di capire come si muoverà un’azienda come OpenAI nei prossimi anni.
OpenAi ha scelto di fare quello che Seth Godin ha chiamato Niching up: scrivere per una nicchia relativamente molto piccola, andando - finalmente aggiungo io - controcorrente rispetto a tutti quei brand che per anni hanno inseguito l’idea di dover essere rilevanti per tutti, di dover parlare a un pubblico più ampio possibile, di dover “allargare la conversazione”, ma come ripeto forse un po’ troppo alle persone con cui lavoro: se parli a tutti, finisci per non parlare a nessuno.
OpenAI ha dato vita a una pubblicazione pensata per essere interessante per quelle persone che influenzano concretamente il modo in cui l’intelligenza artificiale verrà regolamentata, spiegata e integrata nelle istituzioni.
Non hanno pensato a Substack come l’ennesimo canale su cui fare promozione auto-riferita, hanno reso The Prompt non per tutti, ma indispensabile per le persone giuste.
Quello che ci portiamo a casa noi per la nostra pubblicazione probabilmente molto più piccola è che: l’attenzione delle persone giuste per noi vale infinitamente di più dell’attenzione di tante persone poco interessate!
Ti ricordo che tutti i martedì parliamo di come esserci e crescere su Substack: Grow on Substack, iscriviti per riceverla: elisascagnetti.substack.com/subscribe
Nuovi contenuti pubblicati in settimana
Questa settimana ho pubblicato:
Qui, come sempre, i contenuti evergreen che aggiorno regolarmente:
Substack “dalla A alla Z” quello che ti serve sapere per usare bene Substack, come vedrai ci sono ancora dei contenuti da inserire, ma molte analisi, consigli pratici, esempi reali e link alle risorse fondamentali sono già presenti!
Qui trovi la Masterclass su come crescere su Substack nel 2026 e qui tutte le info sulle mie consulenze individuali.
Cosa leggere
In questo momento, mentre questa newsletter arriva nella tua casella di posta, io mi preparo ad ascoltare uno tra i miei autori preferiti: Emmanuel Carrère che presenta Kolchoz, il suo ultimo libro.
Per rimanere in tema oggi vi consiglio due tra i miei suoi libri preferiti:
“V13: Cronaca giudiziaria” di cui ho scritto QUI
“Yoga” che trovi nei consigli di lettura di questa newsletter
Per oggi è tutto, ci vediamo su Instagram per continuare a Chiacchierare
Qui uso spesso il femminile sovraesteso e non censuro le parolacce!
Inoltre questa newsletter è gratuita ed è distribuita con una licenza CC0, che significa che puoi farne quello che vuoi anche senza citarmi: più idee condividiamo, più pensieri siamo in grado di fare.








