Ciao , chiacchieriamo?
Questa è Chiacchiere, la newsletter della domenica di Elisa Scagnetti.
Se stai cercando i contenuti su come usare Substack li trovi qui: Grow on Substack.
Sara Carenzi ha avuto conferma di essere autistica a quarantatre anni e la prima cosa che ha provato, mi racconta, è stata liberazione.
Non perché una diagnosi definisca una persona o risolva qualcosa, ma perché dare un nome a una cosa che senti da tutta la vita significa smettere, finalmente, di pensare che quella cosa sia solo una tua colpa, un tuo limite, una tua incapacità personale.
Quella con Sara, però non è una chiacchiera sulla diagnosi in sé, ma una nuova visione dal mondo, un cambio di prospettiva, un viaggio che ci ha permesso di fare portandoci nella sua visione del mondo.
Sara dice una frase, verso la fine, quasi di passaggio, che mi ha colpito molto:
non è fare il lavoro dei sogni,
è essere la persona che vuoi essere nella vita che conduci.
Pensate a quante volte ci siamo chieste “chi voglio essere?”, e abbiamo ridotto tutto a carriera o a uno scopo professionale, come se il punto centrale fosse trovare il mestiere giusto, come se una volta trovato quello tutto il resto si sarebbe sistemato da solo.
Invece il problema è molto più radicale e riguarda ogni aspetto della vita: il modo in cui ti relazioni, le regole che segui senza averle mai messe in discussione, i compromessi a cui decidi di scendere perché qualcuno, da qualche parte, ti ha detto che è giusto così.
Adultismi, la newsletter di Sara, parte da tutti quei “si fa così” che ci portiamo dietro da tutta la vita e che, a un certo punto, hanno smesso di essere indicazioni utili e sono diventati limiti - imposti o auto-imposti - così familiari da non sembrarci più tali.
Sono diventati la nostra realtà, ma il problema è che la realtà di una persona che non si riconosce in quelle regole, come Sara, come molte altre persone che magari non hanno ancora un nome per quello che sentono, è una realtà che costa moltissimo da abitare ogni giorno.
Grazie Sara, per questa chiacchiera così preziosa!
Divertiti e fai cose belle!
Elisa
Qualche info sul mio spazio editoriale:
💬 Perché la mia newsletter si chiama “Chiacchiere”: visto che spesso mi è stato chiesto, l’ho spiegato qui e ti avverto, dei due, tu sei quella che cucina in camper!
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Weekly Substack tip
Come funziona l’Audience-specific content
La funzionalità è semplice: dentro un solo post puoi inserire blocchi di testo visibili solo da una specifica parte del tuo pubblico.
Vuoi che i tuoi abbonati a pagamento abbiamo un certo approfondimento rispetto agli iscritti gratuiti?
Vuoi che i membre fondatori ricevano dei bonus esclusivi?
Vuoi inserire un’anteprima per chi legge la parte gratuita che magari lo invogli ad abbonarsi?
Usa l’Audience-specific content!
A differenza del paywall, che taglia il post in due (di qua tutti, di là solo i paganti), con l’Audience-specific content costruisci un unico testo che accoglie tutti e dà a ciascuno la parte di contenuto pensata per lui.
Dove lo trovi: nella barra dell’editor apri Più, e in cima al menu compare la voce nuova.
Come vedi, la voce Audience-specific content ha accanto l’etichetta arancione “Nuovo”, e nel riquadro chiaro Substack ti spiega in una riga a cosa serve: inserire contenuto visibile solo a gruppi specifici di persone, con le tre categorie di lettori principali già pronte (lettori gratuiti, reader a pagamento, personalizzato).
Una volta selezionato, ti compare il blocco vero e proprio, che all’inizio si presenta così, vuoto e con una struttura a due livelli.
Qui c’è la logica di tutto lo strumento:
in alto la riga SE (se il lettore appartiene a un certo gruppo, allora vede questo),
in basso Tutti gli altri, che è lo spazio dove scrivi il messaggio per tutti gli altri (facoltativo, ma secondo me lo dovresti usare in modo strategico per coinvolgere le persone che non si sono ancora abbonate).
Passiamo al menù a tendina Pubblico: lì decidi chi guarda cosa.
Aprendolo trovi quattro caselle:
Nella configurazione qui sopra ho, ad esempio, spuntato solo Abbonati a pagamento e Abbonati fondatori, e infatti in cima al blocco compaiono le etichette A pagamento e Sponsor, che ti confermano a colpo d’occhio chi vedrà quella sezione.
Le prime due caselle (chi non è iscritto e chi ha l’abbonamento gratuito) restano vuote, quindi tutto quello che scrivi qui dentro è accessibile solo da chi ti sostiene economicamente.
Lo stesso menù a tendina lo puoi, anche, ribaltare completamente.
Qui sopra ho spuntato solo Non sei iscritto (chiunque capiti sul post) e abbonati gratuiti e ho lasciato le due caselle dei paganti vuote. Con questa configurazione “anteprima e invito”, ti rivolgi a chi ancora non paga, magari raccontando cosa si stanno perdendo o offrendo loro una preview che li faccia sentire accolti e coinvolti e che fa una grande differenza emotiva rispetto al paywall che invece dice “questo non è per te”.
Tutta questa struttura, per chi legge, è invisibile: qui ho scritto nel blocco una riga per chi mi sostiene con l’abbonamento a pagamento,
mentre qui per gli iscritti gratuitamente
ma nessuno dei due può vedere come, “dietro le quinte” ci siano in realtà blocchi diversi per persone diverse, è semplicemente una parte di testo che cambia a seconda di chi c’è davanti allo schermo.
Ti ricordo che tutti i martedì parliamo di come esserci e crescere su Substack: Grow on Substack, iscriviti per riceverla: elisascagnetti.substack.com/subscribe
Nuovi contenuti pubblicati in settimana
Questa settimana ho pubblicato:
Qui, come sempre, i contenuti evergreen che aggiorno regolarmente:
Substack “dalla A alla Z” quello che ti serve sapere per usare bene Substack, come vedrai ci sono ancora dei contenuti da inserire, ma molte analisi, consigli pratici, esempi reali e link alle risorse fondamentali sono già presenti!
Qui trovi la Masterclass su come crescere su Substack nel 2026 e qui tutte le info sulle mie consulenze individuali.
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Qui uso spesso il femminile sovraesteso e non censuro le parolacce!
Inoltre questa newsletter è gratuita ed è distribuita con una licenza CC0, che significa che puoi farne quello che vuoi anche senza citarmi: più idee condividiamo, più pensieri siamo in grado di fare.



















