Leggendoti, mi sono resa conto che anche io spesso frequento i cimiteri dei luoghi che visito. Mi perdo fra quelle vite passate e mi immergo nel passato che immagino sia stato. Io, a differenza di quel che scrivi, provo un senso di angoscia al pensiero che siamo solo quel trattino fra due date, che tutto passa e tutto scorre e che quello che sembra importante per ognuno noi, in un attimo perde quel significato per divenire solo un cimelio. Grazie per avermi fatto pensare a tutto ciò.
In Terramadre ( la community di Embodiment di Valeriachiara) era il libro del mese. Riflettevamo anche sul concetto di postura che cambia nell'attraversare diversi luoghi ed in particolare come il cimitero possa trasformarsi in uno spazio-tempo in cui si può essere presenti al presente, in cui ci si permette di rallentare: la postura che si va ad assumere nell'attraversarlo può diventare allora pienezza, espressione di vita attenta e consapevole, lo sguardo è gentile, si lascia indietro e fuori qualcosa...
In effetti è un tema che non ho trattato, ma tanto interessante: quando visito i cimiteri mi soffermo sulle persone che sono intorno a me, è affascinante - non so se è il termine più giusto - vedere come cambia a seconda del perché si è lì…
A Roma uno dei miei luoghi preferiti è il cimitero del Verano. Non solo per la presenza dei miei cari. Il Verano è Roma senza maschera. Ci si entra con il rumore della Tiburtina e in dieci passi capisci che nessuna lapide mente.
Ho letto tutto d'un fiato. Quanta sincronicità... Grazie per questo scritto così fortemente vero e delicato.
Non molto lontano da dove abito c'è un cimitero abbandonato con tombe da fine 1800 a metà 1900. Sono attratta da sempre dal "cortile di pace" letteralmente tradotto dal tedesco 'Friedhof' (Frieden-Pace, Hof-Cortile). Luogo che ovunque io vada, trovo sempre sul mio cammino. Luogo di pace, appunto.
Leggendoti, mi sono resa conto che anche io spesso frequento i cimiteri dei luoghi che visito. Mi perdo fra quelle vite passate e mi immergo nel passato che immagino sia stato. Io, a differenza di quel che scrivi, provo un senso di angoscia al pensiero che siamo solo quel trattino fra due date, che tutto passa e tutto scorre e che quello che sembra importante per ognuno noi, in un attimo perde quel significato per divenire solo un cimelio. Grazie per avermi fatto pensare a tutto ciò.
Grazie a te per avermi raccontato un modo diverso di vivere lo stesso “spazio”. 🤍
In Terramadre ( la community di Embodiment di Valeriachiara) era il libro del mese. Riflettevamo anche sul concetto di postura che cambia nell'attraversare diversi luoghi ed in particolare come il cimitero possa trasformarsi in uno spazio-tempo in cui si può essere presenti al presente, in cui ci si permette di rallentare: la postura che si va ad assumere nell'attraversarlo può diventare allora pienezza, espressione di vita attenta e consapevole, lo sguardo è gentile, si lascia indietro e fuori qualcosa...
In effetti è un tema che non ho trattato, ma tanto interessante: quando visito i cimiteri mi soffermo sulle persone che sono intorno a me, è affascinante - non so se è il termine più giusto - vedere come cambia a seconda del perché si è lì…
Grazie Elisa!
Ma se il tempo non esiste?
Un pensiero in meno! 😉
A Roma uno dei miei luoghi preferiti è il cimitero del Verano. Non solo per la presenza dei miei cari. Il Verano è Roma senza maschera. Ci si entra con il rumore della Tiburtina e in dieci passi capisci che nessuna lapide mente.
Sai che non sei il primo che me ne parla, non vedo l’ora di visitarlo! Grazie 🤗
Ho letto tutto d'un fiato. Quanta sincronicità... Grazie per questo scritto così fortemente vero e delicato.
Non molto lontano da dove abito c'è un cimitero abbandonato con tombe da fine 1800 a metà 1900. Sono attratta da sempre dal "cortile di pace" letteralmente tradotto dal tedesco 'Friedhof' (Frieden-Pace, Hof-Cortile). Luogo che ovunque io vada, trovo sempre sul mio cammino. Luogo di pace, appunto.