Chiacchieriamo di quanto ci influenzano i luoghi che abitiamo
…oltre a idee, strategie e Substack tip!
C’è una frase che ho letto nelle Notes di VittoriaLamp🌟 su Substack alcuni giorni fa e l’ho subito sentita risuonare:
Nei giorni successivi, essendo salvata sul mio desktop, l’ho letta e riletta diverse volte fino a quando da frase “illuminante” è diventata fonte di nuove domande.
Dato per assodato che, in effetti, esistono luoghi capaci di farci sentire vive e altri che ci tengono bloccate, che i contesti cambiano le abitudini, le relazioni, il ritmo delle giornate, perfino il modo in cui camminiamo o respiriamo, vorrei confrontarmi su un punto di vista diverso: e se il luogo non ci creasse, ma ci autorizzasse? Se la mia tanto amata coerenza fosse, in questo caso, un limite autoimposto?
Un nuovo ambiente ci toglie di dosso le aspettative che gli altri hanno su di noi - anche quelle che abbiamo interiorizzato - quando restiamo dove siamo sempre state autosabotiamo il cambiamento non perché non possiamo essere altro, ma perché reinventare o anche solo modificare piccoli aspetti di noi significherebbe mettere in discussione la nostra identità, contraddirsi davanti a chi ci conosce da tutta la vita e quindi sentiamo che solo andando altrove possiamo darci il permesso di cambiare.
Lo so che vi piaceva l’idea romantica di lasciare tutto e cambiare vita in nome di un vero io a cui la vostra città attuale sta tarpando le ali, ma se non ci innamorassimo di una città solo perché quella versione di noi lì è diventata possibile, ma del fatto che, per una volta, non abbiamo chiesto il permesso a nessuno per essere chi volevamo?
Se ci dessimo il permesso di essere chi vogliamo essere a prescindere da dove ci troviamo?
Tutto questo pensare ai luoghi della mia vita e a chi sono stata in giro per il mondo mi ha riportato alla mente quando vivevo a Milano - luogo in cui ho trascorso più tempo della mia vita se togliamo la mia città natale - ero una persona incredibilmente abitudinaria: sempre gli stessi luoghi, sempre lo stesso co-working in Porta Romana e lo stesso bar in corso Matteotti, lo stesso aperitivo dietro Duomo e le serate al R’n’R, avevo costruito degli spazi di vita ben precisi, funzionali e, inevitabilmente, parziali. Milano era quella cosa lì, quella che avevo deciso che sarebbe stata, e tutto il resto per me era uno spazio da attraversare senza guardarlo davvero.
Ho ripensato a questo mio modo di essere quando vivevo a Milano qualche giorno fa quando, chiacchierando con Ginevra Miranda del suo progetto Briantona, mi ha fatto scoprire una Brianza che ignoravo completamente, fatta di cortili nascosti, luoghi affascinanti, realtà locali che ho sempre avuto sotto il naso ma ho sempre ignorato e mi sono resa conto di come le nostre routine ci impediscano di vedere il mondo che ci circonda in modo diverso da quello che ci siamo abituate a osservare.
E se fossimo noi a non essere pronte a mettere in discussione le nostre certezze?
Se il blocco non fosse nei luoghi, ma nella certezza silenziosa con cui ogni giorno decidiamo che va bene essere chi siamo sempre state solo per paura del giudizio o la fatica del cambiamento?
E infine c’è il camper, che è forse il punto in cui tutta questa chiacchierata, almeno per me che in camper ci vivo, trova un senso: passare dal chiedermi: “Chi sono in quella città?” a: “Chi sono, indipendentemente dalla città in cui mi trovo?”
Vivere in camper ha cambiato il punto di partenza: non sto più cercando dove posso essere me stessa, ma sto imparando a riconoscere cosa mi serve per esserlo davvero e poi portarlo con me, adattarlo e magari, prima di quello che penso, rimetterlo in discussione.
Inizio a comprendere che la meravigliosa frase da cui tutto questo lungo pensiero di questa domenica mattina è partito non riguarda il rapporto tra noi e un luogo specifico, ma il modo in cui impariamo a riconoscere, creare e portare con noi quelle condizioni che rendono possibile darci il permesso di essere chiunque vogliamo essere.
Mi piacerebbe continuare a chiacchierare di questa e delle altre tematiche che tratto nella mia newsletter domenicale durante la settimana in chat, alcune volte saranno argomenti più leggeri, come il concerto dei Subsonica o KPop Demon Hunters, altre più complesse come la Manosfera.
Chiacchieriamo insieme, la chat è aperta e il caffè è già sul fuoco!
Qualche info sul mio spazio editoriale e sulla possibilità di vederci in giro:
💬 Perché la mia newsletter si chiama “Chiacchiere”: visto che spesso mi è stato chiesto, l’ho spiegato qui e ti avverto, dei due, tu sei quella che cucina in camper!
💻 Ho lanciato un nuovo progetto sulla produttività non lineare ed è gratuito per le abbonate a pagamento: Non Linear Productivity
🟧 Nella sezione Grow on Substack trovi tutto quello che ti serve per fare di Substack un asset strategico per il tuo lavoro
🍻 Diventa partner di “Chiacchiere con Elisa”, scrivimi e parliamone!
Weekly Substack tip
Il tuo posizionamento
Se le persone non capiscono di cosa tratta la tua newsletter entro 60 secondi dall’aver visto la tua pubblicazione, non si iscriveranno.
La chiarezza è tutto, ed è per questo che il posizionamento della tua newsletter è fondamentale.
Il posizionamento significa dichiarare chiaramente:
Di quali argomenti tratta la tua newsletter (1-3 argomenti principali)
Per chi scrivi (il tuo pubblico di riferimento)
Perché le persone dovrebbero iscriversi (il valore che otterranno)
Tutti i martedì parliamo di come esserci e crescere su Substack qui: Grow on Substack, iscriviti per riceverla: elisascagnetti.substack.com/subscribe
Nuovi contenuti pubblicati in settimana
Questa settimana ho pubblicato:
Qui, come sempre, i contenuti evergreen che aggiorno regolarmente:
Substack “dalla A alla Z” quello che ti serve sapere per usare bene Substack, come vedrai ci sono ancora dei contenuti da inserire, ma molte analisi, consigli pratici, esempi reali e link alle risorse fondamentali sono già presenti!
Il mio Framework che ho presentato anche nella Masterclass su come crescere su Substack nel 2026 e che uso nelle sessioni individuali.
Facciamo cose insieme
Se il 9 maggio sei a Torino ci vediamo al Wordcamp!
La comunità WordPress si riunisce a Torino per una giornata di talk, workshop e networking e ovviamente per chiacchierare insieme dal vivo!









Anche io in questi giorni sto facendo una riflessione sui luoghi e sulla nostra identità. complice un tema uscito in sessione con una cliente. Il "cambio luogo cambio vita" è una trappola, perché il significato ad un luogo lo attribuiamo noi, siamo noi la miccia che ne accende il senso. Quindi sì, hai ragione. Diamoci il permesso di viverci, legittimiamoci e diamo significato ai luoghi.