Sono giorni che mi scrivete del vostro rapporto con Substack: aver scritto un libro mi ha aperto a un mondo di feedback che non mi sarei aspettata, quindi parto dalla domanda che non vi avevo ancora fatto, anche se le risposte me le state già mandando!
Come state su Substack? Come sta andando?
Leggo i vostri messaggi e mi trovo davanti a esperienze moltro diverse: persone entusiaste, grate, pieno di speranza (che mi ricordano la me del 2007 su Facebook) e chi, invece, parla di frustrazione, confusione, invisibilità e scoraggiamento (che mi ricordano la me del 2023 su Instagram!).
Oggi voglio riflettere con voi su queste risposte perché credo raccontino molto bene la complessità del rapporto che stiamo sviluppando con questa piattaforma o, più in generale, con le piattaforme.
Da una parte Substack ci offre qualcosa che, per molte persone, sembrava diventato sempre più difficile trovare online: la possibilità di scrivere, approfondire, incontrare persone interessate a quello che abbiamo da dire e costruire relazioni che non si esauriscono nel tempo di uno scroll.
Dall’altra, però, ci ritroviamo a fare i conti con dinamiche che conosciamo fin troppo bene: la ricerca della visibilità, quella fatica mentale di dover pubblicare continuamente, il confronto con chi sembra crescere più velocemente di noi, la stanchezza mentale che cresce quando non riusciamo a capire come funzionano gli strumenti, etc…
Molte e molti si trovano a vivere due esperienze apparentemente opposte: amare profondamente la nostra newsletter - perché sì, è delle nostre parole che stiamo parlando, non di Substack, Substack è il mezzo, sono le nostre idee che vorremmo veder raggiungere più persone - e sentirci frustrati perché, quelle parole appunto, non arrivano a sempre più lettori.
Nel condividere i nostri pensieri stiamo investendo tempo, energie, aspettative e, spesso, una parte importante della nostra identità professionale, quindi intanto mi sento di dirvi che è normale quello che proviamo.
Substack sta cambiando, e noi?
Quando ho iniziato a utilizzare Substack, nel 2022, la piattaforma era molto diversa da quella che conosciamo oggi. Nel tempo sono arrivate le Notes, si sono sviluppate le possibilità di scoperta attraverso il feed, sono aumentati gli strumenti per interagire e sono cambiate anche le abitudini di chi legge e di chi pubblica.
Substack ha progressivamente assunto una dimensione sempre più social e, per certi versi, questa trasformazione mi piace moltissimo, possiamo incontrare persone che probabilmente non avremmo mai conosciuto, scoprire pubblicazioni interessanti attraverso le raccomandazioni, partecipare a conversazioni e costruire relazioni anche prima che qualcuno decida di iscriversi alla nostra newsletter.
Ma c’è anche un altro lato della medaglia: più Substack sviluppa strumenti che assomigliano a quelli dei social, più rischiamo di portarci dietro alcune delle abitudini che avevamo proprio negli altri spazi digitali.
Cominciamo a chiederci quante Notes dovremmo pubblicare ogni giorno, a che ora, quali contenuti funzionano meglio, quali argomenti attirano più attenzione, come ottenere più follower e come trasformarli in iscritti e tutto il resto del bagaglio strategico che chi comunica online per lavoro conosce fino alla nausea.
Bypassiamo la premessa del “è ovvio che i dati contanto, gli strumenti, saperli usare, etc…” diamo tutto questo per scontato perché oggi mi preme affrontare un altro tema che da alcune vostre condivisioni credo stia diventando urgente: una sorta di consiglio da vecchia zia Xennial!
C’è una differenza importante vitale tra utilizzare una piattaforma in modo strategico e lasciare che sia la piattaforma a decidere continuamente che cosa dobbiamo fare
e quando una piattaforma ci piace, come sta capitando a molte persone con Substack, questa differenza diventa difficile da riconoscere.
Lo so che la cosa più logica se vediamo che una Note ottiene molte visualizzazioni sarà scriverne altre simili o se un argomento genera nuove iscrizioni allora pensiamo di scrivere ancora di quel tema e così facendo, senza rendercene conto, ci allontaniamo progressivamente da quello che volevamo costruire per ritrovarci a fare l’ennesima cosa che non ci piace - come i reel di un minuto!
Le strategie di crescita non sono sbagliate - per me sono tra le cose più divertenti da ideare - ma una strategia dovrebbe aiutarci a raggiungere i NOSTRI obiettivi, non sostituirli con quelli della piattaforma!
La crescita è importante, ma che cosa stiamo facendo crescere?
Torno per un momento ai messaggi che ho ricevuto per il libro: quando Luca racconta che apprezza il mio lavoro perché riconosce l’esperienza che c’è dietro, quando Cecilia mi considera un punto di riferimento o quando Virginia decide di condividere un piccolo momento della sua serata con il mio libro, non stanno semplicemente parlando di un prodotto che hanno acquistato, stanno raccontando qualcosa del rapporto che hanno costruito con me e con quello che faccio.
Quanto spesso, quando parliamo di crescita, ci concentriamo soprattutto su ciò che possiamo misurare? Nuovi iscritti, visualizzazioni, aperture, clic, conversioni, abbonamenti a pagamento…
Ci piacciono perché sono facili, ci permettono di capire senza troppa fatica quello che succede, peccato che ci sia un mondo che non viene fuori da quei numeri!
Quante e quanti di voi sarebbero in grado di dirmi:
perché una persona continua a leggervi dopo mesi?
che cosa i vostri lettori ricordano di quello che avete scritto nell’ultimo mese?
quale idea hanno cambiato grazie a una vostra riflessione?
perché hanno deciso di consigliare la vostra pubblicazione?
Attenzione, non voglio cadere nella solita trita e ritrita contrapposizione numeri vs persone, come se occuparsi dei primi significasse automaticamente trascurare le seconde, va da sè che senza nuove persone che ci scoprono, le nostre community rischiano di diventare piccoli salotti nei quali ci conosciamo tutti, ci facciamo i complimenti a vicenda e, lentamente, smettiamo di sviluppare idee diverse dalle nostre (alzi la mano chi ha pensato, oltre a me, “ah come LinkedIn, non una grande conquista” - scusate il mio fastidio infinito nei confronti di LinkedIn). Il punto, semmai, è imparare a osservare tutto quello che non si può misurare.
Compito a casa: ripensa agli ultimi messaggi che hai ricevuto dalle persone che ti leggono, concentrati sulle domande, osservazioni, richieste di approfondimento, critiche o semplici racconti personali o rileggi le conversazioni che nascono sotto i tuoi contenuti e rispondi:
cosa stanno vedendo del tuo lavoro che tu non consideri abbastanza importante o degne di nota?

E tu, come ti senti su Substack in questo momento?
Torno alla domanda che ha dato origine a questa riflessione, perché mi piacerebbe conoscere la tua risposta, ti va di raccontarmi nei commenti, o in privato se preferisci, come ti senti nei confronti di Substack in questo momento?
Mi piacerebbe partire proprio dal vostro sentire per preparare la Masterclass del 9 novembre.
Da novembre inizierà un nuovo appuntamento mensile riservato agli abbonati a pagamento di Chiacchiere con Elisa, una Masterclass nella quale ci incontreremo per esplorare le novità di Substack, della comunicazione e del marketing digitale, capire che cosa sta cambiando e, soprattutto, come possiamo utilizzare questi cambiamenti al meglio.
Ogni mese faremo il punto sulle nuove funzionalità, sugli aggiornamenti più interessanti e sulle opportunità che meritano la nostra attenzione, ma parleremo anche di modi diversi per utilizzare strumenti che conosciamo già, perché non sempre serve qualcosa di nuovo per fare qualcosa di meglio e risponderò a tutte le vostre domande a voce - per iscritto lo facciamo già qui ogni martedì!
Raccoglierò le vostre risposte e le userò per costruire una parte del nostro primo incontro, insieme agli aggiornamenti e alle novità che ho già selezionato e che non vedo l’ora di raccontarvi:
se sei già abbonata a pagamento, ci vediamo il 9 novembre,
se invece non lo sei ancora e ti piacerebbe partecipare, puoi unirti a noi.
Se non parteciperai alla Masterclass, ma vuoi condividere come stai sarò felicissima di leggerti e confrontarmi con te, sapete quanto io ami chiacchierare!
Come sempre, se hai trovato utile questo argomento o la mia pubblicazione mi fai un regalo enorme condividendolo con le persone che potrebbero essere interessate. 🫶🏼
Se hai domande, dubbi o vuoi raccontarmi come sta andando su Substack, scrivilo nei commenti o in privato, mi fa piacere leggerti!
Per oggi è tutto, ci vediamo su Instagram per continuare a Chiacchierare
Divertiti e fai cose belle!
Elisa Scagnetti
PS:
Qui uso spesso il femminile sovraesteso e non censuro le parolacce!
Inoltre questa newsletter è gratuita ed è distribuita con una licenza CC0, che significa che puoi farne quello che vuoi anche senza citarmi: più idee condividiamo, più pensieri siamo in grado di fare.



Ciao Elisa, questo tuo post mi fa capire ancora di più quanto sia stata fortunata ad averti incontrata sul mio cammino proprio in questo momento, e quanto sia felice di poter lavorare con te su un'analisi critica della mia pubblicazione!
La risposta alla tua domanda è.... eehhhhh... così così. Non mi dilungo qui perché avremo occasione di parlarne a quattr'occhi, ma è da qualche settimana che non mi sento soddisfatta. Oggi in particolare, con i midterm in corso, e di fronte a me un MONDO di persone che vogliono dire la loro e io che ci lavoro da sempre che soffro nella difficoltà a trovare interesse e ascolto... è così che va in questo momento, e forse è il caso che ti dica una cosa che tanto avrai già capito: io sono MOLTO dura con me stessa, ho un forte negative bias sul mio rendimento in qualsiasi cosa; pertanto, qualsiasi giudizio tranchant è da prendere con le pinze, ma non è neanche da sottovalutare perché è sintomo di qualcosa di più profondo dentro di me.
Grazie, grazie, grazie del tuo lavoro!
Eh, l’età avanza, gli acciacchi si sentono.
Substack potrebbe andare meglio, anzi sento un po’ di frustrazione.