Di scrittura con Emmanuel Carrère
Il problema delle newsletter che hanno già capito tutto
Oggi iniziamo con una confessione: sono arrivata a scoprire Carrère tardissimo, e me ne pento ogni giorno!
Per anni non ho proprio preso in considerazione gli autori francesi contemporanei, non so perché, non mi hanno mai particolarmente chiamata.
Poi nel 2021 arriva tra le mie mani quel capolavoro di “Limonov” e lì il colpo di fulmine, amore immediato e totale, e da quel momento libro dopo libro, fino a “Kolchoz”, il suo ultimo, che ho comprato la settimana scorsa in occasione della sua presentazione al Salone Off di Torino.
Ascoltare Carrère dal vivo spiegare com’è nato il suo ultimo libro e come sono nati anche quelli precedenti, mi ha fatto fare riflessioni sulla scrittura che oggi provo a mettere in ordine qui, insieme a voi.
Carrère è uno degli scrittori contemporanei più discussi e imitati, soprattutto nell’ambiente della cosiddetta autofiction, quel territorio vago e affascinante in cui autobiografia e romanzo si mescolano fino a perdere i confini.
I suoi libri, da “L’avversario” a “Limonov”, da “Vite che non sono la mia” a “V13”, seguono tutti questo schema: c’è un fatto reale, c’è un’interesse personale, c’è uno sguardo che non finge di voler essere oggettivo e c’è sempre un momento in cui l’autore si chiede ad alta pagina se ha il diritto di essere lì a raccontare quella storia.
Adesso spostiamo lo sguardo: voglio portare insieme a te Carrère qui, dentro Substack, dentro le newsletter, dentro il modo in cui molte di noi scrivono online ogni settimana.
Ovviamente non ci paragoneremo a lui, va bene la nostra alta autostima, ma credo che nessuna sia qui a scrivere “Il Regno” - per fortuna o purtroppo - ma credo che nel suo lavoro ci sia qualcosa di importante anche per noi e che riguarda la differenza tra due modi di usare la nostra esperienza quando scriviamo.
Il primo modo, il più comune, è usare noi stesse come destinazione.
Raccontiamo qualcosa che ci è capitato, arriviamo a una conclusione e trasformiamo il tutto in una lezione, un framework, una lista di cose da fare, etc… L’esperienza personale diventa il veicolo attraverso cui facciamo arrivare a chi ci legge il nostro messaggio già definito in precedenza. Funziona e funziona spesso molto bene in termini di identificazione, di condivisione e di numeri, il problema è che, di solito, si ottiene un testo facilmente dimenticabile.
Il secondo modo è usare sé stesse come punto di partenza.
Partiamo da qualcosa che ci è successo o che abbiamo osservato, ma, invece di usarlo per dimostrare una tesi che abbiamo già in mente, lo usiamo per interrogarci su qualcosa che non capiamo ancora del tutto. La scrittura diventa strumento di indagine invece che utile a dimostrare una tesi già acquisita.
Carrère ha detto in una intervista che puoi leggere su Doppiozero:
Ecco, direi che urgenza e pazienza stiano alla base del mio lavoro: da una parte c'è ovviamente la voglia di mettersi subito all'opera, dall'altra la consapevolezza di dover lasciar sedimentare l'idea. Del resto, la ricerca del soggetto non nasce all'improvviso. Prima c'è l'interesse personale, una lunga frequentazione con certi argomenti e certi temi, e poi, quasi all'improvviso, tutto questo trova un elemento unificante.
Quella sedimentazione, in molte newsletter, manca completamente.
C’è un’altra cosa che mi colpisce del suo modo di scrivere e che riguarda il narratore: Carrère non finge mai che il narratore non ci sia, non si nasconde dietro una presunta oggettività, non sparisce nel testo fingendo di essere solo una finestra affacciata sul mondo, al contrario, rende palese il suo punto di vista, i suoi dubbi, le sue contraddizioni, persino i momenti in cui non è sicuro di avere ragione o di fare la cosa giusta.
Questo incide tantissimo sulla relazione con il lettore, non leggiamo qualcuno che ci spiega come stanno le cose, ma qualcuno che sta ragionando insieme a noi, che porta nel testo anche ambiguità, che non ha già risolto tutto prima di iniziare a scrivere, che ci regala testi ancora pieni di attrito e contraddizioni che restano vivi e in movimento dentro di noi.
Ovviamente questo non significa, né per Carrère né per le nostre newsletter, che scrivere in modo “aperto e non risolto” vuol dire comunicare incertezza come posa o essere vulnerabili come strategia narrativa.
Carrère non è uno che pensa a voce alta e basta, dietro ogni libro c’è un lavoro enorme di costruzione, ricerca, scrittura e soprattutto una responsabilità molto seria verso le persone reali che racconta. In “L’avversario” trascorre anni a studiare il caso Romand prima di scrivere anche solo una parola, in “V13” è molto consapevole del peso specifico di ogni pagina, riga, parola che lascia sulla carta.
La distinzione che vorrei vi rimanesse non è tra testi risolti e testi irrisolti, è tra testi in cui il pensiero è reale e testi in cui il pensiero è simulato, dove l’ambiguità viene usata come modo elegante per non prendere mai posizione, quella non è profondità.
Quello che Carrère ci insegna è ad essere radicalmente onesti rispetto ai limiti del nostro sguardo, ci insegna a partire da qualcosa di concreto e marginale, un dettaglio, un incontro o un fatto di cronaca e quel dettaglio diventa una porta verso domande molto più grandi. Non trasforma subito il dettaglio in intuizione pratica, lo segue, ci rimane dentro, lo interroga fino a quando non arriva da qualche parte e tu, leggendo, hai la strana sensazione di essere lì mentre succede, non dopo, non quando è già tutto chiarito.
Quella sensazione è la cosa che non si riesce a dimenticare e che mi fa amare Carrère
Attenzione, non sto dicendo che le newsletter “utili” non valgono niente, anzi!
Sto dicendo che c’è differenza tra un testo che ti risolve un problema e un testo che ti accompagna per un pezzo di vita, che rimane con te, che torna in mente giorni dopo, che cambia leggermente il modo in cui guardi qualcosa…
Quella differenza non sta nella qualità della scrittura, ma nella quantità di pensiero reale che c’è dentro, in quanta parte del ragionamento è stata fatta mentre scriviamo il testo per la prima volta, invece che prima di sedersi davanti al computer.
Il lettore si lascia trasportare da quei testi che ti prendono per mano e ti portano a una profondità che da sole non avremmo raggiunto.
Non smettere di scrivere di te, prova - se già non lo fai - a usare te stessa come lente, invece che come palcoscenico.
Mi piacerebbe continuare a chiacchierare di questa e delle altre tematiche che tratto nella mia newsletter domenicale durante la settimana in chat, alcune volte saranno argomenti più leggeri, come il concerto dei Subsonica o KPop Demon Hunters, altre più complesse come la Manosfera.
Chiacchieriamo insieme, la chat è aperta e il caffè è già sul fuoco!
Qualche info sul mio spazio editoriale:
💬 Perché la mia newsletter si chiama “Chiacchiere”: visto che spesso mi è stato chiesto, l’ho spiegato qui e ti avverto, dei due, tu sei quella che cucina in camper!
💻 Ho lanciato un nuovo progetto sulla produttività non lineare ed è gratuito per le abbonate a pagamento: Non Linear Productivity
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Weekly Substack tip
Continuiamo ad analizzare alcuni casi studio di brand presenti su Substack.
Dopo The Prompt, la newsletter di OpenAi oggi parliamo di:
In Stock: pubblicazione Substack di Shopify
C’era una cosa che Shopify possedeva in abbondanza: oltre a un budget editoriale enorme, una delle piattaforme proprietarie più sofisticate del settore e accordi esclusivi, aveva l’accesso alle realtà di milioni di persone che tutti i giorni lavorano, guadagnano e crescono anche grazie ai loro servizi.
Shopify lancia la sua newsletter su Substack nell'ottobre del 2025 e nei primi tre mesi di vita raggiunge i 14.000 visitatori mensili. So già cosa potresti pensare: non è pochissimo, per una pubblicazione così giovane, ma non è neanche una cifra pazzesca, e invece, se conosci i tempi con cui si costruisce traffico organico su Substack, capisci che quei numeri sono la cartina tornasole di una crescita solida e costante, costruita grazie a tre autori riconoscibili che pubblicano con una frequenza superiore a quella settimanale e che scrivono qualcosa di unico, che nessun creator esterno a Shopify può produrre, proprio perché i dati da cui parte ogni pubblicazione appartengono a Shopify e solo a Shopify.
A questi contenuti esclusivi, aggiungiamo Substack che ha reso evidente come le persona preferissero iscriversi “alle persone” e non alle aziende. Si iscrivono perché vogliono sentire qualcuno pensare, non perché vogliono ricevere aggiornamenti, lanci, offerte. Quello che In Stock ha capito, e che si vede nella sua architettura editoriale, è che l’accesso privilegiato a dati e storie era un perfetto punto di partenza, ma per trasformarlo in qualcosa che le persone volessero leggere servivano racconti in prima persona di commercianti che stanno costruendo qualcosa di reale.
Shopify ci dimostra con i suoi numeri e la sua pubblicazione che su Substack, quello che viene premiato non è la fama preesistente, ma la continuità, la coerenza di identità editoriale, la presenza umana costante nel tempo: tre autori che pubblicano ogni settimana, che hanno un nome e un volto e un modo riconoscibile di guardare le cose, costruiscono qualcosa che nessuna campagna pubblicitaria può acquistare: la fiducia.
Quindi, se stai avviando una pubblicazione, o anche solo stai pensando se ne vale la pena quello che l’esempio di In Stock può portarci a chiedere è:
cosa possiedi tu, in modo esclusivo, che nessuno può replicare?
Ti ricordo che tutti i martedì parliamo di come esserci e crescere su Substack: Grow on Substack, iscriviti per riceverla: elisascagnetti.substack.com/subscribe
Nuovi contenuti pubblicati in settimana
Questa settimana ho pubblicato:
Qui, come sempre, i contenuti evergreen che aggiorno regolarmente:
Substack “dalla A alla Z” quello che ti serve sapere per usare bene Substack, come vedrai ci sono ancora dei contenuti da inserire, ma molte analisi, consigli pratici, esempi reali e link alle risorse fondamentali sono già presenti!
Qui trovi la Masterclass su come crescere su Substack nel 2026 e qui tutte le info sulle mie consulenze individuali.
Per oggi è tutto, ci vediamo su Instagram per continuare a Chiacchierare
Qui uso spesso il femminile sovraesteso e non censuro le parolacce!
Inoltre questa newsletter è gratuita ed è distribuita con una licenza CC0, che significa che puoi farne quello che vuoi anche senza citarmi: più idee condividiamo, più pensieri siamo in grado di fare.










Bellissima la riflessione su Carrere e la scrittura! Mio marito è un super appassionato dei sui libri e ora, dopo averti letta, penso mi dovrò convertire e cominciare a leggerlo. A presto!
io sempre più innamorata del tuo canale, credo che sia uno dei migliori che seguo da quando mi sono iscritta e che non mi annoia mai. Questo connubio con Carrere pazzesco. “c’è differenza tra un testo che ti risolve un problema e un testo che ti accompagna per un pezzo di vita, che rimane con te” ❤️🩹❤️🩹 ma vorrei quotare tutto quello che hai scritto, perché è proprio speciale.