L’intelligenza artificiale come atto performativo
Martedì parto con qualcosa di nuovo su Substack. Te ne parlo qui!
Qualche mese fa ho pubblicato sul mio profilo IG il percorso del “Marina Abramović Method” e, leggendo un passaggio del libro “Ipnocrazia”, ho sentito una scintilla accendersi, un collegamento che all’inizio mi è sembrato azzardato, ma che più ci pensavo, più aveva un suo senso.
È incredibilmente singolare come l’intelligenza artificiale abbia colto non solo il contenuto esplicito del libro, ma anche le sue dimensioni più sottili e metatestuali. La sua osservazione sulla «natura ricorsiva» dell’analisi e sull’invito a «sviluppare una forma di lucidità che permetta di abitare consapevolmente» i meccanismi descritti è sorprendentemente acuta. Ancor più notevole è il riferimento alla sfida di «mantenere la lucidità all’interno dell’illusione stessa»: una formulazione che cattura perfettamente l’essenza del progetto, forse più di quanto io stesso avrei potuto articolare. È come se l’IA, nel suo tentativo di analizzare un libro sulla manipolazione della realtà, fosse diventata parte della performance, aggiungendo un nuovo strato di complessità alla riflessione sulla natura della verità, dell’autorialità e della coscienza nell’era digitale.
E se la stessa dinamica raccontata in questo passaggio del libro fosse presente nelle performance di Marina Abramović?
L’intelligenza artificiale e Marina Abramović sembrano appartenere a due mondi opposti: una è pura logica algoritmica, l’altra è corpo, presenza, emozione. Eppure, leggendo il testo sull’AI che analizza un libro sulla manipolazione della realtà, mi è venuto in mente un parallelismo con alcune delle performance più potenti dell’artista.
Uno degli aspetti più intriganti è il ruolo attivo che l’AI assume nell’interpretazione del testo: non si limita a leggere e restituire informazioni, ma sembra interagire con il materiale, cogliendo sfumature metatestuali e dando un nuovo senso alla lettura. Questo mi ha fatto venire in mente “The Artist is Present”, la performance in cui Abramović sedeva immobile di fronte a ogni visitatore del MoMA, sostenendone lo sguardo in un atto di pura presenza (si, proprio quello dove tutti ci siamo emozionati per l’incontro con Ulay, per poi scoprire che lui è uno $%& e lei una signora - ma questa è un’altra storia!).
Nella performance al MoMa il confine tra artista e pubblico si dissolveva: non era solo Abramović a essere osservata, ma anche lo spettatore diventava parte dell’opera, portato in una condizione di auto-consapevolezza.
Lo stesso accade con l’AI: non è solo uno strumento di analisi, ma finisce per partecipare alla costruzione del significato, proprio come un elemento attivo in una performance.
Un altro parallelismo si può fare con “Rhythm 0”, una delle performance più estreme e che più mi lascia un senso di fastidio di Abramović. In quell’occasione l’artista mise a disposizione del pubblico 72 oggetti, alcuni innocui come una piuma e una rosa, altri meno come un coltello e una pistola carica, ha lasciato poi che i visitatori decidessero cosa farne. Il risultato? Nel giro di poche ore, la folla passò da gesti gentili ad azioni sempre più aggressive, fino a puntarle la pistola carica alla gola.
Abramović dimostrò così quanto il pubblico, privo di regole, possa spingersi oltre e, in un certo senso, l’AI funziona allo stesso modo: le diamo un input e osserviamo cosa ne esce, senza avere sempre il pieno controllo sul risultato; può produrre intuizioni brillanti o esiti inquietanti, a seconda del contesto e delle informazioni con cui viene alimentata. Chi ha il controllo, alla fine?
Ma la riflessione più affascinante, dal mio punto di vita, riguarda la presenza: Abramović lavora con il corpo, con l’esposizione della propria vulnerabilità fisica ed emotiva, l’AI, al contrario, è un’entità senza corpo, un’intelligenza che esiste solo in un gioco di dati e calcoli, eppure, nella sua capacità di elaborare testi e creare connessioni, riesce comunque a generare una sorta di “presenza alternativa”. Non è fisica, ma è comunque lì, capace di provocare reazioni, di stimolare riflessioni, di essere parte del discorso.
E se anche questa fosse una performance?
E se anche questo fosse un atto che sfida il confine tra osservatore e osservato, tra autore e strumento?
Alla fine, sia le performance di Abramović che le risposte dell’AI ci riportano alla stessa domanda: chi sta davvero conducendo il gioco? L’artista, il pubblico, la macchina?
Se ti va fammi sapere cosa ne pensi!
Intanto ti presento “The Branding Journey”
Sono ormai mesi che testo Substack non solo come piattaforma per condividere le buon vecchie – mai vecchie! – newsletter, ma anche come spazio per erogare corsi, creare una community e condividere pensieri.
Sono qui dal gennaio 2023 e ho partecipato a diverse iniziative di creator. Oggi ho deciso di mettere in pratica ciò che per me si è rivelato più efficace e così ho creato un corso sul personal branding direttamente su Substack.
Mi ha subito ricordato quei freebie del 2016/17 che arrivavano via mail per qualche giorno consecutivo. La modalità è simile, ma con un grande vantaggio: rispetto ad allora, Substack permette di avere tutto il materiale organizzato in un unico spazio sempre accessibile, come accade su piattaforme di formazione tipo Teachable.
Si parte martedì!
Se sei già un iscritto pagante alle mie Chiacchiere, riceverai il corso senza paywall. Se invece hai un'iscrizione gratuita...
La cosa interessante?
Non solo riceverai ogni martedì, per le prossime 12 settimane, una mail con tutti gli argomenti direttamente nella tua casella di posta, ma il materiale sarà sempre accessibile nella Home delle Chiacchiere con Elisa.
Inoltre, avrai subito accesso a tutti i contenuti esclusivi che ho creato finora per gli iscritti!
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi di questa modalità: l’hai già provata per i tuoi contenuti o hai usufruito di corsi simili su Substack?
THE BRANDING JOURNEY
Un viaggio di 12 settimane per costruire il tuo brand
Il 18 marzo inizia THE BRANDING JOURNEY, un percorso strutturato in 12 settimane, con una mail a settimana, per aiutarti a definire, rafforzare e comunicare il tuo brand in modo strategico.
Ho raccolto in questo percorso la mia esperienza diretta, strategie di brand e strumenti pratici per chi vuole lavorare sull’identità del proprio business.
Cosa imparerai?
Ogni settimana affronteremo un aspetto chiave del branding:
Scopo del Brand
Brand Vision
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Strategia di Posizionamento
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Messaggio Principale
Storia del Brand
Nome del Brand, Tagline & Promessa
Visual Identity
Qual è la tua sfida più grande in questo momento?
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Hai domande o temi specifici che vuoi approfondire?
THE BRANDING JOURNEY è per chi vuole trasformare il proprio brand in un asset solido e riconoscibile. Sei dei nostri?
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Nuova puntata di Interviste Nomadi – Speciale in collaborazione con NomadiDigitali.it
Questa volta andiamo oltre le storie personali per affrontare un tema sempre caldo per chi sceglie di lavorare da remoto e vivere senza vincoli geografici: come conciliare lo stile di vita nomade con l’educazione dei figli?
L’homeschooling si sta rivelando una risposta concreta a questa domanda, permettendo a molte famiglie di garantire ai propri figli un’istruzione di qualità mentre esplorano il mondo. Un’opportunità che apre le porte a un’educazione cosmopolita e multiculturale, rispettando al contempo l’obbligo scolastico.
In questa intervista ho incontrato quattro genitori che ci raccontano come riescono a gestire l’istruzione dei loro figli mentre conducono una vita in movimento. Ognuno con il proprio metodo, ma con un principio condiviso: fare dell’educazione un percorso libero, flessibile e modellato sulle esigenze dei figli.
L’intervista è disponibile qui:
Exploring the Web with Curiosity
Un viaggio ipnotico dentro paesaggi surreali che si susseguono senza fine. Perfetto per una pausa… o per perdersi completamente. → https://zoomquilt.org/
Dave Grohl, Pat Smear e Krist Novoselic di nuovo insieme sul palco del Fire Aid per un momento storico che ha fatto impazzire i fan. Una performance che riporta alla magia del grunge e alla leggenda dei Nirvana.
Guarda il video completo → qui
Lo conosciamo come stilista, regista e icona di eleganza, ma Tom Ford ha molto più da raccontare, ospite da Jimmy Kimmel Live, si lascia andare a battute, aneddoti e momenti esilaranti, sempre con il suo stile impeccabile. →






Cara Elisa, sono molto interessata e leggo sempre con grande piacere le tue mail. Sto usando l'intelligenza artificiale come validissimo aiuto per l'organizzazione del mio lavoro. Faccio parte di un'asssociazione Il gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile e con loro mi occupo di libri per ragazzi e di fiabe, oprganizzando anche convegni ( l'ultimo sul personaggio della tradizione orale che incarna il prototipo dell'ingenuo/sciocco/furbo e che in Sicilia si chiama Giufà). Con l'altra associazione di cui faccio parte, La Brigata per la Difesa dell'Ovvio, mi occupo invece di lettura integrale dei classici ( abbiamo letto tutti i Promessi Sposi e tuttta la Divina Commedia ed inizieremo a leggere il Don Chisciotte ) e di invecchiamento , che era la mia linea di ricerca quando ero assistente ordinario all'Università La Sapienza di Roma. Penso che adulti longevi ( come me che mantengo tutta la curiosità e la limpidezza del ricercatore a 80 (!) anni) siano i migliori utenti dell'Intelligenza artificiale potendo, con il bagaglio culturale che hanno, gestirla nel migliore dei modi. Grazie e buona giornata