Il nostro diritto di perdere tempo
…oltre a idee, strategie e Substack tip!
Qualche settimana fa Mafe de Baggis, senza saperlo, mi ha regalato una parola: perditempo.
All’improvviso, leggendo la sua newsletter, “perditempo” ha smesso di essere solo una parola ed è diventata un pezzo di me.
Nell’ultima seduta, la psico mi ha detto che dopo 11 anni come “mamma della Penny” devo lavorare sulla mia nuova identità e “perditempo” mi sembra l’inizio ideale per un’ex workaholics!
Perditempo…
Che parola incredibile, a cosa ti fa pensare?
Sembra un insulto, una categoria di persone a cui non diamo importanza, come il personaggio secondario di un romanzo o quella comparsa che nei film arriva in ritardo per far vedere quanto è migliore il protagonista.
Perditempo, oggi, è una parola che contiene quasi una colpa morale: perdere tempo, come se il tempo fosse necessariamente qualcosa da conservare, capitalizzare, ottimizzare, trasformare in risultato.
Credo di essere una perditempo.
Non nel senso romantico che si dà oggi alle cose lente, che poi finiscono sempre per diventare rituali performativi da mostrare online: la lettura lenta, la mindfulness, il digital detox, le passeggiate consapevoli, tutte cose che dopo cinque minuti qualcuno trasforma in abitudine ad alta prestazione, qualcosa da segnare sul tuo tracker delle abitudini su Notion
Io sono proprio una perditempo, una che spreca quantità di tempo in modo non difendibile:
mi distraggo,
vago,
apro decine di schede sul computer per poi dimenticarmi cosa stava cercando nella prima,
leggo cose inutili,
passo mezz’ora sopra una frase perché mi piace come suona,
mi perdo a guardare fuori dal finestrino del camper,
entro nelle librerie senza comprare niente,
mi distraggo dietro a dettagli irrilevanti…
E la cosa che mi da più fastidio adesso, proprio in questo momento, è che mentre penso e scrivo questo elenco, sento il bisogno di giustificarmi con voi, di dire che da quei tempi morti nascono idee, che il vagare con la mente aiuta la creatività, che certe idee arrivano solo quando ti annoi, ed è vero, lo so che è vero, ma è come se anche il tempo perso dovesse dimostrare di meritarsi di esistere.
Come se dovessimo continuamente dimostrare che ogni cosa ha un’utilità finale per essere considerata degna del nostro tempo.
E invece voglio riempire le mie giornata di cose che vale la pena fare anche se non portano da nessuna parte: voglio leggere cose che non ci insegnano niente, parlare con sconosciuti senza farlo subito diventare networking, vivere giornate improduttive senza sensi di colpa e sentirmi libera di perderlo il tempo, voglio sentirmi viva e non un sistema operativo.
Alla fine di tutto credo che la parola perditempo mi piaccia così tanto perché non prova nemmeno a giustificarsi, basta a se stessa, e a me, così com’è!
Mi piacerebbe continuare a chiacchierare di questa e delle altre tematiche che tratto nella mia newsletter domenicale durante la settimana in chat, alcune volte saranno argomenti più leggeri, come il concerto dei Subsonica o KPop Demon Hunters, altre più complesse come la Manosfera.
Chiacchieriamo insieme, la chat è aperta e il caffè è già sul fuoco!
Qualche info sul mio spazio editoriale:
💬 Perché la mia newsletter si chiama “Chiacchiere”: visto che spesso mi è stato chiesto, l’ho spiegato qui e ti avverto, dei due, tu sei quella che cucina in camper!
💻 Ho lanciato un nuovo progetto sulla produttività non lineare ed è gratuito per le abbonate a pagamento: Non Linear Productivity
🟧 Nella sezione Grow on Substack trovi tutto quello che ti serve per fare di Substack un asset strategico per il tuo lavoro
🍻 Diventa partner di “Chiacchiere con Elisa”, scrivimi e parliamone!
Weekly Substack tip
Nelle prossime settimane vorrei portarvi dei casi studio di brand che sono su Substack per approfondire insieme cosa scrivono, come usano la piattaforma, cosa stanno costruendo e se funzionano oppure no.
Mi sono accorta che una delle cose più interessanti che sta succedendo in questo momento è che alcuni brand stanno iniziando a spostarsi su Substack non per “mandare newsletter”, ma per provare a ricostruire una relazione diretta con le persone.
Per anni i brand hanno costruito la loro presenza dentro piattaforme dove la relazione con il pubblico era sempre mediata da un algoritmo, da un feed, da regole indipendenti dalla loro volontà, dalla reach o da priorità di terzi.
Su Substack, invece, ogni contenuto arriva direttamente nella casella email di chi ha scelto di iscriversi, nessuno deve “sperare” che il proprio post venga visto, nessuno deve pagare per raggiungere persone che avevano già deciso di seguirti.
Ma la parte più interessante è quella culturale: i brand che stanno funzionando meglio non stanno usando Substack come l’ennesimo canale social dove pubblicare aggiornamenti aziendali leggermente più lunghi, ma come uno spazio editoriale vero e proprio, dove costruire una voce, un ritmo, una presenza riconoscibili.
Questo significa che quando una persona sceglie di ricevere le tue parole nella propria inbox ha un livello di attenzione completamente diverso rispetto a qualcuno che si è imbattuto nel tuo contenuto mentre scrollava distrattamente.
C’è poi un altro aspetto che secondo me molti stanno sottovalutando: la maggior parte dei brand non è ancora su Substack e questo significa che, se hai qualcosa di interessante da dire e una vera intenzione editoriale dietro quello che pubblichi, puoi ottenere molta più attenzione di quella che otterresti entrando su piattaforme già sature come i social.
Questa finestra temporale, però, non resterà aperta per sempre ed è anche per questo che voglio iniziare ad analizzare questi casi studio insieme a voi: per capire cosa succede quando un brand smette di pensare solo in termini di contenuti e inizia a ragionare in termini di presenza editoriale.
Inoltre tutti i martedì parliamo di come esserci e crescere su Substack: Grow on Substack, iscriviti per riceverla: elisascagnetti.substack.com/subscribe
Nuovi contenuti pubblicati in settimana
Questa settimana ho pubblicato:
Qui, come sempre, i contenuti evergreen che aggiorno regolarmente:
Substack “dalla A alla Z” quello che ti serve sapere per usare bene Substack, come vedrai ci sono ancora dei contenuti da inserire, ma molte analisi, consigli pratici, esempi reali e link alle risorse fondamentali sono già presenti!
Il mio Framework che ho presentato anche nella Masterclass su come crescere su Substack nel 2026 e che uso nelle sessioni individuali.
Per oggi è tutto, ci vediamo su Instagram per continuare a Chiacchierare
Qui uso spesso il femminile sovraesteso e non censuro le parolacce!
Inoltre questa newsletter è gratuita ed è distribuita con una licenza CC0, che significa che puoi farne quello che vuoi anche senza citarmi: più idee condividiamo, più pensieri siamo in grado di fare.







Neanche farlo apposta: pensavo al fatto che oggi vorrei perdere un po’ di tempo, ed ecco qua. Avrei 2 video da postare per il canale, preparar e alcune cose per i giorni successivi e invece? Invece ho dato una scorsa ai post di substack, ho ascoltato un po’ di musica ad un discreto volume, mi accingo ad uscire con tuttla la mia famiglia alla volta di una ottima locanda per gustare qualcosa di tipico, perfettamente conscio del fatto che mia madre preparerebbe cose assolutamente più prelibate ma, porto via anche lei. Via da qui, in barba alla pioggia, alle cose da fare.
Leggendo il tuo articolo ho capito che probabilmente sono un perditempo anche io. Apro più o meno lo stesso numero di schede sul computer, rileggo e cambio lo stesso numero di volte una singola parola in una frase semplicemente perché non mi dona bene e faccio tante altre cose apparentemente inutili che - effettivamente - mi fanno perdere tanto tempo.