Substack e Pangram: tutto quello che ti serve sapere
Sono giorni che ovunque, da LinkedIn alla CNN, si sente parlare di questa collaborazione, in questo articolo ho raccolto le info importanti
Sono giorni che se ne parla ovunque, da LinkedIn alla CNN - Chris Best, CEO di Substack, è stato intervistato da Elex Michaelson proprio qualche giorno fa - e nella mia bacheca è in corso un’invasione di Notes che mostrano la propria percentuale di “umano” al 100% come fosse un attestato che ci fa sentire degni di scrivere, immagino anche l’auto-pat pat sulla spalla!
Ora, dico una cosa che mi farà conoscere per quella che sono, una persona troppo vecchia per non dire quello che pensa:
Usare l’Ai nel 2026 è la cosa più normale che ci sia.
Puoi usarla o non usarla, ma nessuna delle due opzioni sono un merito o un demerito, sono una modalità operativa e vanno entrambe benissimo!
Detto questo, visto quanto rumore ha fatto in così poco tempo l’annuncio di questa collaborazione, ho pensato fosse utile mettere in ordine una volta per tutte, le informazioni verificate invece che lasciarti l’onore di andare a fare cherry picking tra un post e l’altro.
Cos’è cambiato dal 21 luglio
Chris Best ha pubblicato un post dal titolo “Against Claudefishing”, nel quale annuncia l’integrazione sulla piattaforma di Pangram, uno strumento di rilevamento Ai.
Il termine “Claudefishing” indica il momento in cui un lettore crede di stabilire una connessione umana con l’autore o l’autrice di un testo per poi scoprire che dall’altra parte, in realtà, c’è un Ai.
Best è stato chiaro su un punto, e lo ha ripetuto anche nell’intervista alla CNN: il problema non è chi usa l’intelligenza artificiale, Substack stessa la usa per costruire funzionalità del prodotto, ma il divario tra “chi” un lettore pensa di leggere e “chi” sta effettivamente leggendo.
Passiamo alle indicazioni pratiche
Vediamo esattamente come funziona, perché le clausole in piccolo, come sempre, qui fanno tutta la differenza!
La scansione riguarda solo i testi pubblicati dal 21 luglio in poi
Serve un minimo di 100 parole perché lo strumento possa dare una stima attendibile, quindi Note brevi e commenti corti non vengono analizzati.
Il risultato della scansione lo vede solo chi la richiede: non viene apposto nessun bollino pubblico visibile a tutti sul tuo post.
Anche oggi abbiamo scampato la lettera scarlatta, anzi le due lettere scarlatte!
I contenuti a pagamento restano protetti dal paywall come tutto il resto, quindi un lettore gratuito non può scansionarli.
Puoi disattivare l’analisi per ogni singolo post: la trovi tra i tre puntini dopo aver scansionato tu stessa/o il contenuto, quindi conviene farlo prima di pubblicare, se vuoi decidere con calma cosa mostrare e cosa no.
Bozza → Prosegui →
C’è poi uno spazio che Substack ci mette a disposizione e che ti consiglio di usare a prescindere da come la pensi sull’intelligenza artificiale: l’area che esce in automatico quando qualcuno fa il controllo Ai. Io ho inserito il link alla mia Ai Policy su Substack, ma potete anche scrivere due righe che danno la vostra modalità operativa o un semplice “Non uso l’Ai” o “Skynet ci ucciderà tutti” 😉
Scherzi a parte, è uno spazio libero in cui puoi spiegare il tuo processo di scrittura, è visibile a chiunque consulti i tuoi contenuti ed è probabilmente il modo migliore per raccontare come lavori.
Come funziona Pangram
I vecchi rilevatori di Ai funzionavano così: leggevano un testo parola per parola e si chiedevano, per ogni parola, quanto fosse “prevedibile” per un modello linguistico, cioè “quanto un’Ai avrebbe scelto proprio quella parola lì?”
Più il testo era prevedibile, più veniva segnalato come scritto dall’Ai.
Il problema è che anche gli umani, quando scrivono in modo chiaro e ordinato, sono spesso prevedibili: è per questo che questi vecchi strumenti arrivavano a segnalare la Dichiarazione d’Indipendenza Americana come generata dall’Ai, semplicemente perché ogni modello l’ha letta migliaia di volte durante l’addestramento e quindi, per il rilevatore, ogni sua parola “suonava” troppo familiare.
Pangram funziona in modo diverso: non guarda quanto è prevedibile una singola parola, guarda lo stile di scrittura nel suo complesso, un po’ come un esperto d’arte che riconosce un falso non contando le pennellate ma osservando l’insieme. Per imparare a farlo è stato addestrato su coppie di testi: uno scritto da una persona vera e il suo “gemello” scritto da un’Ai sullo stesso argomento, stessa lunghezza, stesso tono.
Confrontando migliaia di queste coppie, ha imparato a riconoscere i tratti tipici di chi scrive, umano o Ai che sia e non solo se le parole sono prevedibili o no ed è stato anche validato da ricercatori esterni, tra cui team dell’Università di Chicago e del Maryland.
Quanto ci si può fidare del risultato?
Non del tutto, quindi dichiaro uffialmente chiusa la caccia alle streghe che ho visto in questi giorni!
Ruben Hassid ha passato tre ore - e 34 dollari di crediti Claude Code - a provare a far passare un testo generato dall’Ai come se fosse scritto da una persona, usando anche una sua “skill” pensata apposta per scrivere in modo più umano.
Pangram non si è lasciato ingannare, ogni riscrittura veniva segnalata come “100% generato da Ai”, poi Hassid ha provato una cosa diversa: senza toccare il resto del testo, ha solo sostituito un trattino lungo (—) con due punti (:), un singolo segno di punteggiatura e il verdetto è cambiato del tutto,
da “100% generato da Ai” a “100% scritto da un essere umano”.
Il punto non è il trattino in sé, ma quanto poco ci sia voluto per ribaltare completamente il risultato, quindi, se una modifica così piccola può spostare il verdetto da un estremo all’altro, vuol dire che dobbiamo prendere tutto con le pinze, è solo una stima con un margine di incertezza reale.
Anche Substack lo ammette apertamente nel suo annuncio:
lo strumento non è perfetto, va trattato come una stima, non come una prova.
C’è anche un limite che ho visto affrontato molto meno, ma che, se scrivi in una lingua che non è la tua madrelingua o se traduci molto nel tuo processo, devi conoscere: alcuni studi, tra cui uno di Stanford del 2023, pubblicato su Patterns, hanno mostrato che questo tipo di rilevatori tende a segnalare più facilmente come “Ai” i testi di chi non scrive nella sua lingua madre.
Lo stesso vale per chi ha una disabilità e usa l’intelligenza artificiale non per comodità, ma per necessità, per scrivere, dettare o organizzare un pensiero che altrimenti farebbe fatica a mettere su carta.
Quindi, quando usate Pangram ricordate che state usando uno strumento che misura solo quanto un testo somiglia a una scrittura umana “standard” e che quindi rischia di trattare allo stesso modo chi delega e chi, semplicemente, ha bisogno di un supporto diverso per arrivare allo stesso risultato.
Cosa fare, quindi, se scrivi su Substack
Se vuoi essere trasparente senza lasciare che sia un’Ai a parlare per te, la cosa più semplice resta scrivere la tua Ai Policy e inserirla nello spazio “Create “How I make this” statement >” , così chi legge sa esattamente quanto e come usi l’intelligenza artificiale nel tuo lavoro.
Se invece preferisci non avere Pangram attivo sui tuoi contenuti, ricordati che va disattivato post per post, non esiste, a oggi, un pulsante ON/OFF generale e ricorda che lo puoi disattivare solo dopo aver eseguito tu la scansione su quel contenuto.
Per il resto, io continuo a pensare che la fiducia tra chi scrive e chi legge si costruisce nel tempo, anche perché, se dovesse dipendere dal risultato di un Ai che controlla un Ai, avremmo un problema che non ha niente a che fare con la collaborazione di Substack con Pangram!
Divertiti e fai cose belle!
Elisa Scagnetti








Eli come al solito non sbagli un colpo. Io subito entusiasta di questo rilevatore perché ho pensato che per lo meno "disincentivasse" l'utilizzo della AI per la scrittura dei testi su substack, ma poi mi sono resa conto che è talmente facile imbrogliarlo (sia in un senso che nell'altro) che forse non cambia proprio niente. Staremo a vedere, suppongo, e nel frattempo grazie per questo contesto super utile!
Stavo pensando di far trascrivere alcune mie video lezioni. Sarebbe automaticamente 100% ai? Qualcuno ha fatto delle prove?