L’algoritmo di Substack non è qualcosa da battere per raggiungere più visibilità, ma lo strumento ideale per far arrivare la tua pubblicazione a chi ancora non ti conosce
Eli, le tue riflessioni su substack sono fondamentali e forse un po' mi erano anche mancate durante questa pausa estiva. Grazie per tutti questi spunti, cercherò di seguire i consigli per questa settimana, perché una cosa che non faccio mai è ri-presentarmi nelle note o rivolgermi a chi non mi segue già. Ho provato a farlo qualche tempo fa e non era andata bene, ma dovrei sperimentare un nuovo modo. Chissà! E viva Substack che premia le relazioni, leggere e rispondere ai commenti sotto i miei articoli è la mia parte preferita.
Posso essere d'accordo sullo scrivere un articolo in cui si analizzano le varie funzioni di Substack, quindi a cosa servono le note e a capire il proprio pubblico di riferimento.
Sono molto meno favorevole a chi cerca di vendere il pacchetto delle sette regole per ottenere engagement al di là di tutto. Non che tu abbia scritto questo tipo di articolo, ma molti altri si.
Mi riferisco a coloro che consigliano sempre lo stesso schema per tutti o di creare domande o sondaggi col solo obiettivo di raccogliere interazioni, anche se avulse dai propri argomenti.
Punto uno rendono tutta la scrittura uguale e standardizzata quando Tarantino ad esempio ci insegna che si può partire dalla fine, andare nel mezzo, tornare alla fine e concludere con l'inizio. Penso che la scrittura non sia una scala da salire passo per passo ma un puzzle dove puoi incastrare i pezzi nell'ordine che preferisci.
In secondo luogo mi sembra un modo per fare fesso il lettore, come se questi non si accorgesse di essere attirato in una trappola quando in realtà ci ha fatto il callo per i titoli clickbait e le offerte valide solo per questa domenica.
Spero di non essere stato troppo lungo, nel caso me ne scuso.
Come sempre: valore in quello che scrivi
Grazie! 🙏🏼🙏🏼
Grazie mille Elisa quello che fai è davvero prezioso 💫🫂
Grazie!! 🤗🤗
A te 🫶
Grazie per queste chicche si substack
Eli, le tue riflessioni su substack sono fondamentali e forse un po' mi erano anche mancate durante questa pausa estiva. Grazie per tutti questi spunti, cercherò di seguire i consigli per questa settimana, perché una cosa che non faccio mai è ri-presentarmi nelle note o rivolgermi a chi non mi segue già. Ho provato a farlo qualche tempo fa e non era andata bene, ma dovrei sperimentare un nuovo modo. Chissà! E viva Substack che premia le relazioni, leggere e rispondere ai commenti sotto i miei articoli è la mia parte preferita.
Posso essere d'accordo sullo scrivere un articolo in cui si analizzano le varie funzioni di Substack, quindi a cosa servono le note e a capire il proprio pubblico di riferimento.
Sono molto meno favorevole a chi cerca di vendere il pacchetto delle sette regole per ottenere engagement al di là di tutto. Non che tu abbia scritto questo tipo di articolo, ma molti altri si.
Mi riferisco a coloro che consigliano sempre lo stesso schema per tutti o di creare domande o sondaggi col solo obiettivo di raccogliere interazioni, anche se avulse dai propri argomenti.
Punto uno rendono tutta la scrittura uguale e standardizzata quando Tarantino ad esempio ci insegna che si può partire dalla fine, andare nel mezzo, tornare alla fine e concludere con l'inizio. Penso che la scrittura non sia una scala da salire passo per passo ma un puzzle dove puoi incastrare i pezzi nell'ordine che preferisci.
In secondo luogo mi sembra un modo per fare fesso il lettore, come se questi non si accorgesse di essere attirato in una trappola quando in realtà ci ha fatto il callo per i titoli clickbait e le offerte valide solo per questa domenica.
Spero di non essere stato troppo lungo, nel caso me ne scuso.