C’è un momento da cui, prima o poi, passano tutti quelli che scrivono su Substack con una certa costanza e impegno, il momento in cui la domanda che ci passa per la testa passa dall’essere “cosa pubblico questa settimana” a “cosa voglio che diventi la mia newsletter?”.
Non è un momento Eureka, non immaginatevi di svegliarvi sudati nella notte come se fosse un dilemma esistenziale, è più una domanda che si fa strada lentamente, mentre guardi i numeri degli iscritti che crescono e ti rendi conto che potresti continuare così per anni senza che nulla cambi, oppure potresti decidere, oggi, che vuoi di più da questo impegno settimanale.
Se hai letto questa introduzione e il tuo pensiero è “ma di che sta a parlare?” allora goditi Substack, la lentezza che ti regala, lo spazio per scrivere e condividere che ci piace tanto.
Se invece hai un pensiero nella testa che ogni tanto torna e che ti fa pensare che forse potresti passare dal considerare Substack un hobby a uno spazio di supporto al tuo lavoro o questo stesso spazio un “lavoro vero”.
Continua a leggere, oggi parlo proprio a te!
Oggi approfondiamo:
I due approcci possibili
L’errore che si nasconde dentro l’entusiasmo
Perché la fiducia conta più del marketing
Se è arrivato il momento di passare da Hobby a Business, ecco i prossimi passi da fare
e su questo tema puoi anche leggere:
I due approcci possibili
Ci sono due modi di pensare al proprio Substack e si riconoscono dalle frasi che usi quando ne parli, anche solo con te stessa.
Il primo modo è qualcosa tipo: “scriverò solo di quello che mi interessa”, “farò crescere il pubblico e poi, un giorno, monetizzerò”, “se pubblico con costanza, le persone capiranno da sole che vale la pena fare l’upgrade al mio abbonamento”. Sono frasi legittime, ma che rimandano sempre la decisione a un momento successivo, indefinito nel tempo, che spesso non arriva mai perché nessuno l’ha davvero progettato.
Il secondo modo suona un po’ così: “metto i miei lettori al centro di quello che creo, perché è il modo migliore per essergli davvero utile”, “posso convertire le prime iscrizioni a pagamento anche con un pubblico piccolo e far crescere contemporaneamente iscritti ed entrate”, “progetto un sistema che porta i lettori gratuiti a diventare abbonati paganti in modo costante, non lasciando nulla al caso”.
La differenza non è quanto scrivi bene o quanto il tuo argomento sia interessante, la differenza è che nel primo caso aspetti che il business arrivi da solo, come una conseguenza naturale del tuo essere costante, nel secondo caso lo costruisci, pezzo per pezzo, con la stessa cura con cui scegli le parole di un articolo.
Substack ti aiuta a realizzare il tuo progetto, qualunque esse sia:
se ti racconti che la tua pubblicazione è un hobby, resterà un hobby, anche se pubblichi ogni settimana da due anni,
se ti racconti che è un’attività che ha un valore e che meriti di essere pagata per quel valore, la tua pubblicazione comincerà a comportarsi come una linea di business di valore.
L’errore che si nasconde dentro l’entusiasmo
C’è un errore specifico che vedo fare spesso e che, paradossalmente, nasce da buone intenzioni: pensare che le persone che si abbonano vogliano pagare per ricevere una “newsletter più newsletter”.
No!
Chi paga non vuole riceve semplicemente più email o più spesso o, magari, più lunghe.
Capisco la logica: hai un contenuto gratuito che funziona e replicarlo “in versione extra” sembra la cosa più logica e naturale del mondo, ma è proprio qui che il valore percepito smette di essere superiore al prezzo ed è il valore percepito, non il prezzo in sé, a determinare se qualcuno fa l’upgrade o no.
Pensa al tuo abbonamento a pagamento non come a un’estensione di quello che già dai gratis, ma come a una membership: un posto dove chi entra sblocca qualcosa che non esiste altrove, non “di più” di quello che già ha, qualcosa di nuovo che ancora non ha!
Può essere, ad esempio:
una guida pratica passo dopo passo,
un template che risolve un problema specifico,
un workshop,
una community,
un accesso diretto a te che altrove non c’è.
La forma cambia da progetto a progetto, ma il principio resta lo stesso: chi paga deve sentire che sta sbloccando qualcosa di unico e diverso da quello che già ha, non comprando un abbonamento alla stessa cosa, solo con una frequenza maggiore.
Quando una persona sente di poter accedere a qualcosa di maggior valore, l’upgrade diventa quasi automatico, non hai bisogno di convincere nessuno con argomentazioni elaborate.
Perché la fiducia conta più del marketing
Questo punto è fondamentale, ma è anche quello più ignorato, forse perché sembra meno urgente del “creare l’offerta perfetta”, ma è questo che decide tutto il resto: prima che qualcuno paghi per il tuo lavoro, deve fidarsi che tu possa davvero aiutarlo a ottenere quello che sta cercando.
La fiducia non si costruisce con un post ben scritto, si costruisce con:
costanza, le persone devono poter contare sulla tua presenza, settimana dopo settimana;
competenza, che non significa vantarsi, ma rendere visibile, nella bio, nella pagina About, nei contenuti gratuiti, che sai di cosa stai parlando;
personalità, le persone non si abbonano a un argomento, si abbonano a una voce che hanno imparato a riconoscere e a cui hanno deciso di dare credito.
Le attività di marketing che pensiamo di dover fare, vengono dopo aver costruito fiducia e consistono nel comunicare che esiste un abbonamento a pagamento, dire con chiarezza cosa contiene e rendere facile e immediato il processo di upgrade, tutto qui!
Se è arrivato il momento di passare da Hobby a Business, ecco i prossimi passi da fare
Non serve avere già tutto chiaro dal primo giorno, ma serve sapere, almeno a grandi linee, le tappe del tuo percorso, perché ogni fase prepara la successiva e saltarne una significa, spesso, doverci tornare su più avanti.
Nei primi trenta giorni si tratta soprattutto di mettere le fondamenta: configura la pubblicazione, impara a muoverti dentro Substack, inizia a scrivere con regolarità, attiva i pagamenti e collega l’account Stripe anche se non hai ancora nulla da vendere, è meglio avere tutto già pronto prima che le persone inizino a iscriversi e tu ti ritrovi a dover fare tutto di corsa e male.
Tra il trentesimo e il sessantesimo giorno comincia la parte più concreta: costruisci il primo contenuto premium, lancia l’abbonamento a pagamento, accogli le prime persone che decidono di iscriversi e vedrai che questo momento, per quanto piccolo possa essere il numero degli abbonati, cambia totalmente il modo in cui ti approcci al tuo lavoro in Substack.
Tra il sessantesimo e il novantesimo giorno il lavoro si sposta sui sistemi: non si tratta più di coinvolgere una persona alla volta, ma di costruire un processo che converte con regolarità e le prime decine di abbonati diventano una base su cui costruire il passo successivo.
Dopo sei mesi, se hai tenuto botta su tutto, quello che all’inizio ti sembrava solo un esperimento avrà tutte le caratteristiche di un’attività vera e propria, con una sua fonte di reddito e una community sempre più coesa.
NOTA BENE: non è un processo rapido, ma una sequenza che, se rispetti, funziona mentre, se inizi a saltare dei passaggi perché hai fretta di arrivare alla fine, ti si sgretola tra le mani.
A questo punto avrai capito che la domanda non è se Substack possa diventare una vera fonte di guadagno, ma se tu sei disposta a trattarlo come una vera linea di business anche nei giorni in cui preferiresti che rimanesse solo un hobby!
Se vuoi progettare o ripensare la tua pubblicazione Substack
Se quello che hai letto ti ha fatto venire voglia di guardare la tua pubblicazione con occhi diversi, o di costruirne una da zero con una logica più chiara, ci sono due modi per farlo insieme.
Puoi prenotare un’analisi della tua pubblicazione, un lavoro one-to-one in cui guardiamo insieme cosa stai facendo, cosa manca e dove ha senso andare. Oppure puoi unirti a Grow on Substack, il percorso che ho progettato per chi vuole costruire una pubblicazione che generi relazioni vere, non solo numeri.
Il link per entrambe le opzioni è qui sotto.
E adesso, divertiti e fai cose belle!
Elisa Scagnetti



