Durante la Chiacchiera di oggi, cristiano carriero mi ha raccontato che, quando era adolescente, aveva diversi pen friend sparsi per il mondo: li conosceva durante le vacanze, nei suoi Interrail, si scambiavano gli indirizzi e poi si scrivevano lettere, quelle vere: carta, penna, francobollo, cassetta della posta.
E poi l’attesa, tanta attesa se ripensata oggi.
Una lettera partiva, attraversava qualche centinaio o migliaio di chilometri, arrivava a qualcuno che la leggeva, magari la lasciava sul tavolo qualche giorno, poi rispondeva, spediva e tu, nel frattempo, vivevi senza sapere esattamente quando, e se, sarebbe arrivata una risposta.
Ripensare oggi a quel modo di vivere le relazioni a distanza, soprattutto con lo sguardo della nomade digitale, sembra fantascienza. Non tanto per la lettera in sé che, in fondo, potremmo ancora spedire, quanto per l’attesa: abbiamo progressivamente eliminato quasi ogni intervallo tra il desiderio di sapere qualcosa e la possibilità di saperla, tra una domanda e la sua risposta, tra un pensiero e la possibilità di condividerlo.
Cristiano dal suo cassetto pieno di quelle lettere ha tirato fuori, anni dopo, il seme da cui è nata la sua newsletter L’ho fatto a Posta, che definisce la sua nicchia di lentezza.
È da quando abbiamo registrato questa Chiacchiera che continuo a pensare al significato e alla bellezza di queste tre parole:
Nicchia di lentezza.
Se ci fermiamo alla prima impressione può sembrare una piccola resistenza al mondo che corre troppo veloce, tipo noi che torniamo ai vinili, alle Polaroid e magari tra pochi giorni ci ritroviamo tutti a spedire cartoline da Bari, ma la lentezza di cui parla Cristiano non ha molto a che fare con la nostalgia bensì con il modo in cui nascono le storie.
Quindi oggi, io e Cristiano, vi prendiamo per mano e vi portiamo proprio lì, in quello spazio che esiste nell’attimo in cui ci accorgiamo di aver provato un’emozione, ma ancora non l’abbiamo trasformata in una storia.
Viviamo in un periodo storico in cui possiamo produrre una quantità di parole, immagini, video e storie che fino a pochissimo tempo fa sarebbe stata impensabile, possiamo chiedere a un’AI di trovare l’idea, costruire la struttura, scrivere il testo, sistemare il tono, creare l’immagine e probabilmente mentre finisco di scrivere questa frase è uscita un’altra funzione che fa anche il resto.
Il problema della comunicazione, quindi, non è più produrre, ma il suo contrario: avere qualcosa che valga la pena fermare dal flusso incessante di contenuti e raccontarla.
Cristiano mi ha fatto notare come si stia continuando a parlare di storytelling concentrandoci soprattutto su quello che succede quando una storia l’abbiamo già trovata: gancio, struttura, tensione narrativa, personaggio, ritmo…
Ma se ci fermiamo un attimo prima, ci accorgiamo che nulla esisterebbe se non ci fosse qualcuno che ha guardato proprio lì: in quella cosa successa martedì pomeriggio, in quel libro letto cinque anni fa, in una mostra vista a Venezia, in una persona incontrata durante un viaggio, in una crisi, in una conversazione, in qualcosa che è andato benissimo oppure malissimo, è lì che ci sono le storie.
Cristiano racconta che per scrivere L’ho fatto apposta prende pezzi della propria vita e prova a fare quello che durante la nostra conversazione ha definito
“l’esercizio di rendere la propria vita quella degli altri”.
È una frase bellissima che racconta qualcosa di fondamentale dello storytelling: non basta raccontarti qualcosa che mi è successo, devo trovare dentro quello che mi è successo un punto abbastanza universale e umano da permetterti di entrarci insieme.
Non mi stupisce quindi che l’autore di L’ho fatto apposta sia anche il Direttore Artistico dello Storytelling Festival: due realtà che, anche se in modi diversi, costruiscono uno spazio nel quale le storie hanno il tempo di arrivare, fermarsi e lasciarci qualcosa.
L’anno scorso, dopo tre giorni di Storytelling Festival, avevo scritto che quando termina un evento c’è un momento preciso che segna, dentro di noi, la fine del vecchio e l’inizio di qualcosa di nuovo, non è l’applauso finale, l’applauso è rumore organizzato, è consenso espresso in gruppo, il vero momento di cambiamento personale arriva qualche minuto dopo, quando le luci si accendono, il teatro inizia a svuotarsi, qualcuno arrotola i cavi dei microfoni e le voci dal palco, che fino a un attimo prima sembravano fuori da noi, sono diventate parte della nostra memoria personale.
L’anno scorso sullo stesso palco si sono incontrati linguaggio e neuroscienze, giornalismo e intelligenza artificiale, attivismo, creatività, marketing e branding e, quando metti nello stesso posto chi studia il cervello, chi le parole, chi i dati e chi il mondo, non stai più parlando soltanto di storytelling, stai costruendo connessioni ed è anche per questo che durante la Chiacchiera, mentre Cristiano mi raccontava come sceglie le persone da portare al Festival, mi è uscita un’espressione che credo spieghi molto bene quello che avevo già percepito l’anno scorso: il peso specifico degli speaker.
L’anno scorso sono entrata al Piccinni pensando di partecipare a un Festival sullo storytelling e ne sono uscita con talmente tante nuove idee che ho finito per scriverne per quattro settimane - metto i link qui sotto.
Quest’anno il tema dello Storytelling Festival è l’originalità e io non vedo l’ora di ascoltare le persone che Cristiano ha scelto di mettere su quel palco tra cui Matteo Caccia, Paolo Iabichino, Francesco Oggiano, Valentina Falcinelli, Flavia Brevi, Pegah Moshir Pour e Antonio Losito - tutti i tantissimi altri sono qui!
Quest’anno poi mi sento particolarmente vicina all’evento perché terrò con Chiara @ Substack Erica Cariello e cristiano carriero un workshop proprio su Substack e le newsletter.
Quindi se siete a Bari dal 16 al 18 ottobre, scrivetemi e vediamoci al teatro Piccinni durante l’evento, non vedo l’ora di chiacchierare dal vivo!
Divertiti e fai cose belle!
Elisa Scagnetti
Ho scritto dello Storytelling Festival qui:
Mi piacerebbe continuare a chiacchierarne insieme, lascia un commento o rispondi a questa mail e raccontami cosa ne pensi!
Qualche info sul mio spazio editoriale:
💬 Perché la mia newsletter si chiama “Chiacchiere”: visto che spesso mi è stato chiesto, l’ho spiegato qui!
🟧 Nella sezione Grow on Substack trovi tutto quello che ti serve per fare di Substack un asset strategico per il tuo lavoro.
☕️ Se sei da poco su Substack qui trovi il mio Starter Kit e altre risorse utili!
Nuovi contenuti pubblicati di recente
Questi gli ultimi articoli che ho pubblicato:
Qui, come sempre, i contenuti evergreen che aggiorno regolarmente:
Substack “dalla A alla Z” quello che ti serve sapere per usare bene Substack, come vedrai ci sono ancora dei contenuti da inserire, ma molte analisi, consigli pratici, esempi reali e link alle risorse fondamentali sono già presenti!
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CHIACCHIERIAMO DAL VIVO
Dal 7 al 9 ottobre sarò alle OGR di Torino per l’evento Wave by vento,
se siete in zona scrivetemi che ci prendiamo un caffè.
Il 16, 17 e 18 ottobre sarò a Bari allo Storytelling Festival per il workshop su come creare una newsletter con Chiara Santoro, Head of Partnerships per Substack in Italia, Erica Cariello e cristiano carriero.
Ci sono ancora biglietti se volete partecipare!
Per oggi è tutto, ci vediamo su Instagram per continuare a Chiacchierare
Divertiti e fai cose belle!
Elisa Scagnetti
PS:
Qui uso spesso il femminile sovraesteso e non censuro le parolacce!
Inoltre questa newsletter è gratuita ed è distribuita con una licenza CC0, che significa che puoi farne quello che vuoi anche senza citarmi: più idee condividiamo, più pensieri siamo in grado di fare.






















