La Roadmap per far crescere il tuo Substack
Le attività che ti permetteranno di costruire una pubblicazione Substack che cresce in modo costante
Stanno arrivando sempre più persone su Substack e su questa pubblicazione, per questo motivo ho deciso di scrivere questa roadmap riportando le basi per far crescere il tuo spazio editoriale sulla piattaforma e ho deciso di lasciarlo aperto a tutte e tutti.
Buona lettura e buon lavoro!
Queste sono le attività, diciamo, essenziali, che, se eseguite in questo ordine, ti permetteranno di costruire una pubblicazione Substack che cresce in modo costante nel tempo.
La prima riguarda il posizionamento
Quando ho iniziato a lavorare come libera professionista, ormai circa 20 anni fa, volevo lavorare con tutti, parlare di tutto, scrivere di tutto… ero mossa da moltissimi interessi, avevo decine di idee diverse che mi entusiasmavano e non mi sembrava un problema volerle portare avanti tutte contemporaneamente. Ero sempre impegnata in qualcosa, creavo costantemente, ma nessun progetto cresceva davvero.
Il problema? Ovviamente il posizionamento!
Non funziona fare tutto con tutti, bisogna focalizzarsi su un solo pubblico, una sola promessa, una sola direzione chiara e questo vale anche su Substack.
Chi arriva sul tuo profilo e/o sulla tua pubblicazione decide in pochi secondi se iscriversi e lo fa se si percepisce “vista”, se sente che quello che scrivi parla a lei e della cose che a lei interessano, solo dopo si sofferma a leggere i singoli post e ad approfondire.
Quindi, prima cosa da fare: siediti e rispondi a queste tre domande:
di cosa tratta la tua pubblicazione?
Per chi è esattamente?
Cosa vuoi che facciano le persone oltre a leggere i tuoi contenuti gratuiti?
Il nome e la descrizione della tua pubblicazione dovrebbero riflettere queste risposte in modo così diretto che il lettore ideale si riconosce subito, nel momento stesso in cui vede la tua homepage.
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La Homepage è una landing page, non un archivio di newsletter già inviate
La maggior parte delle persone che scrivono su Substack non dedicano la giusta cura, attenzione e tempo alla propria homepage, scelgono il layout predefinito e a posto così!
Devi pensare alla homepage di Substack non come al blog del tuo sito, ma più come alla sua homepage - appunto! Questa parte del tuo spazio editoriale svolge un ruolo fondamentale: è la porta d’ingresso di tutta la tua attività sulla piattaforma.
L’Hero Post
L’Hero post è il primo contenuto che le persone vedono, il post in evidenza fissato in alto e ha lo scopo di invogliare chi ancora non ti conosce a volerti continuare a leggere. Devi immaginarlo come il tuo elevator pitch scritto, quello che diresti se avessi trenta secondi con qualcuno che ancora non ti conosce.
La pagina About (o Informazioni) segue la stessa logica: il nuovo visitatore non si sta chiedendo “chi è questa persona?”, ma “cosa ricevo in cambio se mi iscrivo?”
Quindi la pagina About - che ti ricordo essere visibile a oggi solo da browser, non da App - deve rispondere a cos’è la tua pubblicazione, per chi è, cosa riceverà chi si iscrive e perché sei tu la persona da cui voglio ricevere queste informazioni.
Mi raccomando: non scrivere la storia della tua vita professionale tipo CV, non mi interessano tutti i millemila attestati che hai ottenuto, scrivi solo le cose che spingano il tuo lettore potenziale a iscriversi.
E poi c’è la barra di navigazione che corrisponde a quella che abbiamo imparato a conoscere sui siti web come barra di menu. Deve essere chiara e lineare e permettere a chi arriva per la prima volta di orientarsi subito e trovare i contenuti che gli interessano.
Quando questi tre elementi funzionano insieme, la homepage smette di essere un archivio passivo e inizia a lavorare come una pagina di vendita per i tuoi contenuti gratuiti.
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Le Note servono a farsi scoprire e a far conoscere la tua pubblicazione
Distinguiamo una volta per tutte articoli/newsletter e Notes:
i post lunghi, quindi articoli/newsletter sono ciò che crea fiducia, che rende il rapporto tra chi scrive e chi legge più profondo e solido;
le Notes servono a farti scoprire da chi ancora non ti conosce, quindi se non pubblichi Notes con costanza, non avrai nessuno con cui costruire fiducia.
Probabilmente ti starai dicendo che pubblicare su Notes ogni giorno diventa un secondo lavoro, ma è così: il lavoro che più incide sul tuo tempo devono essere i post lunghi, le Notes le devi considerare il modo in cui redistribuisci articoli/newsletter sulla piattaforma in modo che più persone possano arrivare a conoscere quello che scrivi.
Prendi il tuo post lungo di questa settimana, estrapola concetti importanti, cambi di prospettiva, intuizioni, esempi concreti, etc… sono tutte Notes già scritte.
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Le collaborazioni si costruiscono non si chiedono
Le collaborazioni si costruiscono nel tempo, non si chiedono dal nulla.
Prima di proporti a un’altra pubblicazione per collaborare serve che quell’autore o autrice sappia chi sei, che ti abbia già incontrato sulla piattaforma, che abbiate già interagito nelle Notes o nei commenti.
Il lavoro dovrebbe essere, su per giù, questo:
trova le pubblicazioni a cui il tuo lettore ideale è già iscritto,
leggile, commentale, interessati genuinamente a cosa è stato condiviso, ricondividi i pezzi che ti sono piaciuti di più nelle Notes con un commento che aggiunga valore
fallo per settimane senza nessun secondo fine, solo perché pensi davvero che quelle pubblicazioni meritino attenzione.
Le persone che gestiscono quelle pubblicazioni iniziaranno a conoscerti, a vedere chi sei, come ragioni, quali sono le tue opinioni su quell’argomento, a confrontarsi con te nelle notes o nei commenti, etc…
Adesso che hai costruito una prima relazione, quando arriverà il momento di proporre una collaborazione, non sarai una persona sconosciuta, conosceranno la tua immagine profilo e, probabilmente, la tua pubblicazione.
A questo punto un aspetto importante che dovrai sempre considerare è che, inevitabilmente, l’autore o l’autrice con cui vuoi collaborare si chiedrà: “qual è il mio vantaggio? Cosa ci guadagno io?”
Questo significa che nelle righe che scriverai per proporti devi mettere in evidenza perché sei la persona giusta per questa collaborazione e il vantaggio per chi accetta: economico, di posizionamento, di tempo risparmiato…
Se, ad esempio, hai una nicchia che l’altro non raggiunge può interessargli allargare il pubblico potenziale, se hai una competenza specifica che il suo lettore ideale cerca: qualunque cosa sia, va esplicitata.
I formati che funzionano meglio in questo momento su Substack sono:
Il cross-post, che è anche il più comune: tu pubblichi un tuo pezzo sulla pubblicazione dell’altro (o viceversa), con una breve introduzione che presenta il lavoro al nuovo pubblico.


La co-autorship, un pezzo scritto insieme e che porta al suo interno il nome di entrambi. Serve essere molto ben coordinati con la pianificazione, ma il riscontro che si ottiene è maggiore rispetto alla semplice ricondivisione.
Infine ci sono le menzioni, quelle in cui qualcuno ti inserisce in una rassegna o in una sezione dei suoi contenuti perché ha trovato il tuo lavoro rilevante per i suoi lettori: sono collaborazioni più semplici da gestire e, soprattutto all’inizio, se hai un pubblico ancora piccolo, sono il modo più veloce per farti conoscere.
Ovviamente, prima di proporre delle collaborazioni assicurati che tutto quello che abbiamo visto fino ad ora: posizionamento, homepage, costanza nella pubblicazione - che ho dato per scontata - siano a posto.
Substack non è IL business, è un asset del tuo lavoro
Questa è, probabilmente, la cosa più importante: la pubblicazione Substack non è il tuo business, devi immaginarla come la porta d’ingresso verso un ecosistema più ampio: i contenuti gratuiti attraggono nuovi lettori, quelli a pagamento sono una prima soglia verso qualcosa che va più a fondo. Da lì puoi portare il tuo lettore verso prodotti digitali, workshop, consulenze, etc...
La cosa a mio avviso più interessante quando si tratta di posizionare Substack all’interno di un progetto più ampio, è considerarlo uno strumento reputazionale, un modo per farsi conoscere ed essere contattati per speech a eventi, contratti editoriali, partnership…
Nel mio caso, l’abbonamento a pagamento è una piccola fetta delle mie entrate totali, la maggior parte arriva dalle consulenze individuali e dagli eventi a cui partecipo. Se inizi a vedere la tua pubblicazione sotto questa lente ti sarà subito più chiaro cosa scrivere, a chi parlare e come posizionarti al meglio nel tempo.
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L’unica cosa che l’intelligenza artificiale non può fare al posto tuo
Nel 2026, gli strumenti di intelligenza artificiale stanno inondando i nostri spazi digitali e Substack non fa eccezione. Migliaia di contenuti tecnicamente corretti e completamente dimenticabili: ganci tutti uguali, stessa struttura, stesso registro, stesse chiusure vagamente ispirazionali, etc…
Gli autori e le autrici che ricordiamo sono quelle che hanno un tono di voce scritta inconfondibile perché è il loro: emergono le ossessioni, le opinioni, il modo di scrivere che nessuno strumento di automazione può replicare.
Prima di salutarti e augurarti buon lavoro ti lascio due contenuti che puoi approfondire:
Una formazione che ho tenuto per la community di Wordpress su come scrivere testi lunghi usando bene l’Ai:
e la mia AI POLICY per Substack:
Per oggi è tutto!
Divertiti e fai cose belle!
Elisa Scagnetti













Grazie per questo articolo, molto interessante e istruttivo. Io ancora non sono sicura di aver risposto in modo adeguato a due delle tre domande “Per chi è esattamente?
Cosa vuoi che facciano le persone oltre a leggere i tuoi contenuti gratuiti?” e nel frattempo, invece di una sola pubblicazione ne ho avviate due😅
Dopo aver riletto per la terza volta questo tuo contenuto, mi permetto di esprimere una trascurabile opinione sul fatto che non offri solo contenuti preziosi e indicazioni pratiche. ma ogni tuo articolo lascia, alla fine, una cosa che raramente si incontra: ordine mentale.
Come sai sono un creativo molto prolifico e... poco strutturato e le persone come te, per quelli come me, sono cibo di cui nutrirsi e una fortuna di cui compiacersi.
Se non fosse che é una frase fin troppo abusata, ti direi... "Grazie di esistere"!
P.s. Opssss... alla fine l'ho detto comunque! 😄