C’è una conversazione che amo tra George R.R. Martin e Stephen King che in cui Martin chiede a King, con una punta di frustrazione:“Come fai a scrivere così tanto? Io in sei mesi scrivo tre capitoli, tu tre libri interi.” e King in modo disarmante risponde: “Cerco di fare sei pagine al giorno. Se un libro è di 360 pagine, in due mesi è finito.” quindi Martin insiste: “Ma non hai mai giorni in cui scrivi una frase orribile, la cancelli, controlli le email e ti chiedi se non avresti dovuto fare l’idraulico?”
Chiunque crei qualcosa, che sia un romanzo, una newsletter o un post, conosce esattamente quella sensazione, ti siedi davanti alla pagina bianca e senti un grande vuoto, ma è un vuoto molto specifico: non è solo la paura di scrivere male o cose “inutili”, è la paura di non riuscire più a scrivere... Hai la testa piena, eppure le parole non arrivano e quelle che arrivano sono troppe, confuse e si annullano a vicenda.
Ho studiato e scritto tanto di creatività, in fondo a questa newsletter vi metto un po’ di link, e ho imparato che tendiamo a immaginare la creatività come una sorta di segnale che viaggia nell’etere: o lo ricevi o non lo ricevi.
Ma la creatività non funziona così, c’è una piccola parte di magia, certo, qualcosa che attraversa la tua mente e che arriva non sai da dove, ma il resto è un percorso più complesso, fatto di abitudini e di condizioni create consapevolmente.
Paul McCartney si sveglia una mattina con una melodia completa nella testa, la suona, subito pensa di averla rubata inconsciamente quindi chiede agli altri Beatles se l’hanno già sentita da qualche parte e no, era nuova, era sua, era Yesterday!
Solo che all’inizio si chiamava Scrambled Eggs e il testo non era esattamente quello che conosciamo oggi, infatti la parole che tutti noi sappiamo, quelle che hanno davvero dato forma alla melodia, gli hanno richiesto mesi di riscritture e scelte precise.
David Lynch diceva che le sue idee non le creava, le pescava, gli arrivavano come fossero pesci, lui non era l’autore del pesce, era chi lo cucinava e lo porta a tavola. È una metafora che funziona, ma spesso dimentichiamo la parte cruciale: Lynch quelle idee le pescava andando tutti i giorni nel suo diner preferito alle 14:30, con lo stesso caffè, allo stesso tavolo. Per pescare idee devi essere nel posto dove i pesci arrivano. E lui c’era, sempre.
Stephen King non parla quasi mai di ispirazione, la considera un lusso, non un metodo, per lui la creatività è routine, qualcosa che si costruisce sei pagine al giorno, tutti i giorni! Sembra una cosa meccanica, ma il punto non è scrivere molto, è non rimanere paralizzato davanti all’infinità delle possibilità.
Queste persone sono diversissime tra loro, ma se le osservi con attenzione, noti un aspetto che hanno in comune: non aspettano che la creatività, l’ispirazione, creano luoghi dove quella creatività o ispirazione possono trovarli: luoghi fatti di ripetizione, abitudini, terreno fertile, e lo fanno ogni giorno.
Le idee non arrivano nel vuoto, ma nel punto di attrito tra noi e la realtà.
Neanche il “blocco creativo” nasce dal vuoto
Troppo semplicistico pensare che il blocco creativo sia mancanza di ispirazione, il vuoto mentale, la verità è che i blocchi creativi non sono quasi mai mancanza di idee, bensì l’opposto: troppe cose da dire, troppe direzioni possibili, troppe versioni da scegliere, la nostra testa non è vuota, è sovraccarica. È come trovarsi davanti a uno scaffale infinito di bevande, sapendo che vuoi qualcosa ma senza sapere cosa, con mille colori davanti agli occhi e nessun criterio per scegliere.
Non è l’assenza che ti sta paralizzando, è l’eccesso, quando la nostra mente è sopraffatta smette di muoversi, smette di prendere decisioni, la sua strategia naturale è tentare di proteggersi riducendo il campo d’azione, ma se il campo è infinito, resta immobile, e tu, interpreti quell’immobilità come mancanza, pensi di essere inadeguato, poco creativo, esausto, invece sei solo sommerso dal troppo.
Il blocco creativo nasce qui: non nell’assenza, ma nella confusione, nella saturazione di informazioni e di possibili scelte.
Adesso sai che, quegli autori che fino a oggi hai guardato con ammirazione perché più prolifici, talentuosi e ispirati di noi, in realtà sono sono solo più bravi a costruire vincoli!
Si sono costruiti dei vincoli dentro ai quali la pressione si riduce e in cui prendere decisione è più semplice, che siano
vincoli temporali, come la sveglia alle quattro del mattino,
vincoli di routine, come l’appuntamento fisso al diner di Lynch,
vincoli narrativi, come le sei pagine di King,
o emotivi, come tornare ogni giorno alla stessa frase finché non diventa Yesterday!
Questi vincoli o confini, anche se all’apparenza possono sembrare limitare la nostra creatività, in realtà la liberano dal rumore mentale, costruendo uno spazio dove può esistere e crescere.
È questo che abbiamo visto fare a King, Lynch, McCartney, non invocano la Diva che del Pelìde Achille canti l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, ma si mettono nella condizione migliore per accedere alla loro parte più creativa, sanno che la creatività non ha bisogno di libertà infinita, ma di uno spazio delimitato in cui muoversi.
Tutto bello Eli, ma se sono in piena confusione ADESSO, che faccio?
Se proprio adesso sei nel blocco creativo, se hai troppe idee che si accavallano, troppi inizi possibili, troppi percorsi tutti ugualmente urgenti, quello che puoi fare, intanto è un caffè/cappuccio/gin tonic e poi non metterti comodo perché la risposta non te la posso dare io, devi metterti alla prova!
Il vincolo giusto lo trovi sperimentando: King non si è svegliato una mattina sapendo che sei pagine al giorno erano la sua misura, ci è arrivato provando, sbagliando, calibrando; Lynch non ha scelto il diner alle 14:30 in modo strategico e consapevole, era una sua abitudine che si è rivelata la migliore per la sua creatività.
Il vincolo che funziona emerge quasi sempre dall’osservazione di sé, non dalla programmazione, è quello che ti accorgi di aver già messo in atto, quasi senza volerlo, nei giorni in cui le cose funzionano.
La domanda da farsi non è “quale vincolo dovrei avere”, ma “quale vincolo ho già usato, senza accorgermene, quando è andata alla grande?”
Forse era un orario specifico, forse scrivere solo l’inizio, senza preoccuparti del resto, forse parlare ad alta voce come se stessi raccontando la tua idea a qualcuno…
Fai cose, vedi gente, ripensa a dov’eri e cosa facevi quando hai avuto quell’illuminazione pazzesca, agisci una sorta di archeologia personale e trova tracce del tuo modo specifico di far vivere la creatività e ricordandoti che per trovare il vincolo che ti libera, devi prima accettare di muoverti nel disordine, devi agire nel piccolo, nel provvisorio, nell’imperfetto e osservare cosa succede.
Ecco alcuni esempi:
Smettere di cercare l’idea perfetta e scrivere solo la prima frase, una sola, senza sapere a dove ti porterà, scrivila solo per vedere se ne arriva una seconda.
Il vincolo qui è nessun impegno oltre la prossima frase.
Darsi un tempo breve, non pensare “oggi scrivo”, ma “scrivo per 12 minuti”, in questo modo il cervello abbasserà la guardia: un campo d’azione così piccolo, al cervello sembra innocuo e non degno di preoccupazione paralizzante.
Scegliere il formato prima del contenuto. A volte il blocco si scioglie quando decidi e quello che vuoi creare “sarà un elenco”, “sarà un dialogo”, “sarà una lettera”. La forma diventa l’argine che contiene il tuo flusso creativo.
Tradire l’ambizione: se l’idea che ti paralizza è troppo grande, troppo importante, troppo carica di aspettative, prova a scrivere accanto: scrivi del retroscena, del personaggio secondario, scrivi una scena che non userai mai, a volte è tra le righe che non userai mai che arriva l’ispirazione.
Queste strategie funzionano proprio perché riducono lo spazio, fisico o temporale, in cui la tua ansia può agire permettendoti di muoverti senza dover sapere dove stai andando.
Il vincolo giusto per te non è quello che ti farà arrivare prima al risultato finale,
ma quello che ti farà dimenticare che esiste un risultato finale.
Continuiamo a parlare di creatività
Come promesso ecco un po’ di contenuti scritti negli anni sulla creatività, ti metto anche le date così da contestualizzare gli eventuali riferimenti temporali.
Buona lettura!
Chiacchieriamo di Tim Burton, pensiero critico e creatività - marzo 2024
Chiacchieriamo di Noia e Creatività - maggio 2025
Chiacchieriamo di noia, creatività e oziofobia! - aprile 2023
“Pensare come Leonardo. I sette princìpi del genio” di Michael J. Gelb - marzo 2025
Chiacchieriamo di caos, ordine e produttività - giugno 2024
Il modo più umano di costruire il futuro: RACCONTARE - novembre 2025
Facciamo cose insieme:
Il 2026 sarà l’anno di Substack, vediamo insieme come esserci e crescere qui nel 2026
E se ti dicessi che la vera occasione non è Substack in sé, ma il fatto che in questo momento c’è ancora spazio per costruire qualcosa di solido senza dover competere con mille contenuti identici?
Molti stanno dando per scontato che “basta iniziare a scrivere”, come se fosse sufficiente aprire una newsletter e pubblicare ogni tanto, ma non funziona così, se guardiamo a quello che è successo sui social, quando tutti hanno iniziato ad arrivare, la visibilità organica è crollata e solo chi era già posizionato bene e aveva alle spalle una strategia solida ha continuato a crescere.
Potrebbe succedere lo stesso su Substack nel 2026 e ignorarlo sarebbe poco professionale.
Io ci sono dal 2023, ho costruito una newsletter con oltre 8000 iscritti, una community di abbonati con cui mi confronto giornalmente e non è successo perché scrivo tanto, ma perché ho lavorato su posizionamento, relazione e strategia.
Ed è qui che nasce la mia masterclass del 4 dicembre: trasformare Substack in un asset reale per il tuo business. In due ore ti accompagno nel capire cosa funziona, cosa evitare e soprattutto come costruire un sistema sostenibile che ti posizioni e faccia crescere la tua community.
Se ti interessa usarla davvero bene e non “provare e vedere come va”, ti lascio il link qui sotto, con tutti i dettagli. Ci vediamo dentro?











