A inizio anno mi ero ripromessa di leggere “di più meno libri”, infatti, dopo anni trascorsi a divorare anche 80 libri all’anno, ho deciso di abbracciare un nuovo approccio: passare da leggere “male” molti libri a leggere “tanto” pochi libri (a novembre 2025 sono a 38, direi che sta funzionando!).
Ma facciamo un passo ancora più indietro, vivevo a Milano e tutto doveva andare più veloce: lavoro, spostamenti, lettura… Così mi iscrissi a un corso di lettura veloce, l’idea di leggere di più in meno tempo mi affascinava, peccato che il risultato fu l’opposto.
La lettura veloce mi faceva scorrere le parole come se fossero ostacoli da superare, capivo il contenuto ma non lo vivevo; con senno di poi, posso dire che togliere la voce - nella lettura come nella scrittura - significava togliere l’essenza, il libro cha stavo leggendo non era altro che carta, e questo è sovraestendibile a tutto ciò che leggiamo, gli articoli sono solo testo e le newsletter nient’altro che un invio.
Ci ho messo quasi dieci anni a mettere a fuoco quel che mi stavo perdendo macinando libri come se fosse una gara contro il tempo, così, quando a marzo ho deciso di rallentare e tornare a godermi la lettura mi sono accorta anche di un’altra cosa: la voce.
Non la nostra voce, quella che usiamo quando parliamo, ma quella che il lettore sente nella propria mente mentre legge, quella presenza silenziosa che rende un testo vivo e che ci fa restare attaccati a un autore anche quando non lo conosciamo di persona.
Questa voce interiore nasce dalla subvocalizzazione: quando leggiamo, la laringe si attiva lievemente come se stessimo parlando, questo meccanismo oltre ad aumentare la comprensione e ridurre il carico cognitivo, crea intimità, è questa voce nella nostra testa che ci porta a seguire un autore, comprarne i libri, iscriverci alle sue newsletter e sentirci parte del suo mondo.
La lettura veloce promette ottimizzazione ed efficienza, ma in realtà si fonda su pratiche che sabotano l’esperienza: spezzare le parole in blocchi, procedere con indicatori visivi, inseguire un ritmo innaturale… si comprendiamo il testo, certo, ma non lo viviamo: non ci sentiamo davvero alla stazione ferroviaria con Anna Karenina, nella camera dei segreti con Harry Potter, ma nemmeno sull’amaca con Tim Ferris a lavorare 4 ore a settimana, è tutto troppo veloce per esserci, la lettura diventa un atto meccanico, non più un incontro tra noi e i protagonisti della storia.
Quando ho iniziato a scrivere in modo più intenzionale, soprattutto su Substack, mi sono resa conto dell’importanza del far vivere le parole nella mente del lettore, spegnere la voce dell’autore significa spegnere il motivo stesso per cui leggiamo; una scrittura senza voce non crea relazione, l’autore può essere impeccabile nella struttura o nella ricerca, ma senza voce non nasce nessuna connessione, nessun vero motivo per restare o tornare.
E qui voglio entrare con voi nel cuore del processo di scrittura per scoprire insieme che la voce non arriva nella stesura della prima bozza, ma solo quando lavoriamo alla revisione e all’editing del testo.
La revisione ci chiede di capire a chi stiamo parlando, da quale punto di vista e cosa stiamo davvero dicendo, è qui che si definisce il significato.
L’editing è dove emerge lo stile: la scelta delle parole, il ritmo delle frasi, la punteggiatura che modula la voce, è a questo punto che il lettore inizia a sentirci.
Vi faccio un esempio perché la scelta della punteggiatura non è un esercizio tecnico, è modulazione della voce; ecco come tre frasi identiche possono assumere tre personalità diverse:
Con le virgole rallento:
«Sono andata in libreria, che è sempre affollata, a comprare un libro.»
Con i trattini accelero il ritmo:
«Sono andata in libreria - che è sempre affollata - a comprare un libro.»
Con le parentesi creo intimità:
«Sono andata in libreria (che è sempre affollata) a comprare un libro.»
Stesso contenuto, tre voci differenti, per non parlare di quando una virgola cambia anche il significato! 😉
È esattamente questo che crea connessione autentica su Substack.
Non la frequenza di pubblicazione o la lunghezza del testo, ma la voce che il lettore sente mentre ti legge.
Quando la voce accompagna le parole, nasce una relazione che trasforma ciò che leggi in un contatto reale, quando invece la voce manca, il testo si riduce a un’informazione e oggi l’informazione è ovunque e vale pochissimo.
La domanda su cui continuo a rimuginare, e su cui adesso farò rimuginare anche te, se usi la lettura veloce, è: silenziando la nostra voce mentale durante la lettura, quanti incontri abbiamo sacrificato pur di essere rapide, produttive ed efficienti?
Ricorda che ogni volta che torni alla scrittura lenta, alla revisione, alla cura della punteggiatura, recuperi un pezzo di quella voce che ti permette di essere davvero riconoscibile, e su Substack questo è ancora più evidente: le persone non restano perché pubblichi con regolarità, ma perché si sentono accompagnate da una voce che riconoscono.
Facciamo cose insieme:
Il prossimo weekend sarò all’evento “A Natale libri per te”, se ci sei scrivimi che chiacchieriamo dal vivo!
Il 4 dicembre alle 12:00 ci sarà la nostra Masterclass annuale su come esserci e crescere su Substack il prossimo anno e questa edizione è più importante che mai: il 2026 sarà l’anno di Substack!
In queste ultime settimane non ti ho condiviso link di cose curiose trovate online e consigli di visione/lettura/ascolto, quindi preparati che la prossima settimana sarà una newsletter piena di spunti che ho messo da parte in questi ultimi mesi!












