Ciao e buona domenica!
Molte di voi mi hanno scritto per chiedermi di approfondire una frase che ho condiviso domenica scorsa nella newsletter: “Sono libera di decidere di lavorare dopo le 11 e dopo le 21, per assecondare la mia cronobiologia, di pianificare il mese seguendo il mio sistema neuroendocrino invece che il calendario gregoriano”, e oggi voglio parlarne con voi non solo guardando alla scienza che sta dietro questi concetti, ma anche offrendovi uno strumento concreto per applicarli.
Nel 2017 una ricerca sui ritmi circadiani ha vinto il Premio Nobel per la medicina, assegnato a Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young per aver svelato i meccanismi molecolari che regolano gli orologi biologici negli organismi viventi, una scoperta che ancora oggi costituisce la base di quello che chiamiamo cronobiologia. Negli anni successivi questi studi non si sono fermati e, anzi, continuano a offrire nuovi spunti per capire come il nostro corpo organizza l’energia, l’attenzione, il metabolismo, etc…
Approfondiamo un po’: quello che chiamiamo ritmo circadiano è un ciclo biologico di circa 24 ore che coordina processi fisiologici fondamentali, dal ciclo sonno-veglia alla secrezione ormonale (come cortisolo e melatonina), dalla temperatura corporea alla regolazione dell’appetito e dell’energia ed è sincronizzato, principalmente, dalla luce naturale, ma, per funzionare al meglio, richiede coerenza tra ambiente e segnali biologici.
Quando questo sincronismo si perde, per esempio per esposizione prolungata alla luce artificiale o lavori che ci costringono a stare svegli quando dovremmo dormire, compaiono sintomi come stanchezza continua, difficoltà di concentrazione, alterazioni del metabolismo e cali di energia, che non sono segnali di un fallimento personale ma il modo che ha il nostro corpo di dirci che non stiamo rispettando il nostro orologio interno.
Nella cronobiologia si parla spesso di cronotipo, ovvero la preferenza individuale per determinati orari di attività e veglia: i “Gufi” - io 🙋🏻♀️ - tendono ad avere picchi di energia più tardi nella giornata, mentre le “Allodole” più presto al mattino - citando Shakespeare: Romeo: “Era l’allodola, messaggera del mattino”
Questa diversità non è una predisposizione psicologica ma una differenza biologica, radicata nei nostri orologi interni, e insistere perché tutti si adattino a orari standard senza considerare queste differenze può essere controproducente, spingendo molte persone a lottare contro il proprio corpo anziché viverci in armonia.
Oggi sappiamo anche che oltre ai ritmi circadiani esistono altri cicli temporali biologici: i ritmi ultradiani, che si ripetono più volte nello stesso giorno e scandiscono, ad esempio, le fasi di maggior e minor attenzione e performance mentale (come oscillazioni di circa 90-120 minuti nell’attenzione) e i ritmi infradiani, che si estendono oltre le 24 ore e includono fenomeni come i cicli stagionali e, per le persone con una fisiologia femminile, il ciclo ormonale di circa 28 giorni.
Anche se i ritmi ultradiani e infradiani non sono ancora oggetto di studi così noti come quelli sul ritmo circadiano, la ricerca li riconosce come parte integrante del nostro tempo biologico e sostiene che influenzino in maniera significativa il nostro livello di energia, l’umore e la capacità cognitiva.
Questo significa che guardare alla produttività solo attraverso lenti esterne come orari di lavoro prestabiliti o “best practice” standardizzate ci fa perdere di vista la complessità dei nostri ritmi interni e può portarci a credere che svegliarsi alle cinque del mattino sia la chiave universale per la produttività quando, invece, sono solo l’ennesimo modo in cui ignoriamo la scienza biologica dei cronotipi, trasformando quello che è un modello di efficacia per alcuni - allodole - in una fonte di stress per tutti gli altri.
Per questo, quando parlo di pianificazione e produttività con le mie clienti, suggerisco di partire dalla consapevolezza dei propri ritmi biologici e di costruire l’agenda non attorno al tempo esterno, ma attorno al proprio “tempo interno”: mettere gli impegni più importanti nei momenti in cui il corpo e la mente sono naturalmente più predisposti alla concentrazione e alla creatività e riconoscere quando è fisiologico rallentare anziché forzarci a fare qualcosa che non sarà mai fatto al meglio in quel determinato momento.
Se hai una fisiologia femminile, conoscere il tuo ciclo mestruale diventa davvero un superpotere nella vita lavorativa e personale: le fasi ormonali, infatti, influenzano non solo umore ed energia ma anche memoria, linguaggio, capacità analitiche e creatività.
Quando impari a riconoscere in quali giorni sei più analitica, in quali più visionaria, in quali più portata alla comunicazione e in quali invece hai bisogno di silenzio e confini, smetti di chiederti cosa c’è che non va in te e inizi a chiederti come puoi organizzare meglio le tue giornate, nel pieno rispetto del tuo corpo.
Alla luce di tutto questo ho deciso di condividere con le persone abbonate alla newsletter tutti gli studi e gli approfondimenti che dal 2019 a oggi ho fatto, e poi applicato, sulla realizzazione di una produttività non lineare, più consapevole, più rispettosa dei ritmi reali, meno performativa e molto più sostenibile.
Da giovedì, le persone abbonate alla newsletter riceveranno contenuti dedicati alla Non Linear Productivity: parleremo di tempo biologico, di pianificazione che non segue solo il calendario ma il sistema nervoso, di lavoro che tiene conto dell’energia e non solo delle scadenze e molto altro...
Se questo tema non ti interessa ti basterà andare qui: elisascagnetti.substack.com/account e disattivare le notifiche di “Non linear productivity”
Se, invece, senti che è proprio quello che ti serve in questo momento, puoi abbonarti da questo link: https://elisascagnetti.substack.com/subscribe
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Weekly Substack tip
Questa settimana la tip nasce da una domanda che mi è arrivata in inbox e che è uno dei punti meno chiari di Substack per chi inizia, e a volte anche per chi è già dentro: la differenza tra Sezione e Pubblicazione.
Non basta una tip per spiegare nel dettaglio, infatti martedì in Grow on Substack arriva una spiegazione molto più approfondita, con una strategia pratica da applicare subito (se vuoi riceverla, iscriviti qui: elisascagnetti.substack.com/subscribe).
Qui, invece, voglio chiarirti bene la differenza e darti un criterio semplice per decidere.
Cos’è una Sezione
Una sezione è come una “stanza” dentro la stessa casa: resta tutto nello stesso progetto, stesso brand, stessa relazione, stessa community.
In pratica, una sezione:
vive dentro la tua pubblicazione principale
ha un tema o formato specifico (per esempio: “dietro le quinte”, “risorse”, “case study”, “diario di viaggio”, “Q&A”)
ti aiuta a segmentare i contenuti senza dividere il progetto
Cos’è una Pubblicazione
Una pubblicazione è un’altra casa: è un progetto separato, con un’identità propria, un archivio proprio e implica spesso una gestione più impegnativa.
In pratica, se crei una nuova pubblicazione:
stai creando un nuovo feed e un nuovo archivio
chiedi alle persone una nuova iscrizione
se è a pagamento, spesso chiedi un altro pagamento
stai costruendo un posizionamento separato
ti ritrovi a gestire due community distinte, anche se in parte si sovrappongono
Come decidere tra una nuova sezione o nuova pubblicazione
Ha senso una Sezione se:
il punto di vista di fondo è lo stesso
vuoi che le persone paghino una sola volta
sai che non interesserà a tutte, ma a una parte sì
stai testando una direzione o un formato
la relazione con chi legge resta la stessa
Ha senso una nuova pubblicazione se:
il pubblico è davvero diverso
la proposta di valore è autonoma
potresti venderla separatamente senza esitazioni
puoi sostenerla con continuità
Una domanda utile è questa: “se una persona paga volentieri per quello che scrivo ora, ha senso chiederle di pagare per una seconda pubblicazione?”
Se la risposta è no, probabilmente non ti serve una nuova newsletter, probabilmente ti serve una sezione fatta bene, e una strategia chiara per farla funzionare, che infatti ti mando martedì in Grow on Substack, iscriviti qui per riceverla: elisascagnetti.substack.com/subscribe
Nuovi contenuti pubblicati in settimana
In queste settimane ho pubblicato:
oltre a un nuovo post della rubrica “Appunti di lettura”
Qui, come sempre, i contenuti evergreen che aggiorno regolarmente:
Substack “dalla A alla Z” quello che ti serve sapere per usare bene Substack, come vedrai ci sono ancora dei contenuti da inserire, ma molte analisi, consigli pratici, esempi reali e link alle risorse fondamentali sono già presenti!
Il mio Framework che ho presentato anche nella Masterclass su come crescere su Substack nel 2026 e che uso nelle sessioni individuali.
Cosa leggere
Fatti un regalo e leggi: “Quello che possiamo sapere” di Ian McEwan.
È un romanzo che usa il futuro per fare una domanda molto presente: “Cosa succede quando tutto ciò che produciamo, messaggi, mail, tracce emotive, resta accessibile per sempre, ma il senso di quelle tracce no?”
McEwan immagina un mondo post-disastro che ha salvato i dati ma perso il contesto, e ci mette davanti a un paradosso scomodo: sapere tutto non significa capire di più, anzi, può diventare una forma raffinata di voyeurismo morale.
È un libro su ciò che resta sommerso, sull’illusione che la verità sia archiviabile e sul fatto che anche l’opera più celebrata nasce spesso da una zona opaca, privata, contraddittoria, che nessun database potrà mai restituire davvero.
Fatti un altro regalo e leggi anche il saggio di Vittorio Lingiardi, “Farsi male. Variazioni sul masochismo”.
Non è un manuale sul dolore - giuro!
È un’esplorazione delle nostri luoghi interiori più nascosti, dove il sabotatore interno e i sensi di colpa, ci fanno tornare a relazioni sbagliate e dinamiche tossiche che non sappiamo riconoscere o che scegliamo pèer abitudine al dolore .
Lingiardi ci fa vedere il nostro masochismo come un fenomeno quotidiano invitandoci a interrogarci sul perché, a volte, è più facile restare nel dolore.
Cosa ascoltare
Questo weekend mi immergerò nell’ascolto dei nuovi podcast di Matteo Caccia: “Echo - quello che rimane” e Pablo Trincia: “Un avvertimento prima di iniziare”, settimana prossima ve ne parlo!















