Chiacchiere con Elisa
Chiacchiere con Elisa Podcast
Chiacchieriamo di illusioni, controllo e perfezionismo
0:00
-9:36

Chiacchieriamo di illusioni, controllo e perfezionismo

Oltre a consigli di lettura e Substack tips!

Se oggi ci vedessimo per il brunch ti chiederei: “Ma tu come stai? Perché io non ce la faccio più!” Vivo tra la forza esplosiva della rabbia e quella implosiva dello sconforto, alla continua ricerca del punto d’equilibrio tra il dovere di informarsi e il diritto di metterci in pausa dalle notizie, di restare lucida e umana davanti a quello che succede nel mondo tenendo insieme anche quello che succede nella mia testa.

Ieri ho lasciato la Sicilia dopo più di quaranta giorni e quello che più ho notato in queste settimane è stata la distanza sempre più evidente tra la bontà concreta delle persone incontrate dal vivo: disponibilità, affetto, presenza… e l’odio che leggo online, la ferocia per me inspiegabile di gesti senza senso, unita al bisogno costante di prendere posizione su tutto, come se fossimo obbligati ad avere un’opinione, ovviamente polarizzata, su ogni cosa.

Questa frattura non è solo sociale e globale, mi sto accorgendo che è sempre più comportamentale e privata e si allarga a ambiti diversi: lavoro, viaggi, ogni tipo di scelta e ogni modo in cui decidiamo di vivere il nostro tempo sembra dover sempre essere oggetto di giudizio da parte di qualcuno.

Un anno fa ero ancora più stanca di oggi, per anni mi sono ostinata a tenere tutto insieme - vita privata, lavoro, informazioni, obiettivi, piani, valori... - a fare le cose “nel modo giusto” cercando di non perdere i pezzi per strada e senza mollare mai il controllo.

A distanza di un anno, da quel “Sapete che c’è? Compro un camper e mi giro l’Europa!” posso dirvi con una certa sicurezza che pretendere di avere il controllo su tutto è un dei nostri più grandi problemi, se non IL problema, quindi oggi vi racconto come sto gestendo l’impossibilità di controllare tutto!

Prima cosa ho smesso di credere che “se faccio tutto bene, se controllo tutto, se mi riempio di checklist, piani d’azione, contenuti, kpi, allora nulla potrà andare storto”. Sicurezza e controllo non sono la stessa cosa e ho notato che spesso il controllo è solo paura ben organizzata.

Nel viaggio lo noto tantissimo, organizzare a priori gli spostamenti mi portava a pensare più al rispetto della tabella di marcia che non a vivermi i luoghi, così ho smesso di fare piani a breve termine, nei prossimi mesi so solo che sarò a Peccioli a fine marzo e al concerto dei Subsonica il primo aprile, in mezzo mi fermerò dove sentirò di stare bene e ripartirò quando sentirò nel corpo di desiderare qualcosa di diverso.

Nel lavoro succede la stessa cosa, quindi smetti di rincorrere ciò che funziona sulla carta e inizia a chiederti cosa è davvero gestibile e sostenibile oggi per te: clienti, ritmi di lavoro, progetti… Se ti serve pianificare un minimo indispensabile fallo, ma sempre pensando di dover gestire quelle attività nel tuo momento psicofisico peggiore, e non quando sei al top, così sarà sempre tutto sostenibile!

La seconda cosa che cambia è il rapporto con l’imprevisto: quando togli il controllo, l’imprevisto smette di essere qualcosa da scongiurare e impari a considerarlo come un’informazione.
Quando passi da “se quella cosa andrà male” a “quando quella cosa andrà male” - concetto preso in prestito dalla vita in camper che mi ha insegnato che non è “se quella cosa si romperà”, ma “quando quella cosa si romperà” - inizierai a prevedere l’imprevisto e prepararti prima per gestirlo al meglio.

Hope for the best, plan for the worst


Non fraintendermi, non è pessimismo, giuro, sono tra le persone meno pessimiste che conosca, ma potremmo chiamarlo realismo operativo e questa consapevolezza, paradossalmente, abbassa l’ansia: smetti di vivere per evitare l’imprevisto e inizi a prepararti a gestirlo.

E qui arriviamo al terzo punto: il perfezionismo e a chi ancora si ostina a giustificarlo raccontandosi che “il perfezionismo è amore per il lavoro fatto bene”, no, my darling, il perfezionismo, al massimo, è una forma elegante di rinvio:
“non è pronto”,
“devo ancora sistemare”,
“non è il momento giusto”.
tutte frasi che possiamo tradurre con: “se non lo faccio, non posso sbagliare”.

Molte delle clienti con cui lavoro mi dicono di essere stanche, e appena andiamo un po’ più a fondo scopro che lo sono perché si ostinano a fare tutto perfettamente: se le senti parlare ogni scelta deve essere quella giusta, ogni progetto definito in ogni dettaglio, ogni momento della giornata perfettamente incastrato nell’agenda, per non parlare della vita privata, pensare alla spesa, a fare i conti a fine mese, alla casa al mare, ad avere un figlio e un cane, ed affrontare suocera, cognato, nipoti, parenti, tombole a Natale, mal di testa ricorrenti… (vi lascio 10 secondi per finire il ritornello).

Ma vivere, lavorare, viaggiare sono sistemi vivi che agiscono in un mondo non solo sempre in cambiamento, ma in un cambiamento del tutto imprevedibile e non possiamo pensare di tenere tutto sotto il nostro controllo costante.

Ma anche qui attenzione, togliere il controllo non significa vivere nel caos, significa vivere nel caso, nel “mi sono impegnata per farlo al meglio e ho calcolato come affrontare tutte le possibili sfighe, detto questo, sticazzi!” Non è che vivere in camper mi ha resa più zen, ma sicuramente mi ha fatto vedere dove continuavo ad agire per abitudine e per paura del “e se poi…?”

Vale per i luoghi.
Vale per il lavoro.
Vale per come occupi la tua attenzione in un mondo che ti chiede costantemente di essere reattiva, invece che centrata su cosa è sotto il tuo potere e responsabilità - su questo sto ancora lavorando.

Se ti va, scrivimi nei commenti o in privato i tuoi pensieri a caldo e cerchiamo insieme di uscire mentalmente intere da tutto quello che succede!

Devo ancora imparare un sacco di cose, ma una certezza ce l’ho: in camper il nastro americano argentato è la soluzione all’80% dei problemi.

Weekly Substack tip

Uno sfogo prima di iniziare

Attenzione: contiene parolacce ed è uno sfogo - da prendere come sfogo! - che riguarda la piattaforma Substack e alcune dinamiche che sto vedendo al suo interno ormai da qualche mese.
0:00
-5:03

Lo sai che puoi usare un dominio personalizzato al posto di “substack.com”?

Capiamo cosa fare dal punto di vista strategico, prima che tecnico: se sei all’inizio su Substack e il tuo posizionamento è ancora in divenire, ha molto più senso restare su .substack.com, preceduto da - idealmente - il tuo nome (qui dipende dal perché sei su Substack, ma dovremmo valutare mille varianti troppo soggettive).
Quando una persona ti scopre, magari attraverso un post, una citazione o un commento a una conversazione, raramente va a cercare il titolo della tua newsletter, è più facile che cerchi te e voglia seguire te, più che il tuo progetto, almeno all’inizio.

In questa fase, quindi, il dominio nativo non è un limite, è una scorciatoia cognitiva: ti rende più riconoscibile, più trovabile e ti permette di rimandare una decisione identitaria finché non hai le idee più chiare.

Se invece hai già tutto chiaro e sai che vuoi il tuo dominio personalizzato su Substack qui trovi come configurarlo.

Cosa leggere

Se noti in questa newsletter un umore meno entusiasta del solito è perché sto scrivendo dopo aver finito “L’ora dei predatori: il nuovo potere mondiale visto da vicino” di Giuliano da Empoli. Parla di politici spregiudicati che conosciamo bene, di miliardari tech, ma anche dei Borgia, Machiavelli e principi arabi.

Un altro libro che ha influenzato le riflessioni sulla fatica del tenere tutto insieme che hai letto oggi (o ascoltato) sono state influenzate/ispirate/hanno preso forma nella mia testa, leggendo l’ultimo di Daria Bignardi “Nostra solitudine”. Altro libro molto molto bello che ti consiglio.

Nuovi contenuti pubblicati in settimana

Questa settimana ho scritto molto, ma pubblicato poco, ho tante cose da rivedere, arrivo in Calabria e mi ci metto. Intanto qui trovi Le 5 scelte editoriali che rendono Substack sostenibile nel tempo.

Qui invece i contenuti evergreen che aggiorno regolarmente:

Substack “dalla A alla Z” quello che ti serve sapere per usare bene Substack, come vedrai ci sono ancora dei contenuti da inserire, ma molte analisi, consigli pratici, esempi reali e link alle risorse fondamentali sono già presenti!

Il mio Framework che ho presentato anche nella Masterclass su come crescere su Substack nel 2026 e che uso nelle sessioni individuali.

Discussione su questo episodio

Avatar di User

Assolutamente, procediamo.