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Chiacchieriamo del futuro dei media
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Chiacchieriamo del futuro dei media

ascolta anche la versione audio, che trovi qualche dettaglio in più!

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e adesso, chiacchieriamo del futuro dei media

Ciao,
in questi giorni sono a Verona come speaker al WordCamp Verona 2025, dove porto un tema che mi sta particolarmente a cuore: Nomadi digitali e lavoratori da remoto, strategie, strumenti e modelli di business”.

Tra un talk e l’altro, confrontandomi con altri professionisti del digitale, è emerso un punto che ritorna sempre più spesso nelle nostre conversazioni: il futuro dei media. Dove ha senso investire davvero tempo e risorse? Quali canali restano centrali e quali rischiano di diventare solo rumore di fondo?

Oggi una newsletter un po’ più breve e più tecnica rispetto al solito e la voglio iniziare con un punto abbastanza certo: il futuro dei media non è una piattaforma, è un ecosistema i cui punti fermi, condivisi di recente anche da Scrolling Infinito, saranno:

  • YouTube è la nuova TV: se vuoi, potenzialmente, la massima diffusione possibile, il video resta il canale più potente per discovery.

  • Podcast è la nuova radio: ottimo per entrare nelle routine delle persone, ma funziona davvero se parte dal video (video-podcast → audio).

  • Newsletter è la nuova rivista: il cuore della fidelizzazione, ma solo se vive in casa tua, dentro un sistema proprietario (CRM, segmenti, dati tuoi).

Il resto? Social, ads, piattaforme nuove: utili come supporto, ma non il centro della strategia.

Substack sì, ma…

È un ottimo trampolino: ti fa scoprire e ti dà un ingresso, ma non può diventare la tua unica casa, perché non offre gli strumenti di gestione e automazione che servono davvero.
Per questo serve esportare i dati regolarmente e avere un CRM tuo: indipendenza e protezione non sono opzionali.

Il fattore decisivo: la voce

Puoi usare tutti gli strumenti del mondo, ma se la tua voce resta anonima, i contenuti si perdono nel rumore. Non serve parlare di tutto: serve dire qualcosa di tuo, riconoscibile, che dia un motivo per restare.

E l’AI?

Non è un nemico, ma un acceleratore:

  • ti alleggerisce la produzione (trascrizioni, sintesi, clippaggio),

  • moltiplica la distribuzione (note, caption, formati),

  • ti aiuta a segmentare e personalizzare senza team enormi.

In pratica, libera tempo perché tu possa concentrarti sulla parte che nessuno può sostituire: la tua voce.

Un esempio di parte operativa

Quello che segue non è un modello universale, ma un esempio che ho ipotizzato per mostrarti come i principi possono trasformarsi in azioni concrete. Ogni professionista, però, dovrebbe personalizzarlo in base al proprio business, al pubblico che vuole raggiungere e al tempo (o budget) che ha a disposizione.

  1. Architettura su tre livelli

    • Discovery: YouTube, un episodio settimanale di 20-30 minuti, da cui ricavare clip brevi.

    • Continuità: Podcast audio derivato dal video, distribuito ovunque.

    • Fidelizzazione: Newsletter proprietaria dentro un CRM, con segmenti mirati.

  2. Gestione dati e rischi

    • Esportare mensilmente i contatti da Substack.

    • Conservare un backup sicuro e avere un dominio proprio.

    • Creare tag e segmenti per comunicare in modo più personale.

  3. Flusso editoriale settimanale

    • Lunedì: registrazione del video-podcast.

    • Martedì: pubblicazione su YouTube, con descrizione e capitoli.

    • Mercoledì: rilascio audio + show notes.

    • Giovedì: 3 clip brevi.

    • Domenica: newsletter free con punto di vista, martedì versione premium con strumenti pratici.

  4. KPI utili

    • Discovery: % spettatori che arrivano al 50% del video, iscrizioni per 1000 view.

    • Audio: ascolti completi, crescita iscritti.

    • Mail: tasso di apertura segmentato, click su offerte, conversioni reali.

  5. Allocazione risorse

    • 50% produzione video-podcast

    • 20% newsletter e CRM

    • 15% distribuzione clip

    • 10% community e ospiti

    • 5% sperimentazione

In altre parole: questa è una cornice di riferimento, non è detto che il tuo canale principale debba essere YouTube, o che tu abbia tempo di fare un podcast settimanale. Quello che conta è capire come tradurre i principi - discovery, continuità, fidelizzazione - nel tuo contesto specifico.

Il futuro dei media non è scegliere un canale, ma costruire un ecosistema ibrido:

  • YouTube/social per farti trovare,

  • Podcast per entrare nelle abitudini,

  • Newsletter proprietaria per coltivare la relazione.

Tre livelli che si nutrono a vicenda: ti danno visibilità, profondità e fiducia.

Domanda per te: qual è oggi il tuo canale principale e, soprattutto, come lo stai adattando alle tue risorse, al tuo pubblico e ai tuoi obiettivi?

Se non riesci a rispondere in tre frasi, forse non hai ancora una strategia: hai solo un’abitudine mascherata da scelta.

Per oggi è tutto, ti auguro una meravigliosa domenica e ci vediamo tra una settimana!
Con gli iscritti a pagamento, invece, ci vediamo martedì per parlare di presenza online su LinkedIn!

Divertiti e fai cose belle
Elisa

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Assolutamente, procediamo.