Sono a Praga da qualche giorno e, tra una visita al museo di Kafka e un caffè in un piccolo bar immerso nei libri, mi ritaglio qualche ora davanti al computer: sto preparando settembre come si prepara un trasloco: via quello che non serve, dentro solo ciò che ha portato risultati e, mentre lavoro, mi rendo conto che quest’anno alla mia estate manca qualcosa.
Negli altri anni, in questo periodo, avevo sempre quella sensazione di logorio silenzioso, un misto di ansia e stanchezza, che si infilava tra una to-do list e un aperitivo all’aperto; quest’anno no, e se fossi una persona meno curiosa, potrei anche fermarmi qui e dirmi: “Brava Elisa, niente ansia da primo di settembre questa volta!”, e invece figuriamoci se non vado a studiarmi pure quello che non ho!
Ho scoperto che quest’anno mi manca il burnout estivo!
Andando a cercare e ricercare ho scoperto che il burnout estivo non c’entra con il “non fare abbastanza” - come pensavo io, ma quasi sempre con l’esatto contrario: facciamo troppo, nel modo sbagliato, nel momento sbagliato, con l’energia sbagliata.
Ho capito che non è solo “stanchezza da caldo”, è quella sensazione di avere la testa piena e il corpo vuoto, di passare le giornate a fare cose senza energia, di arrivare a sera e dire: ma oggi cosa ho combinato?
Quest’anno mi sono organizzata diversamente e sento tantissimo la differenza.
Prima cosa: ho smesso di combattere il caldo e da quando ho lasciato l’Italia la temperatura massima che ho incontrato è stata, credo, di 27°; inoltre le ore centrali della giornata le uso per il cazzeggio, mentre il lavoro lo concentro la sera, quando la temperatura cala e io - avendo studiato a fondo la mia cronobiologia - so di essere più operativa.
Poi ho guardato il mio calendario e mi sono chiesta: cosa posso togliere? Cosa posso rimandare? Cosa anticipare?
Ho ridotto i progetti in corso, ho messo limiti chiari e mi sono inventata le “mezze giornate low-heat, low-load”: niente call, niente scadenze grosse, solo manutenzione leggera.
Sul lato pratico, ho iniziato a dire ai clienti in modo molto chiaro esattamente come lavoro in estate: tempi di risposta, fasce in cui non faccio call, cosa può slittare e cosa no. Sembra banale, ma ridurre le incomprensioni toglie un sacco di stress.
E poi occhio ai segnali: se per più di due settimane ti senti giù, ansiosa, non dormi bene o ti svegli già stanca, non aspettare di “vedere se passa”; affronta la situazione.
Io mi faccio anche una mini-checklist ogni tanto:
Dormo almeno 8/9 ore?
Ho solo 1-2 progetti chiave attivi?
Ho messo confini chiari con clienti e collaboratrici, ma anche con amici e parenti?
Ho almeno tre giornate off a settimana?
Quanto ci metto ad addormentarmi?
Come sta il mio sistema nervoso?
Ti assicuro che già solo tenere d’occhio queste sei cose può fare la differenza tra arrivare a settembre esausta o serena e ricaricata!
Adesso tocca a te, fatto il check?
Come stai?
Se ti stai rendendo conto di non dormire abbastanza, avere meno pazienza o meno chiarezza, tranquilla, non sei tu, non è pigrizia, non è mancanza di motivazione: è che l’estate, con il suo caos silenzioso, ti ha tolto pezzi di fondamenta senza che te ne accorgessi.
Attenzione però: se lasci tutto com’è, settembre arriva e ti travolge.
Per questo, quest’anno, ho deciso di aiutarti a tornare operativa con lentezza: mentre tagliavo, riallineavo e sceglievo cosa tenere e cosa lasciare andare, ho pensato che sarebbe stato bello farlo anche insieme a te.
Ho preparato un percorso gratuito di 14 giorni - dal 18 al 31 agosto - per arrivare a settembre con le idee chiare e l’energia giusta, niente corse, niente ansia, niente burnout.
Lavoreremo su priorità reali, carico sostenibile, calendario, offerte e comunicazione.
Poche cose, ma fatte bene.
Se vuoi una guida che ti accompagni passo passo, una persona che sa quando spingere e quando dirti “oggi basta così”, iscriviti al percorso, iniziamo domani!
Ti aspetto lì!












