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Chiacchieriamo di cosa ci aspetta a Settembre sui social
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Chiacchieriamo di cosa ci aspetta a Settembre sui social

...oltre a idee, strategie e appuntamenti!

Ciao meraviglia,

eccoci qui, è domenica e mi piace pensare che tu stia leggendo queste righe mentre ti godi un caffè filtrato o un cappuccino cremoso durante il brunch.

Questa newsletter è il nostro momento per chiacchierare, confrontarci e lasciarci ispirare prima di ripartire con la settimana.

Sei tra le oltre 8.000 persone iscritte a questa newsletter e non posso che dirti grazie! Ogni volta che mi dedico alla lettura, allo studio e alla scrittura di questi contenuti, il mio obiettivo è offrirti qualcosa di veramente utile e interessante. Spero che tu stia trovando valore in ciò che condivido!

A proposito, se tu o la tua azienda foste interessati a farvi conoscere da un pubblico di liberi professionisti, imprenditori e lavoratori da remoto (o magari conosci qualcuno che potrebbe esserlo), ti invito a dare un’occhiata alle opportunità di sponsorizzazione per il 2025. Potresti pensare di presentare il tuo brand/evento/freebie nella newsletter, per entrare in contatto con persone che potrebbero essere davvero interessate a quello che offri. Trovi tutte le informazioni qui!

e adesso, Chiacchieriamo di cosa ci aspetta a Settembre sui social

Settembre porta sempre quell’aria di nuovo inizio, quante volte ci siamo detti:
“Da adesso userò meglio i social… scriverò di più, posterò di più, produrrò più contenuti”?

Anch’io ci sono cascata, ricordo un settembre di qualche anno fa: agenda nuova, mille post-it colorati e una tabella di marcia che sembrava il piano strategico di una multinazionale, peccato che dopo una settimana passata a programmare contenuti mi sono ritrovata davanti allo schermo con la sensazione di stare solo aggiungendo altre parole al rumore di fondo già esistente.

Diciamocelo apertamente, non è la quantità di contenuti a mancare, il problema è che nell’80% dei casi sono tutti uguali: stessi trend, stesse frasi, stessi caroselli...

Quindi su cosa lavorerò con le mie clienti da domani?

Partiamo da ciò che dicono i report di settore: non sono i contenuti generici a fare la differenza, ma quelli capaci di comunicare in modo personale e autentico (torniamo sul concetto di autentico più avanti), quelli che riescono a bloccare il tuo scrolling.

I report di settore sono chiari: non devi più pubblicare contenuti a raffica, ma creare esperienze personalizzate e autentiche.

Basta un dato per capirlo: il 71% di chi sta sui social si aspetta che il creator ne comprenda i bisogni e lo coinvolga in modo quasi personale.
Quando questo non accade, il 76% degli utenti si sente frustrato.


Inoltre, l’86 % delle persone oggi fedeli a un brand lo è perché percepisce un senso di autenticità dell’azienda quando comunica online.

Anche nel mondo degli influencer qualcosa sta cambiando: i micro-influencer, con il loro stile meno patinato e più vicino alla vita reale, riescono a costruire relazioni più autentiche e significative sul lungo periodo.

Qui le fonti:
eCommerce Academy+3YM!+3NOOO Agency+3
McKinsey & Company
foleon.com
NOOO Agency+2YM!+2

Voltiamo lo sguardo indietro per un attimo, negli ultimi anni abbiamo assistito a una trasformazione evidente: il content marketing non è più quello dei “bei tempi andati” in cui bastava infilare qualche keyword nei testi o replicare lo stesso post su tutti i social.

Google ha cambiato le regole con lo Zero Moment of Truth: le persone cercano, confrontano, vogliono capire prima di acquistare. Questo ha reso indispensabile la SEO, ma non più la SEO “vecchio stile” fatta di keyword e la giusta sequenza di Titoli, oggi sia Google che il pubblico, premiano contenuti di qualità, pertinenti, scritti da persone reali e con una prospettiva unica e originale.

A questo si è aggiunta la rivoluzione dei social media: il passaggio da
- una ricerca “focalizzata”: vado su Google a cercare quella cosa precisa
- a un consumo “passivo”: scrollo e trovo contenuti che mi raggiungono senza averli cercarti.

È qui che i brand hanno iniziato a produrre contenuti brevi, shareable, veloci, ma inevitabilmente spesso vuoti, imprecisi, superficiali.

E allora che direzione prendiamo?

Meno contenuti di massa, più contenuti personalizzati, immersivi e utili, che tradotto in modo pratico significa:

  • Video verticali: Reel, TikTok, Short, che ci piaccia o no i video sono il formato con il ROI più alto e la tendenza non accenna a fermarsi.
    Attenzione però, non basta “esserci” su TikTok o IG: servono video che portino valore, che avviino conversazioni, che costruiscano relazioni.

  • Esperienza mobile-first: nel 2024 il 95% delle ricerche è avvenuto da telefono. Se il tuo sito non è ottimizzato per smartphone, stai perdendo una marea di opportunità.

  • Contenuti interattivi: sondaggi, box domande, tutti quegli strumenti che trasformano un osservatore passivo in qualcuno che partecipa attivamente al contenuto.


Infine parliamo dell’elefante nella stanza: l’Ai!

Oggi possiamo accelerare i processi e risparmiare un sacco di tempo, ma il rischio è di produrre valanghe di contenuti senz’anima che vengono sia penalizzati da Google, se l’AI è low-quality, che dal pubblico che se ne accorge al volo.

Quindi, usare o non usare l’Ai?

Se non usi l’IA sei antiquato, ma se la usi ti dicono che non vali nulla, se la usi di nascosto sei un’impostore.
Insomma: “damned if you do, damned if you don’t”!

Io, da brava early adopter, mi ci sono buttata subito. Ricordo ancora i primi corsi infiniti, a orari improbabili per colpa dei fusi orari dei docenti e ricordo quando ho imparato davvero come si scrive un prompt e mi sono ritrovata con un assistente “onnisciente”, sempre disponibile, pronto a rispondere a tutto, anche se - molto più di oggi - ogni tanto sembrava sotto l’effetto di funghi allucinogeni!

Una delle prime cose che ho imparato (durante un corso seguito all’una di notte con un docente dall’India) è stato un cambio di prospettiva radicale: dal pensiero “Oddio, ora farà tutto al posto mio” a “Oddio, ora mi tocca imparare a parlargli”.

Oggi, a distanza di anni da quel primo accesso a ChatGPT nell’inverno del 2022, mi accorgo che per molte mie clienti il problema non è la tecnologia in sé, ma lo sguardo con cui veniamo “giudicate”, quando la usiamo.

Questa sensazione ha trovato anche riscontro in uno studio recente sul competence penalty nell’uso dell’IA pubblicato sull’Harvard Business Review, condotto su 1 026 ingegneri che ha scoperto come il contesto di produzione di un codice influisca sulla percezione della competenza dell’ingegnere stesso.

Anche quando il codice era identico, il giudizio variava notevolmente a seconda delle condizioni dichiarate:

  • In media, il codice ritenuto scritto con l’aiuto dell’Ai riceve valutazioni di competenza inferiori del 9 % rispetto a quello ritenuto scritto senza Ai.

  • Quando si sapeva che era scritto da una donna, la penalizzazione saliva al 13 %, contro il 6 % per un uomo - benvenuti nel nostro mondo ✌🏼!

  • E poi dato più eclatante: se i valutatori erano uomini che non usavano l’Ai, la penalizzazione per una donna che l’aveva usata poteva arrivare fino al 26 % in più rispetto a un uomo per lo stesso identico lavoro.

Capite il paradosso?
Se non usi l’Ai rischi di restare indietro.
Se la usi, vieni percepita come meno competente.
Se la usi di nascosto, rischi l’etichetta di bugiarda.

Nel frattempo, io la uso ogni giorno!
Mi serve per fare brainstorming, per risparmiare tempo nelle ricerche, per testare idee che altrimenti rimarrebbero chiuse in un quaderno.
Non la uso per sostituirmi, ma per liberare spazio mentale.

Ovviamente non ho la risposta a tutte le domande esistenziali sull’Ai e nemmeno voglio che il mio modo di usarla sia sovraesteso a tutti, figuriamoci, ma una certezza ce l’ho: non è la tecnologia il problema.
Il problema è il contesto in cui la inseriamo, sono i bias che continuano a influenzare ogni giudizio e pensiero.

Credo che il punto non sia “Ai sì o Ai no”, ma con quale posizionamento scegli di raccontare il tuo lavoro, perché se la tua identità professionale è solida, se la tua voce è chiara e riconoscibile, allora l’Ai resta quello che è: un mezzo.

E qui la riflessione si allarga: quante volte ci siamo fatti frenare non dalla mancanza di strumenti, ma dalla paura del giudizio?

Io scelgo di usarla, ma a modo mio e di lavorare perché le donne non vengano penalizzate per il semplice fatto di innovare, perché la vera innovazione non è nello strumento che usi, ma nel modo in cui scegli di usarlo.

…e tornando all’identità professionale

Attenzione: parlare di “autenticità” non significa raccontare tutto o restare sempre uguali a sé stessi. Essere autentici vuol dire prendersi la responsabilità della propria evoluzione, decidere consapevolmente cosa condividere e perché.

Come scrive Andrea Giuliodori nel suo libro “La Svolta”, l’identità non è una fotografia immutabile: è un film di cui siamo registi e sui social questo diventa ancora più evidente, perché mostriamo solo una parte di noi, e va bene così, purché sia una scelta nostra e non paura del giudizio.

Autenticità è anche accettare che, cambiando, qualcuno si allontanerà, meglio perdere follower che nascondere chi sei davvero perché, se ci pensi, crescere vuol dire anche lasciare andare.
Ed è proprio lì che inizia il vero legame con chi resta, con chi ti sceglie non per chi eri ieri, ma per chi sei.

E poi c’è un altro aspetto: essere autentici non vuol dire neanche essere identici ovunque: siamo sfaccettati e in ogni contesto emergono parti diverse di noi. Io per prima con le clienti uso un tono, con gli amici un altro, sui social scelgo quali lati mostrare e quali tenere per me. Non è incoerenza è capacità di muoversi tra situazioni diverse restando fedeli a sé stessi, senza doversi rinchiudere in un’unica versione immutabile.

Essere autentici significa essere autori della propria vita, prendendo le redini e diventando registi della propria storia, piuttosto che rimanere statici.
Andrea Giuliodori


Il futuro del content marketing

Se dovessi riassumere il futuro del content marketing in una frase, direi:
non vince chi pubblica di più, vince chi crea contenuti che parlano in modo autentico, mirato e coinvolgente.

Non serve correre dietro all’ennesimo trend o pubblicare 20 post a settimana, serve imparare ad ascoltare, capire chi hai davanti e costruire contenuti che abbiano senso per loro.

Quindi sì, il futuro dei contenuti sarà meno “performance” e più relazione, meno quantità e più profondità, non il rumore di mille post tutti uguali, ma poche parole che arrivano a chi ha bisogno di sentirle.

Ciao, sono Elisa! Volevo salutarti e dare il benvenuto ai nuovi iscritti a questa newsletter.
Oggi ti ho parlato di cosa ci aspetta da settembre sui social, ma questa pubblicazione è molto versatile e non riesce a stare nei paletti di una sola area di interesse, quindi aspettati di tutto.
Cliccando qui trovi l’archivio.

Le nostre Chiacchiere della domenica sono e resteranno sempre gratuite, ma come forse sai, da quest’anno ho deciso di apportare un cambiamento rispetto ai contenuti che pubblicherò su Substack.

Trovo questo spazio un luogo dove il “rumore” dei social non è arrivato, dove ci si può confrontare e crescere insieme senza le dinamiche tossiche che vedo lì fuori.
Per questo ho deciso di dedicare a voi iscritti molti più contenuti di valore che possano avere un’utilità vera e che non siano effimeri come un reel su IG!

Se vuoi leggere/vedere/ascoltare tutti i miei contenuti, o anche solo supportare quello che faccio perché ti piace o ti sto simpatica ;), puoi abbonarti a questa pubblicazione a 5€ al mese o 50€ all’anno – meno di un cappuccino alla settimana!

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Da leggere

Quest’estate ho letto di tutto, da Alice Guerra a Lovecraft passando per Donato Carrisi, ma quelli che voglio consigliarti sono tre testi più business che ho adorato:

ARTICOLI:

Ho anche ripreso a scrivere sul blog dopo il WTF di Gemini schizzato in prima posizione. Ho parlato di Taylor (ovviamente!), ma anche di strategie digitali e Tono di voce del brand: TROVI TUTTO QUI!


Da vedere

Mi è tornato in mente mentre scrivevo la parte di newsletter sull’AI

Chi mi segue su Instagram sa che sono nel tunnel “La signora in giallo”, ho appena finito la stagione 1 di 12, diciamo che sto mettendo basi solide per la nuova serie con Jamie Lee Curtis nei panni di Jessica Fletcher, quindi non sono molto preparata sui consigli di visione questa settimana!
Recupererò!

Facciamo cose insieme

Annunciazione!
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Ho deciso di rendere di nuovo disponibili i miei percorsi individuali e per l’occasione vi ho riservato un prezzo speciale:

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From web with curiosity

Prenditi 5 minuti e scopri la storia di Kurt Vonnegut, mi ringrazierai e poi Elif Shafak la racconta in modo perfetto.

Qui Aidan Walker fa un interessante confronto tra McDonald’s e ChatGPT

Infine in questo carosello di Instagram Marketing Espresso ci racconta come i loghi delle serie televisive sono un’anticipazione di quello che ci aspetta!

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