Disclaimer: l’audio non è dei migliori, non ero molto in forma, avevo programmato di registrarlo prima, ma un temporale mi ha fatto saltare i piani.
…più in linea di così con l’argomento di questa newsletter non potevo essere!
Vi lascio audio del temporale in camper, anche per tutte quelle che
“come dev’essere romantico il rumore del temporale in camper!”
NO, NON LO È!
Qualche giorno fa un mio amico mi ha detto che sono una fervida rappresentante della teoria del caos di Ian Malcolm, e avrei mai potuto farmi scappare questo spunto per portarci tutte nel meraviglioso mondo di Jurassic Park?
Ovviamente no!
Ma prima qualche info:
💬 Perché la mia newsletter si chiama “Chiacchiere”: visto che spesso mi è stato chiesto, l’ho spiegato qui e ti avverto, dei due, tu sei quella che cucina in camper!
💻 Ho lanciato un nuovo progetto sulla produttività non lineare ed è gratuito per le abbonate a pagamento: Non Linear Productivity
🚐 Tra marzo e aprile sarò in Toscana e Piemonte, se sei in zona scrivimi che chiacchieriamo dal vivo!
🍻 Diventa partner di “Chiacchiere con Elisa”, scrivimi e parliamone!
C’è un errore che a volte potremmo fare quando parliamo di “lavoro creativo”, ma anche di business, di produttività o pianificazione: pensiamo che accettare il caos significhi rinunciare alla struttura, mentre in realtà è proprio il caos che ci invita a progettare sistemi che non crollino appena la realtà
…beh, fa la realtà!
Ed è qui che la teoria del caos citata più volte dallo scienziato Ian Malcolm in Jurassic Park diventa un altro modo di vedere come lavoriamo: Malcolm ci mostra come l’arroganza di sentirsi al sicuro dentro un modello diventa proprio l’innesco, il punto d’origine, del disastro e ce lo dice subito con una delle frasi più iconiche del film:
I vostri scienziati erano talmente preoccupati di capire se potevano farlo, che non si sono fermati a pensare se dovevano farlo.
Se proviamo ad applicare questa idea al lavoro creativo, ci accorgiamo di come la creatività soffochi dentro a una tabella di marcia che pretende regolarità e performance, la creatività sfugge al binomio ore lavorate = risultati.
La creatività funziona come un sistema complesso, come la teoria del caos raccontata da Malcolm:
Un piccolo cambiamento nelle condizioni iniziali può produrre variazioni enormi nel risultato finale.
Pensateci, a chi non è capitato di scrivere per ore concludendo nulla che ci piacesse davvero per poi trovarci a osservare un dettaglio, magari mentre portiamo fuori il cane o una frase ascoltata al volo, una domanda letta al momento giusto, un commento sarcastico di un amico e nella nostra mente parte un flusso di pensieri da cui esce l’idea che ci svolta la settimana.
Trattare la creatività come una catena di montaggio significa chiedere a un sistema vivo di comportarsi come una macchina, e sapete cosa succede a una sistema vivo che viene trattato come una macchina…?
Esatto!
Lo stesso vale per il business: il nostro lavoro vive di scelte, contesti, persone, timing, imprevisti, etc… quindi sarà inevitabile che a un certo punto sfuggirà al tipo di controllo che tanto ci piacerebbe avere quando pianifichiamo progetti e allineiamo agende.
Possiamo progettare, certo, dobbiamo - sono una strategist, non vivrei e non vivrebbero le mie clienti senza un progetto chiaro e definito - ma dobbiamo smettere di pensare alla progettazione come una certezza granitica che nessun evento futuro potrà modificare.
I nostri sistemi - lavoro, relazioni, vita, etc… - funzionano benissimo finché restano dentro parametri previsti, ma basta un nulla, basta una catena di micro-eventi impercettibili, fuori dal nostro controllo, fuori dal nostro spazio visivo, per farli saltare, perché sempre Ian Malcolm ci dice:
State costruendo un sistema che non potete controllare e non potete prevedere.
E a questo punto dovrebbe esserci chiara la differenza tra un business ottimizzato e un business in grado di resistere nonostante tutti i nonostante che si troverà ad affrontare proprio perché ha previsto l’imprevisto.
E lo so che adesso la tentazione è pensare: “Ok, Elisa, ho capito come funziona il lavoro creativo, mi è chiaro” e poi, però, con questa presa di conoscenza, non farci più niente, come se capire bastasse, ma ormai siamo adulte, dovremmo sapere che consapevolezza e governance sono due cose diverse e che vedere come funziona il caos non ci rende immuni dal caos stesso: servono sistemi che stanno in piedi anche quando non siamo al meglio del nostro stato psicofisico - alle mie clienti dico sempre di pianificare pensando di avere la febbre per tutto il mese o per tutto il trimestre - se la tua settimana non prevede una modalità di sopravvivenza, non hai progettato un bel niente, stai solo sperando, ed è proprio l'errore che si fa in Jurassic Park: un sistema che regge finché il mondo collabora.
Malcolm, per tutto il film ci ripete che nei sistemi complessi l’imprevisto fa parte della normalità e che è l’unica cosa davvero prevista! Pensate alla frase “Life finds a way”, “la vita trova sempre un modo”: la vita si adatta, devia, trova scorciatoie...
Quindi, la prossima volta che ti ritroverai a programmare, ricordati che il concetto di settimana funziona bene per organizzare appuntamenti e scadenze, ma non per il lavoro creativo, le idee hanno un loro tempo: si accumulano, riposano, fermentano, poi all'improvviso eccole lì, emergono quando meno te le aspetti, e se provi a farle stare dentro un calendario l’unica cosa che otterrai è sentirti sempre in ritardo, quindi meglio pensare a una produttività non lineare: giorni in cui semini, giorni in cui aspetti, giorni in cui raccogli, giorni in cui metti ordine.
Ne parliamo meglio qui!
In tutto questo la newsletter è un caso emblematico
Spesso la newsletter viene trattata come quell’evento settimanale con cui entriamo in contatto diretto con le nostre persone e quindi deve performare bene, la obblighiamo, così, a ricoprire troppe funzioni insieme: identità, relazione, valore, posizionamento, monetizzazione, etc… troppo per una singola attività, la newsletter funziona meglio quando la consideri una infrastruttura narrativa e se per una settimana non è “perfetta”, va bene lo stesso, un’infrastruttura progettata bene non collassa se una singola parte è debole, i nostri lettori non pretendono, o non dovrebbero pretendere, che ogni invio sia un capolavoro, pretendono che il patto stipulato al momento dell’iscrizione resti vivo.
Quindi oggi ti presento: la newsletter minima non negoziabile, quella che ti salva quando l’energia è bassa, quando hai la febbre tutta la settimana o il tempo è volato via senza che te ne accorgessi, quella newsletter che serve a mantenere il legame!
La newsletter minima non negoziabile deve contenere tre cose:
qualcosa che ti faccia riconoscere, come il tuo modo di scrivere o il tuo punto di vista unico
deve approfondire un solo concetto, non dieci cose insieme
deve avere una chiusura che lasci la conversazione aperta, cedi il testimone al tuo lettore
Se oggi riesci a scrivere solo dieci righe, quelle basteranno, e se ti sembra poco o non abbastanza, è solo perché sei ancora dentro l’idea che il valore debba essere dimostrato ogni giorno, con ogni singola azione, beh, non è così!
Questa è la lezione più utile di Ian Malcolm applicata al lavoro: costruisci un ecosistema che tenga in considerazione il nostro essere umani, che accetti gli errori e accetti i cambiamenti, perché quando l’imprevisto arriva, e arriva sempre, la differenza sarà tra chi l’aveva previsto come parte del sistema e chi si è raccontato che non sarebbe successo.
Quindi, ricordiamoci:
“Non si sono fermati a pensare se dovevano farlo.”
Ogni giovedì, le persone abbonate alla newsletter ricevono contenuti dedicati alla Non Linear Productivity: parleremo di tempo biologico, di pianificazione che non segue solo il calendario ma il sistema nervoso, di lavoro che tiene conto dell’energia e non solo delle scadenze e molto altro...
Se questo tema non ti interessa ti basterà andare qui: elisascagnetti.substack.com/account e disattivare le notifiche di “Non linear productivity”
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Nuovi contenuti pubblicati in settimana
Questa settimane ho pubblicato:
Qui, come sempre, i contenuti evergreen che aggiorno regolarmente:
Substack “dalla A alla Z” quello che ti serve sapere per usare bene Substack, come vedrai ci sono ancora dei contenuti da inserire, ma molte analisi, consigli pratici, esempi reali e link alle risorse fondamentali sono già presenti!
Il mio Framework che ho presentato anche nella Masterclass su come crescere su Substack nel 2026 e che uso nelle sessioni individuali.
Cosa guardare
Ovviamente Jurassic Park! Sul serio, riguardatelo, io l’ho rivisto per scrivere questa newsletter ed è un capolavoro, un film del 1993 invecchiato benissimo!
Cosa leggere
Io sono immersa in “Cime Tempestose”, quante come me?
Ho invece finito “Botanica della Meraviglia” di Tlon e se, come me, vi state chiedendo come andare avanti mentre il mondo brucia, beh, è la lettura giusta!
Inoltre, se in settimana non entro in qualche tunnel inaspettato, la newsletter di domenica prossima parlerà di una cosa che faccio in ogni nuova città e che nel libro viene approfondita in modo molto interessante, quindi partiremo proprio dalle pagine di questo libro!





















