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Chiacchieriamo di una tendenza per il 2026: il random content
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Chiacchieriamo di una tendenza per il 2026: il random content

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e adesso, chiacchieriamo di una tendenze per il 2026: il random content

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un video di GaryVee che parlava di una delle tendenze più interessanti per il 2026: la monetizzazione del “contenuto casuale”.
In sostanza diceva che, nel mondo dell’interest graph (dove gli algoritmi non connettono più persone che si conoscono, ma persone che condividono interessi), anche un contenuto apparentemente “fuori tema” con il tuo posizionamento, può diventare un trampolino di lancio per farti conoscere da un nuovo pubblico.

GaryVee dice che un video su un argomento di tuo interesse, ma slegato dal tuo lavoro, se autentico, può portarti clienti, collaborazioni o nuove followers.

Un po’ come dire: la casualità è la nuova strategia.

Confesso che mi ha fatto riflettere più del previsto, da anni, nel marketing, tutto ruota attorno alla coerenza, abbiamo costruito piani editoriali precisi, palette di colori, griglie di contenuti, toni di voce, archetipi, messaggi di brand…
E va bene, sono strumenti che funzionano, ma c’è un punto cieco: più cerchiamo di essere coerenti, più rischiamo di diventare prevedibili.

Sembra quasi che “il caso” sia diventato un tabù, qualcosa da evitare, tutto deve essere studiato a tavolino e realizzato in modo meticoloso.
Fateci caso, nei business plan il caso non esiste, nei corsi di marketing non lo nominano, eppure, ogni volta che parlo con una professionista che “ha svoltato”, dietro quella svolta c’è quasi sempre un episodio casuale: un post pubblicato per gioco, una storia fatta di getto, un incontro non pianificato.

Io stessa ho avuto contenuti che hanno funzionato meglio di altri non perché più studiati, ma perché più miei, più veri, magari una riflessione nata dopo ore di guida in camper, una frase annotata su un taccuino ferma in autogrill, una domanda che mi è stata fatta per caso e che mi ha fatto cambiare prospettiva.

Forse il punto non è quanto pianifichi, ma quanto sei disponibile a farti sorprendere.
Il contenuto casuale funziona non perché è casuale, ma perché non è filtrato, perché è un frammento di realtà che scappa dal copione, e proprio per questo riconnette chi ci segue a qualcosa di umano.

Dal caso alla curiosità

Ma non basta pubblicare a caso, ti vedo che state già per lanciare dalla finestra il tuo PED, fermati! Quello che devi fare adesso è continuare a seguire il tuo bel piano editoriale e ritagliarti del tempo per coltivare il seme che c’è dentro quel “caso”: la curiosità.

GaryVee la chiama “random content”, io preferisco pensarlo più come un curiosity content: un modo per restare vivi in un ecosistema che tende a prevederci, a classificarci e a trasformare ogni nostra idea in algoritmo.

La curiosità è l’ultima forma di libertà che ci resta, è ciò che ci fa chiedere “chissà cosa succede se…” invece di “cosa dovrei fare per crescere su questo social?”.
Quando cambi prospettiva, cambia tutto: non comunichi più per spiegare chi sei, ma per scoprire cosa potresti diventare.

La curiosità come nuova moneta dell’attenzione

Viviamo in un’epoca in cui l’attenzione è la risorsa più scarsa e più preziosa, ma chi la conquista non è sempre il più coerente, spesso è il più curioso: è chi sperimenta, chi osa, chi si lascia attraversare dai propri interessi senza la paura di “uscire dal proprio personal brand”.

Quando viaggio, mi succede spesso: dopo ore di strada, mi fermo in un posto nuovo solo perché mi attira un dettaglio, una scritta sbiadita, una luce, un profumo, non sto cercando un parcheggio: sto allenando l’attenzione.
Anche nel lavoro funziona allo stesso modo: ogni volta che seguo qualcosa che mi incuriosisce, anche piccola, il mio business cambia direzione, a volte di poco, a volte del tutto.

Nel 2026 non vinceranno i brand più coerenti, ma quelli più curiosi.
Quelli che non hanno paura di farsi trovare in posti nuovi, anche sbagliati, anche strani, perché è lì che si aprono gli spazi di libertà e spesso, anche, le nuove opportunità.

Passiamo alla parte pratica

GaryVee, nel suo video, spiega bene come funziona la logica del “random content”, infatti bisogna aver ben chiaro un concetto: questo non è un invito a buttare online qualsiasi cosa, ma a creare connessioni laterali tra le nostre curiosità e ciò che già facciamo.

Ti faccio un esempio: se domani decidessi di pubblicare un video sui migliori ristoranti di Torino, anche se nessuno dei miei follower mi segue per quello, gli algoritmi capirebbero subito a chi mostrarlo e non lo farebbero vedere a chi è interessato al marketing, ma a chi, in quel momento, guarda video “cosa vedere/fare a Torino”, il sistema, infatti, non si basa più sulle relazioni sociali, ma sugli interessi reali, e questo vale tanto per TikTok quanto per Instagram che per Youtube, etc…

Detto in altre parole: oggi puoi parlare di un tema nuovo, anche lontano dal tuo settore, e quel contenuto arriverà comunque a persone che lo trovano interessante e rilevante ed è proprio da lì che possono nascere nuove opportunità, clienti, collaborazioni, da una curiosità condivisa!

La cosa più importante da fare adesso è sistemare la tua bio, infatti deve essere pronta ad accogliere persone che non ti conoscono: se un random content diventa virale e milioni di persone finiscono sul tuo profilo - ma anche se dovesse portarti una sola nuova persona - devono capire subito chi sei e cosa fai.

Se un mio video sui porcospini fa tre milioni di visualizzazioni, e nove di quelle persone hanno bisogno di una business strategist, devo far sì che capiscano che sono la professionista che stanno cercando!

Ecco il senso pratico del random content: un video apparentemente inutile può diventare il primo punto di contatto con qualcuno che ti sceglierà nonostante il contenuto non c’entri niente col tuo lavoro …o forse proprio per quello.

Quindi, se vuoi sperimentare questo approccio:

  • controlla che la tua bio sia completa: nome, attività, link, contatto diretto

  • pinna in alto tre contenuti funzionali al tuo business

  • condividi qualcosa che ti incuriosisce davvero, non solo ciò che “serve

  • lascia che la curiosità faccia il suo lavoro

Ricorda che non è disordine, è uno spazio libero in cui essere se stessi e in un mondo in cui tutti cercano di prevedere il prossimo trend, l’unica cosa davvero imprevedibile resta l’interesse umano.

Fai una prova

Questa settimana, prova a pubblicare qualcosa che ti incuriosisce.
Non deve essere perfetto, né utile, né “in linea con il piano editoriale”.
Deve solo essere tuo.

Forse non porterà vendite.
Forse sì.
Ma se lo fai con curiosità sincera, porterà nuove relazioni
e sono sempre quelle, alla fine, che contano davvero!

PS:
Se vuoi una bussola per orientarti in tutto questo, qui trovi il mio workbook gratuito per fare il punto sul tuo business:
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Oppure la mia Roadmap del tuo business, per costruire strategie coerenti e vive:
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Il mio Random Content di questa settimana su Instagram

Da leggere

Questa settimana ho scritto su Instagram un post che segue il concetto di Random Content, non qualcosa sul mio lavoro, ma sulla chiusura di MTV, lo puoi leggere qui

Vediamoci in giro

  • domenica pomeriggio sarò in giro per Rimini, se sei in zona scrivimi!

  • il 24 ottobre ci vediamo a Bari allo Storytelling Festival

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Assolutamente, procediamo.